#attualità – 360°- il giornale con l'università intorno http://www.360giornaleluiss.it Fri, 16 Mar 2018 19:15:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.2 http://www.360giornaleluiss.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/cropped-300px-32x32.png #attualità – 360°- il giornale con l'università intorno http://www.360giornaleluiss.it 32 32 97588499 L’America che entra in guerra http://www.360giornaleluiss.it/lamerica-entra-guerra/ Fri, 07 Apr 2017 16:37:39 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=8484 Trump ordina un’azione militare contro Assad   Venerdì 7 Aprile 2017, ore 2:30 italiane. Parte l’ordine per il lancio di 59 missili Tomahawk contro le basi munite di armamenti chimici del presidente siriano Bashar al-Assad. Bilancio ufficiale: 5 vittime tra cui 2 civili. Bilancio secondo l’agenzia di stampa Sana: 15 morti tra cui 4 bambini. Trump, dopo

The post L’America che entra in guerra appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Trump ordina un’azione militare contro Assad

 

Venerdì 7 Aprile 2017, ore 2:30 italiane. Parte l’ordine per il lancio di 59 missili Tomahawk contro le basi munite di armamenti chimici del presidente siriano Bashar al-Assad. Bilancio ufficiale: 5 vittime tra cui 2 civili. Bilancio secondo l’agenzia di stampa Sana: 15 morti tra cui 4 bambini.

Trump, dopo la cena di stato con il presidente cinese Xi Jinping, ha annunciato che gli Stati Uniti d’America non rimarranno in silenzio davanti ai gravi attacchi contro la popolazione siriana, avvenuti lo scorso martedì 4 aprile, per mano del governo di Damasco.

“Assad ha stroncato le vite di uomini, donne, bambini senza speranza. È stata una morte lenta e brutale per molti di loro. Perfino neonati meravigliosi sono stati crudelmente assassinati in questo attacco barbarico. Nessun figlio di Dio dovrebbe mai patire un simile orrore”

Nel frattempo non si è fatta aspettare la risposta russa. Il Cremlino ha subito chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite poichè, secondo quanto dichiarato dal presidente del comitato di Difesa e sicurezza del Consiglio Federale, “questo può essere considerato come un atto di aggressione da parte degli Stati Uniti contro uno Stato dell’Onu”.

Le armi

Martedì 4, il governo siriano sgancia sulla popolazione dei barili contenenti armi chimiche. Si tratterebbe del Sarin, un gas nervino classificato dalle Nazioni Unite come arma chimica di distruzione di massa. E’ completamente inodore, lascia un fumo di colore giallo e basta respirarlo o entrarvici in contatto per rimanere completamente contaminati. I primi sintomi si presentano nella forma di difficoltà respiratorie, ma in pochi minuti il veleno intacca il sistema nervoso portando alla morte. I Caschi Bianchi e i Medici senza frontiere, trovandosi di fronte ad una situazione così grave e inaspettata, sciacquano i feriti con acqua ma subito si rendono conto che ormai c’è ben poco da fare. Un bambino, sopravvissuto all’attacco chimico, ha raccontato quei drammatici momenti così:

“Ero ad EL Hamra (un quartiere). Stavo guardando gli aerei. L’aereo ha sganciato un barile. Ho visto il fumo, era giallo.”

L’amministrazione Trump ha invece utilizzato i missili Tomahawk, ovvero missili da crociera con una gittata di circa 2500 km; questi possono contenere fino a 500 kg di esplosivo.

Le reazioni internazionali

L’Unione Europea ha dichiarato oggi di essere già da tempo a conoscenza del piano americano. Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha seguito gli sviluppi durante la notte con i membri della diplomazia di Bruxelles. Netanyahu, Primo Ministro israeliano, è stato il primo ad appoggiare l’iniziativa militare statunitense in quando “l’uso di armi chimiche non è e non sarà tollerato”. Erdogan ha immediatamente chiamato Putin e reso noto che i rapporti con gli alleati sono a un passo dalla completa chiusura.

 

 

 

The post L’America che entra in guerra appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
8484
PASOLINI UN UOMO SCOMODO http://www.360giornaleluiss.it/pasolini-un-uomo-scomodo/ Wed, 02 Nov 2016 17:38:19 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=7412 Il 2 novembre 1975 moriva tragicamente Pier Paolo Pasolini.  Sono passati 41 anni da quella macabra mattina d’autunno in cui, sul litorale di Ostia, fu ritrovato il corpo senza vita del poeta più anticonformista del ‘900. Nato nel 1922 a Bologna, visse l’infanzia e l’adolescenza da nomade a causa dei continui spostamenti del padre. Nel

The post PASOLINI UN UOMO SCOMODO appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Il 2 novembre 1975 moriva tragicamente Pier Paolo Pasolini. 

Sono passati 41 anni da quella macabra mattina d’autunno in cui, sul litorale di Ostia, fu ritrovato il corpo senza vita del poeta più anticonformista del ‘900. Nato nel 1922 a Bologna, visse l’infanzia e l’adolescenza da nomade a causa dei continui spostamenti del padre. Nel 1939 si iscrisse alla facoltà di Lettere a Bologna iniziando così la frequentazione di un circolo letterario composto da Serra, Leonetti e Roversi. Nel 1942 pubblicò Poesie a Casarsa con cui attirò l’attenzione del grande pubblico ma soprattutto con cui fu notato dal celebre critico Gianfranco Contini. Cominciò lo stesso anno il servizio militare ma, con la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, terminò la sua breve esperienza bellica. Il 1949 fu l’anno della sua iscrizione al PCI da cui però fu violentemente cacciato a causa della sua omosessualità. Accusato di corruzione di minori, gli fu negata anche la possibilità di insegnare e perciò decise di trasferirsi a Roma con la madre. Fu proprio nella capitale che conobbe il degrado delle periferie, le cosiddette borgate, decidendo così di denunciare le misere condizioni delle classi meno agiate del sottoproletariato. Nel 1955 venne pubblicato il suo capolavoro Ragazzi di una vita in cui urlò a gran voce il suo disagio e il suo profondo sdegno verso uno stato completamente disinteressato nei confronti dei ceti meno abbienti. Accusato di pornografia dovette subire un processo che, paradossalmente, aumentò la sua fama nel mondo letterario e non solo. Per le sue posizioni politiche e per il suo orientamento sessuale venne più volte minacciato da gruppi neofascisti. Il 2 novembre del 1975, a seguito di una lite con l’allora diciassettenne Pino Pelosi, venne brutalmente picchiato e più volte investito sulla spiaggia deserta di Ostia.

