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Non so se l’attuale situazione politica italiana sia grave, quindi non lo dico.
Lo spread che sale non è la profezia di una sventura annunciata, ha lo stesso valore ambiguo e bivalente del responso della Sibilla al soldato: ibis redibis non morieris in bello.
Il successo o l’insuccesso dell’Italia nel medio periodo dipende da molti fattori, influenzati da altrettante variabili.
Bisognerà innanzitutto aspettare la prossima legge di bilancio, che darà una destinazione precisa alle risorse già stanziate dal Governo nel Documento di Economia e Finanza, approvato il 30 Settembre scorso dal Presidente del Consiglio e dai Ministri suoi e dei suoi Vicepresidenti, con tanto di balcone e di ‘sforamento del deficit’. Anche quest’ultimo dato non significa in fondo granché, almeno per adesso; nonostante il debito pubblico dell’Italia sia alto- diciamo pure altissimo- il 2.4 per cento rimane una cifra non certo straordinaria. Anche qui tutto dipenderà da fattori ambientali: quanto frutteranno le misure decise dal Governo in termini di crescita economica, finanziaria e occupazionale? Speriamo molto.

In tutta questa incertezza, per certi versi anche esaltante, in mezzo a tutte queste domande attualmente prive di una risposta, c’è una cosa certa, e giova ribadirla: non è vero che le Elezioni Politiche del 4 Marzo abbiano restituito una volontà popolare univoca. I partiti di Governo, infatti, sono due- con tutte le complicanze del caso! -, il Partito Democratico e, persino, Forza Italia rappresentano ancora una percentuale non minima di elettori; i due Parlamenti- quello italiano e quello  europeo- hanno, come è giusto che sia, una composizione eterogenea di forze che si fanno portavoci di interessi e i bisogni vari e talvolta configgenti , di cui i cittadini, anche associati tra loro, sono i portatori.

Il fatto che il Capo dello Stato -primo- e Matteo Salvini -secondo- siano i leader più apprezzati del momento, poi, sorprende il giusto e, tenuto conto del fatto che i due sono raramente d’accordo tra di loro, mette in discussione la natura strutturale del consenso, connotandola in senso più umorale. Bisogna giungere ancora una volta alla conclusione che, no, la volontà popolare non è né assolutamente chiara né, tanto meno, sempre e necessariamente in sintonia con le posizioni della maggioranza.
Il problema vero, semmai, è l’assenza di una minoranza che sia in grado di fare un’opposizione effettiva: Forza Italia sembra destinata a confluire all’interno della Lega ed il Partito Democratico, che perde ogni giorno una piccola parte del già non clamoroso consenso, è alle prese con un Congresso complicato che potrebbe rappresentare tanto un’occasione di rinascita quanto la cessazione definitiva della sua storia, l’epilogo conclusivo di una vicenda durata più di un decennio, talvolta, certo, con risvolti positivi- non ultima la recente esperienza di governo-, ma che sembrerebbe avere perso molta della sua forza vitale. Niente di tragico, se non fosse che, in una democrazia evoluta, le opposizioni svolgono una funzione essenziale.

Come colmare, al di là delle riforma istituzionali ed elettorali che ormai sembrano una necessità anche laddove non se ne percepisce o manifesta chiaramente l’esigenza, questo deficit di democrazia e rappresentanza che ha raggiunto il suo punto critico anche in Europa?
Si parla -molto- di un fronte ‘repubblicano’ che, a partire dalle prossime elezioni europee, possa essere per lo meno in grado di fornire un’alternativa chiara all’elettorato.
Si parla, invece, poco di un’altra ipotesi, più complicata, certo, ma altrettanto suggestiva: potrebbero Cattolici e Progressisti allearsi con lo scopo di proporre un modello alternativo a quello -sovranista- attualmente dominante? Perché no.
Sono lontani i tempi del Vangelo secondo Matteo e di quelli di Tommaso e di Egerton: ‘rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio’. Ma lo sono abbastanza?
Lontani, anche se meno, sono anche i tempi del ‘non expedit’ e, venute meno le ragioni che ne  erano alla base, del conflitto tra cattolici e comunisti, dei litigi tra Don Camillo e Peppone, quando comunque non mancavano anche teorie filosofiche e politiche di matrice catto-comunista.
D’altronde, l’intuizione che, nel 2006, aveva portato Ds e Margherita a confluire nel Partito Democratico ha avuto un esito in parte abortivo; ma la sfida resta quella. La necessità di uno schieramento ampio che si contrapponga al nazionalismo, all’intolleranza dilagante ed alle crescenti disuguaglianza sembra anzi essersi accresciuta. L’attuale Pontefice, originario dell’Argentina, non sembra troppo interessato a dare la propria benedizione a questa nuova, del tutto ipotetica impresa, impegnato più a risolvere i problemi della Chiesa in Australia, America Latina e Stati Uniti, che non ad occupasi della situazione politica italiana ed europea. Tutt’altro discorso vale per la Conferenza episcopale italiana che ,appena in sette Giugno scorso, con la voce del suo Presidente il Cardinale Gualtiero Bassetti chiamava i giovani cattolici ad assumersi nuove responsabilità politiche e ad elaborare nuove idee ricostruttive per la democrazia italiana.

La nascita di un inedito soggetto Cattolico, progressista e a vocazione transnazionale potrebbe, inoltre, essere l’occasione giusta per affrontare, in maniera programmatica e strutturale, i temi sempre più centrali legati alla tutela dell’ambiente ed allo sviluppo sostenibile, contribuendo a consolidare, anche attraverso una transizione ecologica solidale, una identità europea nuova e forte.

La Nuova Europa, se ci sarà, non potrà prescindere né dalla visione sociale della sinistra progressista, né dalla forza morale e culturale della Chiesa Cattolica Universale.

Certo, prima bisognerà discutere ed intendersi su temi controversi come l’aborto, l’eutanasia passiva e i Diritto Civili per tutti, sui quali non si può e non si deve tornare indietro.

E se non sarà il più muscolare o il più sfrontato degli schieramenti, tanto meglio, d’altronde il popolo italiano ha deciso: all’irruenza del Ministro Salvini preferisce la calma del Presidente Sergio Mattarella.

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Caporedattore attualità A.A. 2018/19