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Ivano Triolo è giovane, ambizioso, determinato ma anche misurato, consapevole.

Come la sua moda.

Trentacinque anni di tratti decisi e mediterranei, di origini siciliane, oggi lanciato stilista d’adozione e formazione milanese, si diploma nel 2009 all’Istituto Marangoni di Milano, e dopo un’indimenticabile esperienza presso la famosa Maison di Luciano Soprani, che gli permette di mettersi direttamente a confronto con la prestigiosa moda degli anni 80, decide finalmente di lanciare un proprio brand.

Ivano Triolo
Ivano Triolo ha 35 anni, vive e lavora a Milano, dove ha ultimato la sua formazione di fashion designer e lanciato il suo brand, vanta origini siciliane e una passione emergente per la fotografia.

Il suo sapiente utilizzo dei pellami in particolare gli permette, con un intreccio minimal di luce e forme regolari, di trasformare l’underground in un evergreen insitamente elegante e ricercato, ma allo stesso tempo inaspettatamente accattivante, provocatorio, rock.

E non è forse un caso se le sue python jackets hanno attirato le attenzioni di alcuni tra i volti più noti del moderno panorama musicale italiano, come Marracash, Emis Killa, Ensi, Fedez e J-Ax, e stiano nel frattempo spopolando come nuovo trend tra i giovani.

Ad Ivano ho scelto di chiedere quali sono i punti forti del Made In Italy, se ce ne sono ancora, e in generale cosa ne pensa dei lati oscuri della moda, dell’utilizzo delle tecnologie e dei social network, dei “modelli” di lifestyle che, più o meno consapevolmente, una casa di moda può ancora finire per dettare.

E poi ero curiosissima di sapere da uno stilista come lui, come si lancia una moda o se, ad esempio ha ancora senso oggi parlare di anticonformismo, alternative, controcorrente, se insomma è ancora possibile vestire, in qualsiasi modo, fuori dagli schemi.

L’Italia è nota a livello internazionale nel settore della moda, casa di grandi firme. Cosa significa lanciare un proprio brand in un contesto come quello attuale, sicuramente molto competitivo?

Il mercato attuale è ultra competitivo, c’è molta concorrenza quindi per poter dire la tua devi sicuramente saperti distinguere proponendo qualcosa di nuovo, di originale affidandoti ad un’ottima strategia di marketing che oggi più che mai è elemento chiave per il successo del proprio business.

 

Come è cambiato il mondo della moda negli ultimi anni?

Il mondo della moda, così come tutti i campi ad esso attinenti, è sempre stato in continua evoluzione e sempre continuerà ad esserlo. Oggi viviamo l’era del digitale a 360°, siamo coinvolti più che mai in una sorta di reality show personale in cui hai la possibilità di far vedere da vicino cosa si cela dietro il prodotto che stai proponendo. La gente è più curiosa, ha voglia di scoprire tutte le fasi creative, e tu devi essere in grado di soddisfarla…sfruttando a pieno le nuove tecnologie che il mercato ci mette a disposizione. I social network sono ad esempio un ottimo trampolino di lancio per ciò che vuoi far conoscere, ma devi sempre stare attento a non allontanarti troppo dai limiti che la professionalità impone. Altro esempio, entrare in contatto con un testimonial: non può far altro che dare più risalto al tuo prodotto, aumentando ancora oggi in maniera esponenziale la possibilità di raggiungere un bacino d’utenza più ampio.

Ecco, a proposito di testimonial, tu hai vestito cantanti noti del panorama musicale italiano come Marracash, The Bloody Beetroots, i Subsonica, che cosa si prova? Credi che sia ancora importante poter fornire dei modelli all’acquirente, che in questo caso è spesso anche molto giovane?

Beh, sicuramente è una bella soddisfazione poter vestire cantanti, artisti noti. Questo soprattutto perché molti di loro sono persone che stimo, che ho avuto il piacere di conoscere. Diciamo in generale che le collaborazioni più interessanti sono sempre quelle che mi permettono di “entrare” nella vita dell’artista…perché mi danno la possibilità di fargli un capo su misura, in grado di trasmettere al pubblico il vero essere del loro idolo. Accentuare l’immagine di un volto noto è importante, il pubblico vuole respirare la sua diversità, quella unicità che lo differenzia dagli altri colleghi…

Ivano Triolo
THE BLOODY BEETROOTS: Mirror black python chiodo jacket + Mirror black python skinny pants – Photo by Enrico Caputo.

Ok. Allora come si lancia una “moda”? O meglio, quali sono, in base alla tua esperienza, le caratteristiche vincenti di un capo d’abbigliamento, che lo rendano cioè appetibile ad un pubblico giovane, diffuso?