La morte di Pier Paolo Pasolini rappresenta una nota oscura e misteriosa della cronaca italiana, tant’è che ancora oggi non si conosce  esattamente cosa successe quella notte. Tante le ipotesi e tante le domande che da quarantun anni assillano la mente di molti italiani, ma che purtroppo non troveranno mai risposta. Oriana Fallaci fu una tra le tante personalità che cercarono di far chiarezza da sé. Un rapporto, il loro, definibile con il tanto celebre Odi et amo catulliano segnato da insulti e apprezzamenti ma con un costante sfondo di rispetto e lealtà. Dopo la sua morte la giornalista fiorentina inviò una lettera a Pasolini con cui, segnata dal lutto, riesce a cogliere perfettamente l’anima del poeta più scandaloso del nostro tempo:

“Sei stato tu a insegnarmi che bisogna essere sinceri a costo di sembrare cattivi, onesti a costo di risultare crudeli, e sempre coraggiosi dicendo ciò in cui si crede: anche se è scomodo, scandaloso, pericoloso. Tu scrivendo insultavi, ferivi fino a spaccare il cuore. E io non ti insulto dicendo che non è stato quel diciassettenne a ucciderti: sei stato tu a suicidarti servendoti di lui. Io non ti ferisco dicendo che ho sempre saputo che invocavi la morte come altri invocano Dio, che agognavi il tuo assassinio come altri agognano il Paradiso.”

 

The post PASOLINI UN UOMO SCOMODO appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
7412
Omaggio alla Settima Arte http://www.360giornaleluiss.it/omaggio-alla-settima-arte/ Tue, 25 Oct 2016 14:35:13 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=7333 Siamo nel periodo più in fermento dell’anno. A Ottobre si sa, le città pullulano di eventi e festival e sagre che una volta arrivati a Natale siamo già stanchi – o Nati stanchi, come direbbero i nostri cari comici Ficarra e Picone, giusto per restare in tema. E cosa è successo a Roma negli ultimi

The post Omaggio alla Settima Arte appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Siamo nel periodo più in fermento dell’anno. A Ottobre si sa, le città pullulano di eventi e festival e sagre che una volta arrivati a Natale siamo già stanchi – o Nati stanchi, come direbbero i nostri cari comici Ficarra e Picone, giusto per restare in tema. E cosa è successo a Roma negli ultimi dieci giorni di Ottobre si sa pure, soprattutto se siamo stati bombardati su qualsiasi social dall’hashtag #RomaFF11. Che non è una sigla di formula uno, ma più semplicemente l’acronimo per 11° Roma Film Fest, l’evento più atteso dal pubblico romano cineasta, oltre che dagli innumerevoli appassionati di cinema, romani e non, cultori sfegatati e non.

“Eleganza e internazionalità sono fra gli elementi fondanti della mia idea di Festa: è questo il senso dell’immagine simbolo di quest’anno, che vede danzare Gene Kelly insieme a Cyd Charisse.” Così risponde ai microfoni dei telecronisti Antonio Monda, Direttore Artistico del Festival per il secondo anno, mentre i cameramen inquadrano la ballerina statunitense Cyd Charisse abbandonarsi alla romantica presa di Gene Kelly, nell’intramontabile Singin’ in the Rain.
Eleganza e internazionalità dunque, ma non solo: discontinuità e varietà sono gli altri due temi chiave di quest’anno, per un festival che fosse questa volta dinamico e non ingabbiato nella tipica formula concorsuale – il festival mummificato da concorsi e premi che piaceva davvero poco al pubblico capitolino. Non a caso dunque ne è derivata la scelta di cambiare il nome da « Festival » in « Festa », e giusto perchè non solo l’Auditorium di via Pietro De Coubertin si vestisse a festa ma la Capitale tutta, non è stato difficile reperire manifesti e indicazioni sparsi a tappeto per la città. Proprio così, come in una sorta di Cammino di Santiago in salsa romana – « Il Cammino per Roma », si potrebbe azzardare! – si peregrinava dal centro alla periferia – perfino le Carceri di Rebibbia sono state imbandite a cineforum – dal Red Carpet di via De Coubertin a quello di via Condotti, passando per gli appuntamenti al Maxxi e alla Casa del Cinema di Villa Borghese.

