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Che cos’è che distingue un grande stilista, un’icona intramontabile della moda da tutti gli altri? È il riuscire a creare ed incarnare uno stile di vita, un modo di essere, un’identità inconfondibile. Non tutti gli stilisti ci riescono ma si può affermare che tra i pochi nomi di coloro che ce l’hanno fatta c’è senza ombra di dubbio Sonia Rykiel.

Nata a Parigi nel 1930, maggiore di cinque sorelle, a 17 anni comincia a lavorare come vetrinista. Sarà però il matrimonio con Sam Rykiel, proprietario di un’elegante boutique, che la porterà a muovere i primi passi da stilista; comincia infatti a realizzare i primi maglioncini, che diventeranno i suoi capi più riconoscibili e famosi, nel 1962 quando, incinta, si accorge di non riuscire a trovare abiti da indossare. Alle clienti della boutique piaceranno moltissimo e Sonia (come ama essere chiamata da tutti) e il marito, accorgendosi del potenziale, decidono di fondare una società. Nel 1968 apre la prima boutique in Rue de Grenelle, sulla Rive Gauche e in pochissimo tempo diventa la stilista del momento. Il suo tessuto preferito è, e sarà sempre, la lana che comincia a trattare come i tessuti più nobili e preziosi, utilizzandola anche per i vestiti da sera; per questo viene soprannominata “la regina del tricot. Inizialmente le sue collezioni sono caratterizzate dal colore nero, che lei stessa indosserà per tutta la vita ma che nelle sue creazioni abbandonerà presto in favore del suo eterno marchio di fabbrica: le righe orizzontali colorate.

È durante gli anni settanta che però la sua filosofia di vita esplode. Grazie alla sempre più crescente consapevolezza e all’affermarsi del femminismo, le donne sposano appieno lo stile di Rykiel che diventa simbolo della Parigi bohémienne: indipendente ma sensuale, chic e comodo, femminile e coraggioso; pantaloni di taglio maschile si abbinano a maglie solcate da ruches o piene di strass. Sonia è convinta che le donne non debbano farsi dire dagli stilisti cosa indossare e sarà proprio lei, nel 1976, a coniare il termine demodé per definire la moda stessa, secondo lei troppo lontana, dalla quotidianità e dalle sue necessità. L’idea che matura in questo periodo caratterizzerà il suo lavoro sempre: la moda come portatrice di gioia e calore. Perfino in passerella le sue modelle sono diverse, Rykiel richiede sempre espressamente che sorridano, siano disinvolte, si girino a guardare il pubblico ai lati, in contrapposizione ovviamente con le rigide e serie modelle che sfilano sulle altre passerelle.

Perfino il suo look diventerà icona; non abbandonerà mai il caschetto con frangetta gonfio in basso (a creare un effetto piramide)rosso fuoco, i suoi abiti neri e i tacchi.

Nel 1995 lascia la guida creativa della casa di moda alla amatissima figlia Nathalie pur rimanendo coinvolta nelle decisioni più importanti. Nel 2012 svela che questa sua decisione era stata causata dalla scoperta di essere malata di Parkinson, causa della sua morte il 25 agosto scorso.

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