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Curiosa – tanto quanto inaspettata – è la notizia delle ultime settimane riguardo la pubblicazione di un dossier dell’ FBI inerente l’omicidio del presidente americano Kennedy. Una verità per tanto tempo tenuta nascosta agli occhi di tutti. Quella verità, quella stessa libertà di espressione che, in un celebre discorso pronunciato a Berlino poco più di cinquant’anni fa, il presidente aveva esaltato come principale vanto del sistema democratico.

Dopo la resa della Germania, il paese cadde in una tremenda situazione di povertà e mancanza di risorse, nonché di isolamento. Trovandosi al centro di un’Europa martoriata dal conflitto mondiale, i tedeschi dovettero fare i conti un’inevitabile scissione: da est spingeva l’egemonia comunista, da ovest quella americana.

Dalle parole di un famoso discorso pronunciato a Fulton dal primo ministro inglese Winston Churchill (“da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico un cortina di ferro è scesa attraverso il continente”) , inizia quella che viene chiamata “Guerra Fredda”. L’Europa comincia a dividersi: i paesi occidentali firmano nel 1949 il “Patto Atlantico”, quelli dell’europa dell’est, invece, aderiranno nel 1955 al patto di Varsavia.

In mezzo al vecchio continente, stava la Germania: questa venne divisa innanzitutto in quattro zone d’occupazione ( Francia, Inghilterra, Stati Uniti e U.R.S.S.); le prime tre, vennero unite sotto il nome di Repubblica federale Tedesca (RFT); la parte ad est, invece, sotto il solo comando dell’Unione Sovietica, prese il nome di Repubblica democratica Tedesca (RDT). Nella parte occidentale le tre potenze attuarono delle misure per favorire l’unificazione monetaria. Nel 1949 venne inaugurato il cancellierato di Adenauer nella Germania ovest, caratterizzato dall’esclusione dei partiti comunisti e dal miracolo economico tedesco.

Berlino veniva rifornita tramite un ponte aereo e molte erano le persone che fuggivano da est a ovest. Così, nel 1961 venne costruito un muro che separava le due parti della città e impediva  ai cittadini dell’est di fuggire ad ovest. Molti furono i morti che, nel tentativo di raggiungere i propri cari, vennero ostacolati e uccisi dall’esercito dell’Unione Sovietica.

Il 26 giugno 1963, il presidente degli Stati uniti John Fitzgerald Kennedy, pronunciò un famoso discorso, simbolo della guerra fredda, delineando una netta differenza fra i due blocchi e recriminando ai sovietici che, gli Stati Uniti, a differenza loro “non hanno mai costruito un muro per tenere dentro i loro o per impedir loro di fuggire”. Il muro dunque, fu il banco di prova della supremazia della democrazia americana, sull’oppressione sovietica. “Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “Civis Romanus sum”. Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner.” Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino.[…] Consentitemi di chiedervi, come amico, di alzare i vostri occhi oltre i pericoli di oggi, verso le speranze di domani, oltre la libertà della sola città di Berlino, o della vostra Germania, per promuovere la libertà ovunque, oltre il muro per un giorno di pace e giustizia, oltre voi stessi e noi stessi per tutta l’umanità.”

In un monito passato alla storia, Kennedy sollecita i cittadini di Berlino ovest a guardare oltre quel muro, quel limite. Egli stesso, che aspirava lungimirante a vedere al di là di quel muro un’Europa libera e unita, riempì gli occhi dei berlinesi quel giorno, i quali, già dopo due anni, non sapevano vedere più cosa ci fosse oltre. La società comunista iniziava il suo progressivo declino e con essa la cortina di ferro che separava due parti di continente troppo diverse fra loro.

 

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Caporedattore sport AA 18/19 e 19/20 Responsabile editoriale AA 20/21