La struttura della festa ha una forma decisamente poliedrica: non bastava la Selezione Ufficiale – categoria sotto la quale vengono presentate 44 pellicole di 26 paesi in anteprima mondiale per concorrere al Premio del Pubblico -, Monda ha pensato bene di andare a pescare negli altri Festival, giusto perchè il suo pubblico non restasse a bocc’asciutta, e così ha inserito Tutti ne parlano, una piccola sezione con quattro film che hanno ricevuto particolari attenzioni in altri festival. Non meno importante, per il Direttore Artistico, è il tema del dialogo, motivo per cui è nato Incontri Ravvicinati, ovvero uno spazio in cui fosse possibile per il pubblico fare il proprio incontro con le grandi personalità dell’arte, spaziando dai grandi del cinema come Oliver Stone, Bernardo Bertolucci, David Mamet, Viggo Mortensen, Meryl Streep e Roberto Benigni, passando per l’arte contemporanea con Gilbert&George, per finire alla musica con Jovanotti, Michael Bublé e Paolo Conte. Senza considerare l’ovazione ricevuta da Tom Hanks, primo fra tutti ad aprire le danze su Red, o i numerosi selfies scattati col cast di The English Patient, che si è mostrato brioso e accessibile al pubblico nell’ultima giornata della Festa, domenica 23.
Le altre sezioni della Festa riguardano le Retrospettive, due  delle quali dedicate rispettivamente a due grandi del cinema inglese ed italiano, nei nomi di Tom Hanks e Vittorio Zurlini, e l’altra alla politica statunitense, con l’intento di dare una rispolverata ai miti del passato a meno di un mese dalle elezioni presidenziali. Suggella il tutto Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela alla Festa del Cinema dedicata al cinema per ragazzi, ormai fedele alleato della kermesse romana. 

Dieci giorni di full immersion dentro questo parco divertimenti, all’interno delle sale messe sù da Renzo Piano – seppur sprovviste di Wi-Fi – in effetti sono stati una cosetta così. Forse in poche altre occasioni non si è avvertita la nostalgia della rete, avviluppati come si era dal network di artisti, imprenditori e addetti stampa che scivolavano giù lungo il tappetone rosso da mattino a sera. E nel frattempo cibo e musica a cielo aperto a fare da sfondo. Già, proprio una cosetta da nulla.

 

The post Omaggio alla Settima Arte appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
7333
Caso Cucchi, la perizia Introna: epilessia, ma c’è anche la frattura mortale http://www.360giornaleluiss.it/caso-cucchi-la-perizia-introna-epilessia-ma-ce-anche-la-frattura-mortale/ Wed, 05 Oct 2016 19:11:30 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=7149 Quando il medico legale si avvicina al tavolo in acciaio freddo, trova un cadavere scheletrico di cui riesce a contare persino le ossa. Una ad una. E In effetti, a guardarlo ridotto così – poco più di 36 chili per un metro e 76 di altezza, il corpo interamente martoriato da ecchimosi ed ematomi, la

The post Caso Cucchi, la perizia Introna: epilessia, ma c’è anche la frattura mortale appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Quando il medico legale si avvicina al tavolo in acciaio freddo, trova un cadavere scheletrico di cui riesce a contare persino le ossa. Una ad una. E In effetti, a guardarlo ridotto così – poco più di 36 chili per un metro e 76 di altezza, il corpo interamente martoriato da ecchimosi ed ematomi, la maschera viola che copre gli occhi chiusi e la mascella semiaperta che allunga un volto emaciato dalla pelle cianotica – di Stefano Cucchi deve essere stato difficile addirittura ipotizzare una Vita.

Era la fine di ottobre del 2009.

Oggi, a distanza di circa 7 anni, nell’ambito della nuova inchiesta bis che i familiari hanno instancabilmente avviato ottenendo la riapertura del fascicolo da parte della Procura di Roma, il medico legale Introna del policlinico di Bari, attorniato da una equipe di colleghi ed esperti, viene nominato d’ufficio dal GIP Elvira Tamburelli per effettuare una nuova perizia che accerti le cause più probabili della morte di Stefano.

Serve all’Italia, al mondo, una verità, una tesi razionalmente fondata, una causa. Sì, insomma, una ragione che non sia il freddo, la fame o l’autolesionismo di un disagiato.

Perché, se è storicamente vero che Stefano Cucchi muore in stato di custodia cautelare, disposta successivamente all’arresto avvenuto il 15 ottobre 2009 per detenzione di sostanze stupefacenti e spaccio di droga, e che quella stessa misura di sicurezza veniva confermata il giorno dopo nel processo per direttissima a suo carico in cui il giudice fissava anche una nuova udienza da celebrare qualche settimana dopo, è allora altrettanto vero che, per 7 lunghi anni, tra l’Ospedale Sandro Pertini di Roma, il carcere di Regina Coeli e due caserme dei carabinieri della zona Appia, quella ragione è rimbalzata come qualcosa di molto scomodo.

Una bomba esplosiva, troppo difficile da maneggiare.

Scomodità di cui si sono accorti tutti: cittadini, complottisti e canditati politici, associazioni e gruppi di pressione, senatori e sindacati di polizia, non ultima l’intera opinione pubblica governata dai mass media, tutti cavalcando, chi più chi meno, l’onda dell’intolleranza muscolare che nel nostro Paese accompagna da tempo l’incubo del “pestaggio delle guardie”, da Carlo Giuliani a Federico Aldrovandi.

Il professor Francesco Introna dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari, autore principale ma non unico della perizia depositata ieri in un plico di circa 300 pagine, deve in questo senso aver detenuto una delle penne più pesanti del mondo.

Eppure il suo polso è riuscito ad arrivare dove pochi potevano immaginare.

14569020_10210797557757559_755687598_n

Professor Francesco Introna, esperto clinico di medicina legale del Policlinico di Bari, durante una intervista Tv sul processo Parolisi.

In quella perizia si legge infatti: “Le lesioni riportate da Stefano Cucchi dopo il 15 ottobre del 2009, non possono essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente anche in modo non esclusivo, con l’evento morte”.

In buona sostanza ecchimosi, fratture di varia entità sparse per tutto il corpo e lesioni gravi, a prescindere dalla loro origine – perpetrate da altri oppure accidentalmente affioranti – su di un corpo malnutrito e stanco, e con ottime probabilità anche drogato, comunque sofferente di epilessia, potrebbero anche non ucciderlo.

Ma la difficile analisi di questo collegio di grandi firme della medicina legale non termina qui.