Non ci sono delle vere e proprie caratteristiche vincenti. Sicuramente deve trattarsi di un capo originale, diverso…in questo senso, come ti dicevo prima, è sicuramente importante collegare ogni capo ad una studiata campagna di marketing che sia in grado di renderlo unico, desiderabile, iconico.

Sì ma come è possibile nel mercato globale di oggi, che si appoggia prevalentemente a manodopera e a materiale esterni, garantire ancora la qualità di un capo d’abbigliamento? E noi comuni mortali, diciamo, come possiamo riconoscerla?

La risposta è semplice. Basta fare molta ricerca e non lasciarsi “tentare” da una manodopera a prezzi più bassi. Specie per chi fa un prodotto di qualità e Made in Italy, come il mio, è facile entrare in contatto con laboratori e/o fornitori che ti offrono prezzi più bassi, l’importante è valutarli con attenzione. Teniamo conto che è un attimo far crollare l’appeal che circonda un prodotto. L’esperienza è l’unica arma che hai a disposizione per non commettere errori, ma è anche  importante far respirare la qualità del tuo prodotto con una corretta informazione che insegni al consumatore perché un prodotto è davvero migliore di un altro.

Ivano Triolo
SUBSONICA: Black leather sweater; Black leather chiodo jacket; Black leather bomber jacket.

Ultimamente si parla molto dei canoni estetici “distorti” che il mondo della moda e delle sfilate finirebbe per proporre, più o meno consapevolmente, al pubblico femminile. Sei d’accordo con le critiche che la società moderna sta muovendo, responsabilizzando modelle e indossatrici, a volte anche molto note, di fenomeni patologici diffusi come ad esempio l’anoressia?

Questo è un bel guaio. Dovrebbe essere l’abbigliamento a doversi adattare al nostro corpo e non viceversa. Purtroppo in molti casi il corpo umano diventa una sorta di vuota vetrina, utile solo a ciò che si vuole promuovere. Ci si dimentica cioè che è la persona a dover essere valorizzata. Penso comunque che il primo messaggio debba arrivare proprio dalle case di moda più grandi, con una revisione dei propri canoni estetici e magari anche prestando una tutela maggiore verso una categoria di ragazze, spesso minorenni. Ecco, anche la Camera nazionale della moda Italiana, e tutte le corrispondenti associazioni estere, potrebbero farsi promotrici di questo tipo di messaggio data l’importanza e la centralità del ruolo che ricoprono.

Quando disegni un capo a cosa ti ispiri prevalentemente? Come stimoli la tua creatività di fashion designer?

Mi sono sempre definito un disegnatore introspettivo, mi piace ascoltare i pensieri e le sensazioni che un’emozione, che sia negativa o positiva, può trasmettermi e cerco di interpretarla adattandola ad un prodotto con fini commerciali.

Ivano Triolo
WOMENSWEAR: mirror gold python bomber jacket + mirror gold python mini-skirt; MENSWEAR: mirror silver python bomber jacket; MENSWEAR: mirror blu python bomber jacket Mirror blu python shorts – All Photos by Virginia Arcaro.

A volte però certi modelli del passato, ritornano e vengono riproposti in capi d’abbigliamento moderni. A tuo parere perché accade? Succede quando avete finito la creatività?

Assolutamente no, se finisci la creatività puoi chiudere il brand! Penso sia molto stimolante e a tratti piacevole rivisitare i capi del passato, certe epoche non moriranno mai e avranno sempre qualcosa da insegnarci. È importante tener presente che molto spesso si tratta di rivisitazioni in chiave moderna. Personalmente trovo interessante riproporre un capo del passato quasi per rendere omaggio a vere e proprie icone da indossare.

Come stilista italiano in quali paesi stranieri vengono più apprezzati i tuoi lavori?

Il Made in Italy devo dire che è sempre ben visto ovunque lo si proponga, ma negli ultimi tempi sono entrato molto in contatto anche con il mercato asiatico oltre che con i sempre-verdi Stati Uniti. Stiamo parlando pur sempre di una artigianalità, di una creatività, che per quanto possano apparire scontate in Italia, vengono viste con sincero stupore e rispetto in tutto il resto del mondo.

Credi che nel 2017 abbiano ancora senso parole come alternative, anticonformismo, anche nel vestire?

C’è stato un forte cambio di rotta nell’ultimo ventennio. Negli anni 90 c’era voglia di stupire, di sentirsi diversi, di distinguersi. Oggi siamo nell’era dell’omologazione, c’è poca personalità in giro e a pagarne sono tutti quei giovani brand che cercano di emergere e di distinguersi costruendo qualcosa di nuovo.

Grazie Ivano per la tua disponibilità. Una curiosità, sogni nel cassetto? 

I sogni purtroppo sono finiti…ma ho grandi obiettivi!

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