Quando cambiamento vuol dire opportunità

La prima.
La prima donna di tutto il mondo a scendere sotto i quattro minuti nei 400m stile libero.
Una storia, quella con questa gara, che inizia da molto lontano.
Prende le mosse dai suoi primi anni di vita agonistica.
La principessa dello stile libero, la chiamano: le gare le sa fare tutte.
Scattista incattivita nei 50m e 100m, acerba nei 200m ma già promettente, atleta cerebrale nei 400m: in grado di calibrare le forze e le distanze, di dosare la trazione, di rimontare nella seconda parte di gara.
E’ Federica Pellegrini, a guardarla è tutto il mondo.
Per la prima volta dopo tanto tempo, non solo il mondo dei nuotatori appassionati, ma anche quello per cui il nuoto era uno sport sconosciuto fino al giorno prima.
Forse non brilla per simpatia e a dirlo sono in molti, ma Federica aggredisce la vasca, dice poche cose e macina secondi di miglioramento incalcolabili.
Passano gli anni e mai uno sbaglio. La nuotatrice sulla cresta dell’onda di cloro sembra invincibile sulla breve e sulla media distanza. Riesce a cambiare tipo di gara con la disinvoltura di un cambio costume.
Siamo a Pechino, è il 2008.
La prima gara da affrontare sono proprio quei 400m che aveva sempre gestito così bene.
Pellegrini dà tutto con passaggi folli dai primi 100m della gara.
Sembra voler inseguire un record mostruoso appena toccata l’acqua dopo il tuffo. Per i fondisti questi sono errori da principianti.
Si capisce che la gara sia persa già dopo i primi 50m.
Quinta. È finita.
Poche ore dopo, il successo che la rende famosa nel mondo: l’oro olimpico nei 200sl a mitigare quella bruciante delusione.
Fu questo l’inizio, furono quelle immagini mandate a ripetizione di lei che teneva tra gli incisivi la medaglia di un’altra gara a farci dimenticare che, un tempo, Federica Pellegrini era stata anche una mezzo-fondista di livello assoluto.
Europei di nuoto 2014: è la resa dei conti. L’atleta rivela alla stampa prima della gara che lei e il suo allenatore stanno riflettendo sul futuro e credono investiranno maggiormente sui 200sl.
La gara finisce con un quarto posto che sembra chiudere un capitolo.
Sono già stati vinti i 200sl con un tempo da capogiro, eppure provo una strana sensazione di dispiacere nel vedere un’atleta che fino a ieri conoscevo cambiare così velocemente.
Probabilmente, la mia reazione è stata dovuta al fatto di non aver colto l’opportunità del cambiamento. All’inizio, non lo avevo accettato. L’uomo è un essere spesso poco disposto ad uscire dalla propria “zona di confort” e così ho trascurato il ventaglio di possibilità che si stavano aprendo di fronte all’atleta.
Quando il settore della “carta stampata” è entrato in crisi leggevo già i giornali e un po’ ho sofferto. Avevo paura di dover sentire la mancanza di quella carta opaca e del suo profumo.
Anche in quel caso, non avevo capito.
Oggi invece sono qui, con una redazione 360° rinvigorita e rafforzata dalla coesistenza di una realtà cartacea e di una virtuale.
Abbiamo solo colto un’opportunità. Lo abbiamo fatto mettendoci al passo coi tempi di cui siamo noi stessi giovani a dettare il passo.
All’inizio era solo un esperimento e già da allora sentimmo il brivido della scoperta.
Ci affacciamo a quest’anno accademico con una nuova grafica, un bagaglio di idee, un rinnovato entusiasmo.
Siamo pronti, o forse lo saremo in divenire. Ma siamo raggianti, sin dal primo metro di gara.

 

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