Nello stesso documento, infatti, si legge di come in verità la reale più probabile e verosimile causa, prevalente in termini di concausalità, della morte del Cucchi, potrebbe essere stato un attacco epilettico.

E sarebbe davvero, è appena il caso di dirlo, l’attacco epilettico più sfortunato del mondo.

A questo punto l’Introna deve aver fermato la coraggiosa mano dei suoi fedeli scribi. Il collegio non può calcare ulteriormente: l’epilessia è l’ipotesi più accreditata, tuttavia “priva di riscontri oggettivi”. Credo personalmente che, quand’anche l’intera stampa e i telegiornali si siano impegnati nel farlo, onde evitare critiche e interpretazioni di interpretazioni in una vicenda già troppo oscura sin dalle sue dinamiche iniziali, citare le parole precise di quest’ultima perizia firmata Introna sia a dir poco imbarazzante.

Ma considero imprescindibile una riflessione.

È un fatto che nel nostro Paese, oltre che in ambito comunitario se per qualcuno dovesse ancora significare qualcosa, vige una tutela specifica per il soggetto detenuto in stato di arresto o altrimenti sottoposto a misura cautelare. Tutela che riguarda la sua persona fisica, in termini di integrità e conservazione della salute corporea e mentale.

È un fatto anche l’assenza nel nostro codice penale del reato di tortura.

Ma quelle norme dovrebbero potere liberamente esplicare tutta la loro forza ed effettività anche e soprattutto nei confronti delle autorità di polizia, in qualsiasi contesto esse si trovino ad operare.

Stefano Cucchi è in questo senso un morto che, amaramente più che da vivo, incarna alla perfezione lo spauracchio dello strapotere della divisa.

Perché sventolare pezzi di carta non consentirà a nessuno dei nostri giudici di condannare liberamente chicchessia alla responsabilità penale che gli spetta.

E questo lo sanno bene anche i protagonisti della vicenda.

Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, non ha mancato di criticare fortemente i risultati periziali: “Il perito Introna tenta di scrivere la sentenza finale del processo per i responsabili del violentissimo pestaggio a mio fratello”.

Di quella perizia Ilaria Cucchi riconosce una sola svolta e ne gioisce: viene riconosciuta l’esistenza di numerose fratture sul corpo di Stefano, una in particolare alla colonna vertebrale che assieme alla “intensa stimolazione vagale”, anche a detta degli avvocati di parte lesa, sarà possibile collegare all’oscuro evento-morte di Stefano in un futuro processo per omicidio preterintenzionale.

14580423_10210799211398899_841268231_n

Ilaria Cucchi conduce da anni una battaglia giudiziaria per scoprire la verità sulla morte del fratello

Da parte loro, i sindacati di polizia pretendono scuse. La soluzione della possibile apertura, grazie soprattutto a certa parte della perizia Introna, di un processo per omicidio preterintenzionale, deve sembrargli solo una bazzecola, l’ennesimo scroscio di pioggia acida su un terreno già da anni imputridito dal fango delle maldicenze e delle illazioni.

Insomma, le reazioni a quest’ultimo tassello della vicenda giudiziaria che ha seguito la morte di Stefano Cucchi, forse la più discussa degli ultimi dieci anni, caratterizzano ancora una volta ciascuno dei suoi protagonisti, rendendo questo gioco delle parti quasi perverso ed incontrollabile.

Un infinito tunnel buio dove il corpo di Stefano continua ancora a viaggiare, morto e solo, lanciato a tutta velocità su un tavolo d’acciaio freddo dell’obitorio di Roma.

Sic transit gloria mundi.

The post Caso Cucchi, la perizia Introna: epilessia, ma c’è anche la frattura mortale appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
7149
Il Festival di “Internazionale” colora Ferrara prima di arrivare a Roma http://www.360giornaleluiss.it/festival-internazionale-colora-ferrara-arrivare-roma/ Tue, 04 Oct 2016 09:17:13 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=7133 Come ogni anno dal 2007, a Ferrara (città d’arte e patrimonio dell’UNESCO, situata in Emilia Romagna), nel mese di Settembre, si tiene uno dei festival giornalistici più importanti a livello nazionale: il “Festival di Internazionale”. “Internazionale” – così di chiama la famosa rivista ad uscita settimanale- si occupa di temi di attualità: dalla politica, alla

The post Il Festival di “Internazionale” colora Ferrara prima di arrivare a Roma appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Come ogni anno dal 2007, a Ferrara (città d’arte e patrimonio dell’UNESCO, situata in Emilia Romagna), nel mese di Settembre, si tiene uno dei festival giornalistici più importanti a livello nazionale: il “Festival di Internazionale”.

“Internazionale” – così di chiama la famosa rivista ad uscita settimanale- si occupa di temi di attualità: dalla politica, alla letteratura, alla scienza. Raccogliendo articoli provenienti dai giornali più famosi in tutto il mondo, Internazionale fornisce al proprio lettore uno sguardo a trecentosessanta gradi su tutti i temi più “hot”, come anche su temi più ricercati o meno affrontati.

La rivista di Giovanni De Mauro, il direttore, è molto attiva anche e principalmente sul web, dove, oltre ad alcune rubriche, vengono pubblicati quotidianamente brevi articoli per avere un riscontro con i lettori, che possono commentare fornendo indicazioni o giudizi riguardo al contenuto e alla stesura dei suddetti.

Ogni anno dal 2007, quando il team del giornale, supportato dal Comune di Ferrara, da ARCI Ferrara e da Ferrara Sotto le Stelle, ha iniziato questo progetto, Internazionale organizza l’omonimo festival nella cittadina emiliana, che viene invasa da giovani interessati, curiosi e motivati, giornalisti provenienti da tutto il mondo, capaci di creare un clima multietnico estremamente stimolante.

