Un leviatano alla Luiss, il professor Charles Maier presenta il suo nuovo libro

 

Non un Leviatano qualunque, quello classico di Thomas Hobbes, bensì la versione 2.0 di Charles Maier, professore di storia europea ed internazionale presso l’Università di Harvard.

A presentare il suo nuovo libro, “Leviathan 2.0″, incentrato sulla storia globale e sugli interrogativi della nuova Governance mondiale, il fior fiore della scienza politica in Luiss.

Sebastiano Maffettone per la filosofia, Sergio Fabbrini per la politica contemporanea, Giovanni Orsina per la Storia, tutti moderati dal professor Leonardo Morlino, perfino lo stesso autore, ospite in queste settimane presso il nostro ateneo.

All’ascolto del panel discussion, oltre agli studenti più curiosi e stachanovisti che non hanno rinunciato a seguire una lezione aggiuntiva a partire dalle ore 18:00, i professori Michele Sorice, Raffaele Marchetti, Vera Capperucci e perfino Raffaele Romanelli.

Dato il capitale umano presente in aula 406 il dibattito e le domande dal pubblico non sono mancati e su tutti i temi prevalgono l’interpretazione, l’utilità e lo sviluppo dello Stato moderno attraverso la storia del XX secolo.

È possibile la Governance senza Stato? Possiamo realizzare un contesto mondiale armonioso al di là di ideologie in passato dominanti come Comunismo, Fascismo e Liberalismo?

Il libro di Charles Maier attraverso la figura del nuovo Leviatano traccia il percorso storico degli equilibri mondiali partendo appunto dallo Stato nazionale, sua unità di base dai tempi della Pace di Vestfalia del 1648.

Se poi, per merito dello stesso professor Morlino, il dibattito si chiude con i grandi interrogativi sulla metodologia imposta agli studenti, che Maier ha più volte criticato e rivisto, l’attenzione rimane alta anche tra le giovani matricole che si avvicinano ora allo studio delle scienze sociali.

Prof. Maier sembra divertirsi ammettendo “I’m glad you read my book so carefully” e anche “I’m glad you liked it so much!”.

Anche perché essere l’unico ospite madrelingua inglese del panel, costringendo tutti gli altri presenti italiani, tra gli speaker o il pubblico che sia, a parlare nella tua lingua in Italia, già di per sé non può che renderti felice.

Lorenzo Nicolao

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