Come sempre, l’attualità ha giocato un ruolo fondamentale: nuove conferenze e incontri sull’immigrazione – tema centrale dei nostri tempi – insieme all’economia e all’ambiente. Naturalmente si è discusso anche di “Brexit” e del “Il futuro dell’Unione Europea dopo l’uscita della Gran Bretagna”.

Quest’anno sono stati 31 i Paesi rappresentati da 240 ospiti con i background più diversificati; tra i più importanti hanno presenziato: la giornalista egiziana Lina Attalah con il sociologo e senatore Luigi Manconi che, con la compartecipazione di Claudio Regeni (il padre di quel Giulio ucciso proprio in Egitto qualche mese fa), hanno parlato dell’Egitto a cinque anni dalla Primavera araba. Eric Jozef di Libération, Tom Kington di The Times e Regina Krieger di Handelsblatt, sono stati moderati da Gad Lerner in un dibattito sulle riforme di Renzi e sul loro possibile effetto in Italia. E ancora Jonathan Freedland del “Guardian”, la giornalista francese Natalie Nougayrède e il giornalista americano David Rieff, moderati da Renato Coen di Sky TG24, hanno voluto mettere a confronto il candidato alle presidenziali statunitensi che rappresenta in questo momento una delle più grande minacce al mondo occidentale, e i populisti europei.

All’evento anche la nostra Università ha avuto la sua rappresentanza. Infatti, oltre allo “Stand Luiss” in piazza Trento e Trieste (piazza principale della città, nonché grande punto di raccolta) domenica 2 Ottobre, sullo stage del Cinema Apollo, il professore di sociologia del terrorismo, Alessandro Orsini, con il sociologo franco-iraniano Farhad Khosrokhavar e il politologo Olivier Roy, ha tenuto una conferenza dal titolo “I nuovi jihadisti europei. Chi sono e cosa vogliono i giovani che scelgono il terrorismo”.

Anche quest’anno, grazie ad un pubblico partecipe ed interessato, ai numerosi volontari tra i quali i liceali dei locali Liceo Classico L. Ariosto e Liceo Scientifico A. Roiti, con la collaborazione di studenti del Liceo V. Alfieri di Torino in prima linea e ad uno staff molto efficiente, il Festival di Internazionale è riuscito nel suo intento: raccogliere giovani ed adulti da tutto il mondo per confrontarsi, grazie all’aiuto di esperti, su macro-tematiche che spesso sentiamo nominare ma non riusciamo mai per davvero ad interpretare completamente.

The post Il Festival di “Internazionale” colora Ferrara prima di arrivare a Roma appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
7133
L’amore di Vittorio Sgarbi http://www.360giornaleluiss.it/lamore-di-vittorio-sgarbi/ Sat, 01 Oct 2016 14:13:53 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=7109 La mia idea era quella di intervistarlo sulla gestione del patrimonio artistico italiano negli ultimi dieci anni e, dopo qualche domanda, tornarmene a casa ad intervista ultimata, da rivedere e confezionare per il giornale 360. Ovviamente, non è andata così. Sgarbi è eclettico, travolgente, acuto, curioso ed energico, geniale e allo stesso tempo estremamente complesso,

The post L’amore di Vittorio Sgarbi appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
La mia idea era quella di intervistarlo sulla gestione del patrimonio artistico italiano negli ultimi dieci anni e, dopo qualche domanda, tornarmene a casa ad intervista ultimata, da rivedere e confezionare per il giornale 360.

Ovviamente, non è andata così.

Sgarbi è eclettico, travolgente, acuto, curioso ed energico, geniale e allo stesso tempo estremamente complesso, difficile.

L’uragano della sua persona mi travolge così negli studi Mediaset del Palatino davanti ad una crema di caffè ed in meno di due ore sono nella sua macchina a Fiumicino con il suo autista ed il suo addetto stampa, con i suoi libri che riempiono praticamente ogni spazio vuoto dell’abitacolo, pronti a partire alla volta di Parma.

L’ho cercato per giorni. E se c’è una cosa che capisco immediatamente sin dall’inizio del viaggio è che il professor Vittorio Sgarbi non conosce tempo. Non solo perché, come certamente non è difficile immaginare per un intellettuale del suo calibro, non ne ha da buttar via – interviste di radio e giornali che lo cercano da tutta Italia e alle quali non si sottrae per non perdere mai la possibilità di dire la sua (lo inseguono da terra, mentre noi seguiamo lui, che è in aereo) – ma anche perché esigenze fondamentali che scandiscono i ritmi di un essere umano “normale” nella vita di tutti i giorni, come mangiare o dormire, per lui divengono assolutamente secondarie se non inutili di fronte alla sola possibilità di inseguire un dipinto veneziano, una scultura, un testo antico, esposti nella più importante fiera annuale dell’antiquariato che esista in Italia: “Il mercante in fiera” di Parma.

La sua, e adesso anche mia, agognata meta.

Durante il viaggio non faccio che pormi domande sulla mia presenza in quell’automobile. Il suo staff mi spiega che non c’è assolutamente nulla di strano: il professor Sgarbi, probabilmente incuriosito dalle mie domande, ha deciso di rendermi partecipe di quell’esperienza.

Durante il suo volo il professore ci tiene a sincerarsi che “la giornalista”, cioè io, sia in macchina con il suo staff. Certo che ci sono e con le cuffie riascolto quelle risposte che sono riuscita a strappargli davanti alla galeotta crema di caffè. Il sottofondo dei cucchiaini che sbattono sulle nostre tazzine, la mia, la sua, quelle del suo staff, la sua voce che mi definisce “figa metafisica” poco prima di iniziare, e improvvisamente mi accorgo di quanto fosse riduttivo, poco ambizioso il mio progetto di intervista iniziale.

Professor Sgarbi, la mia prima domanda riguarda la gestione del patrimonio artistico italiano, magari quello meridionale, diciamo negli ultimi cinque, dieci anni, da parte della politica, degli enti locali…cosa ne pensa? Rimpiange qualcosa, qualcuno, un progetto o una politica in particolare?

<< Il patrimonio artistico italiano è stato gestito in maniera corretta fino alla fine del fascismo. Dopo di che è iniziato un periodo inerte, che è quello che va dal 1946 al 1976, quando è nato il Ministero dei Beni Culturali che ha restituito al nostro patrimonio una certa autonomia rispetto all’Istruzione. Non so se fosse giusto. Forse era meglio tenerli insieme. Certamente, però, se pensiamo al Ministero del Patrimonio che c’è in Francia, ecco che emerge la visione tutta italiana del patrimonio. Noi del patrimonio culturale ed artistico abbiamo una visione tutta idealistica e non certamente patrimoniale, consideriamo il nostro patrimonio un elemento forse imprescindibile per la formazione, ma non certo per lo sviluppo. Questo dato ha portato, in quegli stessi anni, all’equivoco di pensare che il Meridione si dovesse sviluppare attraverso delle aree industriali, come Bagnoli, Ilva … Ed è stato un errore grave. Negli ultimi dieci o dodici anni si è presa coscienza di quell’errore. Dapprima Italia Nostra nel ‘59 si rende conto che l’Italia sta per essere sconvolta dall’edilizia selvaggia. In Italia ci sono 25 milioni di edifici costruiti, di cui ben 12 fino al 1959, e 13 milioni dal ‘59 ad oggi. Quindi abbiamo costruito praticamente qualunque cosa, qualsiasi merda, dovunque e con pochissimi elementi di architettura di rilievo. La nascita del Ministero dei Beni Culturali avviene in piena speculazione edilizia, corruzione, un’isola che sorge nel deserto di una catastrofe senza precedenti. Fino al 1948 l’Italia era il Paese più bello del mondo, dal ‘48 in avanti è diventato il più brutto, ma solo all’apparenza. Se vogliamo, dovunque in tutte le città, pur vedendo all’apparenza molte cose brutte più che cose belle, quest’ultime le raggiungiamo con una certa fatica, dove non sono state proprio distrutte. Ecco negli ultimi 15 anni è sorta questa consapevolezza…>>

Riusciamo a fare un esempio pratico?

<< Certamente. Confronto tra Siracusa e Noto. Si presenta la necessità di costruire in quell’area un impianto industriale. Vince la città più forte, che è Siracusa. Si costruisce quindi lì lo stabilimento di Priolo, che per la verità è una cosa che non si può guardare. La perdente Noto soffre inizialmente di non aver potuto fare la stessa cosa, ma in compenso nell’area dove doveva sorgere quello stabilimento industriale, ecco che si espande l’oasi di Vendicari, un patrimonio meraviglioso che vale mille volte di più. Capisce? Quello che all’epoca fu per Noto una sconfitta, è oggi una vittoria. Quello che all’epoca significò per Siracusa avanzamento, progresso industriale, un errore. Di colpo negli ultimi quindici anni assistiamo a questo ritorno alla sensibilità, alla consapevolezza del patrimonio naturale, artistico. Pensi sempre al fatto che nel dopoguerra l’alfabetizzazione non era così diffusa. Le élite che hanno costruito in quegli anni la bellezza d’Italia lo hanno fatto per un popolo del tutto ignaro ed inerte. Oggi quello stesso popolo, ignaro ed inerte, si è sì alfabetizzato, ma è esattamente ignaro come lo era prima. In compenso non ci sono più quelle élite. Tu pensa che esiste uno stile egizio, uno greco, uno romano, uno gotico, uno rinascimentale ed uno fascista…ma non c’è uno stile democristiano. Non c’è uno stile socialista. Perché? Perché finiti i tempi di quelle élites è nato un grande equivoco democratico, quello per cui le case popolari, che sono la merda della merda della merda, hanno sostituito il bello con l’utile. Abbiamo perduto il Bello per avere l’Utile. Oggi si inizia a capire che il Bello ha un valore anche economico. Ma un popolo alfabetizzato non è per ciò stesso sensibile al bello artistico. Il fallimento dell’arte contemporanea è in quelli che vedranno nell’orinatoio d’oro di Maurizio Cattelan, solo ed unicamente un orinatoio. Capisci? Oggi quella élite che un tempo produceva delle opere per pochi ma comprensibili da tutti, produce opere per pochi e comprensibili da pochi. Vuole venire con me a Verona? >>

Per vincere le mie riluttanze a partire subito, mi dice dove andremo, cosa mi perderei se non andassi con lui per rimanere a casa a studiare. E chiede di farmi fare un biglietto. La tentazione di seguirlo è troppo forte. Ma del resto mi aveva già convinta raccontandomi del Battistero di Giusto de Menabuoi di Padova e di quel santuario, nascosto da tutto il mondo, che un’altra studentessa di storia dell’arte si era persi …per studiare l’Argan.

Sono sempre nella sua macchina in viaggio verso Parma. Prima di andare tutti in albergo ci fermiamo a Bonavigo dove il Professore è stato invitato dalla Fondazione Mazzoleni ad una conferenza in occasione di un’esposizione di Andy Warhol. Anche lì il Professor Sgarbi, fino a tarda serata, riesce instancabilmente ad incantare una platea di persone. Quasi appena arrivata, dispiaciuta per essermelo perso, nel giardino davanti ad un bicchiere di prosecco conosco la conservatrice del Museo d’Orsay di Parigi, Beatrice Avanzi. Anche lei accompagnerà il professore all’esposizione antiquaria di domani a Parma, ed anche nei suoi grandi occhi chiari, quasi come in quelli del Professor Sgarbi, leggo una passione artistica, quel fervore quasi felino di svegliarsi presto all’indomani per andare a caccia di opere d’arte.

Per me l’antiquariato per intenditori, collezionisti ed amanti di opere d’arte è ormai inevitabilmente legato al colore azzurro, agli azzurri di Raffaello.

Azzurri sono infatti anche gli occhi di Giampaolo Cagnin, imprenditore di Parma, appassionato d’arte come gli altri. Anche lui, mi spiega, farà parte della squadra di domani. Non abbandonerà mai il professor Sgarbi, nessuno di loro lo farà. Troppo divertente e travolgente vederlo all’opera.

Dalla mattinata di giovedì, passiamo ore a muoverci tra gli stand dei venditori e in pochi minuti tutti lo guardano. Il professor Sgarbi, anche quest’anno, è a caccia. I suoi occhi si muovono freneticamente in cerca di qualcosa che sa esserci, ma che solo a lui potrebbe rivelarsi in tutta la sua grandezza. Non ha dormito molto, lo intuisco da quello che si dice il resto della compagnia. Ma questo non inficerà la sua caccia al dipinto. Di lì a poco scoprirò che non gli interessa nemmeno molto bere o mangiare e che, più difficile ancora, sarà staccarlo dagli stand, dai dipinti, per portarlo a fare un collegamento con una nota trasmissione televisiva che lo sta aspettando per una registrazione.

14528460_10210759269720382_1136643784_n

Il professor Vittorio Sgarbi al Mercante in Fiera, fiera annuale dell’antiquariato di Parma.

Sgarbi ama l’arte, nel senso totalizzante che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato per un essere umano. E’ un amore malato, energico, quasi ossessivo, instancabile e geloso, che di per sé stesso lo tiene in piedi e gli dà vita, stancando invece il resto del mondo che non è come lui. E’ quell’amore che tiene svegli la notte o per ore in piedi senza mangiare. Un dipinto veneziano, una cassetta intagliata di inizio Novecento che lo hanno colpito in modo particolare. Cos’è il cibo a confronto?

Io, “figa metafisica” e ignorante, continuo a seguirlo tra gli stand. Lo vedo in tutta la sua naturalezza, travolto da quella passione che ormai non può nascondere più a nessuno. Lo ringrazio per questo. << L’ho portata con un cacciatore in terra di leoni … >> mi confessa.

Rifletto. In effetti la mia ingenua e assai poco ambiziosa intervista sulla gestione del patrimonio artistico italiano negli ultimi dieci anni si è in poche ore trasformata in un dipinto di Bazille, l’Atelier di Rue la Condamine, 1870, olio su tela, che è conservato proprio al Museo d’Orsay. Io ne faccio parte solo nel 2016. Inseguendo una compagnia di intenditori d’arte che Bazille non avrebbe mai potuto dipingere.

Alzo lo sguardo e vedo il professore che, finalmente, dopo aver vagato per ore tra padiglioni traboccanti di dipinti e teche, dorme su una poltrona di fronte alla telecamera spenta, poco prima del suo collegamento con gli studi della trasmissione da registrare. E’ tutto a posto, è umano.

14542818_10210759271360423_347378755_n

Il professor Sgarbi in attesa del collegamento per la registrazione di un’intervista televisiva, da uno stand della fiera di Parma

Al termine della registrazione, poco meno di un’ora, il Professore si alza e vede la fabbrica in via di disinstallamento: “Mi avete fatto perdere metà della fiera!”.

Errata corrige, non è umano. E’ Vittorio Sgarbi.

Fine prima parte della sua vita, almeno di quella cui mi è stato gentilmente concesso di assistere.

Figa Metafisica

 

The post L’amore di Vittorio Sgarbi appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
7109
Verso un nuovo diritto d’asilo in Italia? http://www.360giornaleluiss.it/verso-un-nuovo-diritto-dasilo-in-italia/ Fri, 02 Sep 2016 15:01:07 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=6894 Tempi più rapidi per le procedure, ma meno garanzie processuali per i richiedenti asilo   Pochi giorni fa, il ministro della Giustizia Orlando ha anticipato la proposta governativa di riforma della legge sul diritto d’asilo in Italia, in attuazione dell’accordo dei Paesi dell’area Schengen del 21 giugno scorso. Questo prevede più obblighi per i migranti

The post Verso un nuovo diritto d’asilo in Italia? appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Tempi più rapidi per le procedure, ma meno garanzie processuali per i richiedenti asilo

 

Pochi giorni fa, il ministro della Giustizia Orlando ha anticipato la proposta governativa di riforma della legge sul diritto d’asilo in Italia, in attuazione dell’accordo dei Paesi dell’area Schengen del 21 giugno scorso. Questo prevede più obblighi per i migranti beneficiari di accoglienza e lascia meno spazio di manovra agli Stati membri, sostituendo la direttiva per le procedure (strumento che lascia molta discrezionalità agli Stati) con un regolamento, attraverso il quale l’Ue fisserà non solo gli obiettivi, ma anche il modo per raggiungerli. Bruxelles, inoltre, è pronta a dare ad ogni singolo Stato 10 mila euro a profugo accolto. Per di più, l’Unione intende fissare a sei mesi il tempo massimo entro cui decidere se concedere o meno i permessi per rimanere sul suolo comunitario, con un’unica possibile proroga di tre mesi. In linea di principio, chi non ha diritto di ricevere protezione deve essere rimpatriato il prima possibile, mentre chi ne ha bisogno deve avere protezione garantita finché è necessario.

La riforma italiana del diritto d’asilo è concepita come legge delega, attualmente sottoposta al vaglio del Dipartimento degli affari giuridici e amministrativi della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il nocciolo duro di questa riforma sta nell’annullamento del grado di appello per coloro che hanno ricevuto il diniego di asilo in primo grado di giudizio. L’articolo 10 della Costituzione italiana tutela il diritto d’asilo per tutti coloro ai quali venga impedito nel Paese d’origine l’esercizio delle libertà democratiche. Il richiedente asilo deve presentare alla questura o alla polizia di frontiera la domanda di protezione internazionale, che deve essere esaminata dal Dipartimento libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno. In particolare, le domande vengono analizzate da commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. Le decisioni delle commissioni vengono prese a seguito di interviste individuali ai richiedenti asilo. Queste possono essere impugnate prima presso i tribunali ordinari, poi in appello e, infine, in Cassazione. Il governo, nell’avanzare la proposta, parte dal presupposto che nei primi cinque mesi del 2016 sono stati presentati circa 15.000 ricorsi da parte dei richiedenti asilo a cui la commissione territoriale competente aveva negato protezione. Per velocizzare le procedure, il governo ha elaborato alcuni punti chiave: creazione di tribunali di primo grado specializzati nell’analizzare i casi di richiesta d’asilo; niente udienza, in quanto il rito sommario di cognizione sarà sostituito dalla visione, da parte del giudice, della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale; la già ricordata soppressione dell’appello contro le decisioni di primo grado del tribunale.

La proposta del governo è stata criticata, soprattutto nella parte che elimina l’appello, da molti giuristi che ritengono che essa non garantisce un diritto costituzionale, quale è il diritto d’asilo. Molto contestato è anche il ventilato annullamento dell’udienza, che ora si concretizza nella possibilità per il giudice di primo grado di ascoltare di persona il richiedente asilo. Il suo annullamento è in contrasto con il ruolo del giudice nell’accertare la violazione dei diritti soggettivi. Insomma, tra molti avvocati e giuristi c’è la sensazione che questa proposta di legge non faccia altro che creare un diritto speciale (in negativo) per gli stranieri, fatto che sarebbe non auspicabile in un Paese membro dell’Unione Europea.

L’Associazione italiana studi giuridici (Asgi) ha elaborato proposte alternative a quella del governo, come, ad esempio, aumentare il numero dei tribunali in grado di valutare i ricorsi e introdurre altre vie legali per ottenere il permesso di soggiorno, quali il visto per lavoro o per studio. Un’altra proposta degna di interesse, ma non facilmente condivisibile, consiste nel sospendere l’assistenza dei richiedenti asilo che si trovano nei centri di accoglienza e in attesa dell’appello, al fine di ridurre i costi di permanenza.

The post Verso un nuovo diritto d’asilo in Italia? appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
6894
Tutto l’amore che c’è nella legge http://www.360giornaleluiss.it/amorenellalegge/ Mon, 25 Jul 2016 16:00:13 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=6850 Il 21 luglio scorso, il Consiglio di Stato è stato al centro dell’attenzione dei media per due provvedimenti, rispettivamente una sentenza ed un parere, che segnano un piccolo passo avanti verso la nuova frontiera dei diritti civili in Italia. Si tratta di provvedimenti che, nel loro piccolo, raccontano due piccole storie che meritano di essere

The post Tutto l’amore che c’è nella legge appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Il 21 luglio scorso, il Consiglio di Stato è stato al centro dell’attenzione dei media per due provvedimenti, rispettivamente una sentenza ed un parere, che segnano un piccolo passo avanti verso la nuova frontiera dei diritti civili in Italia.

Si tratta di provvedimenti che, nel loro piccolo, raccontano due piccole storie che meritano di essere ascoltate, perché parlano d’amore, anche se in linguaggio giuridico: amore verso la persona e verso i diritti e la loro parità.

La sentenza n. 03297 del 2016 riguarda una questione complessa tanto quanto le vicende che le hanno dato origine, trattando del delicatissimo problema (anche se a molti potrà non sembrare così) del finanziamento da parte delle Regioni delle spese necessarie alle coppie affette da infertilità assoluta per ricorrere alla fecondazione assistita di tipo eterologo.

Sinteticamente, nel caso di specie, i giudici di Palazzo Spada hanno deciso l’appello presentato dalla Regione Lombardia contro una decisione del TAR Lombardia n. 9944 del 2015, con cui è stata dichiarata l’illegittimità della delibera regionale che costringeva le coppie intenzionate a ricorrere alla PMA (procreazione medicalmente assistita) eterologa a pagare il costo intero della prestazione medica, mentre per l’omologa era (ed è) sufficiente il pagamento del ticket sanitario, essendo le altre spese coperte dalla Regione. L’appello è stato respinto e la sentenza del TAR interamente confermata.

Questa, però, è solo la fine della storia, che inizia tanto, tantissimo tempo fa, quando fu detto che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana» e che la Repubblica italiana protegge la maternità e favorisce gli istituti necessari a questo scopo, perché la famiglia è il paradigma di tutte le formazioni sociali ove si svolge la personalità dell’individuo. Principi, sanciti in Costituzione (il riferimento, per chi ha meno familiarità con la nostra Carta fondamentale, è agli artt. 3, 31 e 2), alla base della sentenza Costituzionale n. 162 del 2014, altro tassello fondamentale di questa storia d’amore, perché solo dopo questa pronuncia è stato possibile per le strutture sanitarie pubbliche e private offrire trattamenti di PMA eterologa, prima vietati dall’art. 4, co. 3, della l. 40/2004.

La Consulta ha, in quella occasione, affermato il diritto di ricorrere alle procedure di PMA eterologa nel caso in cui sia stata accertata l’esistenza di una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità assolute, il relativo divieto costituisce violazione degli artt. 2, 29 e 31 Cost., non garantendo il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare e di autodeterminazione in ordine alla medesima, con pregiudizio per le coppie colpite dalla patologia più grave, del diritto di formare una famiglia e costruire liberamente la propria esistenza.

In altre parole, l’accesso alla fecondazione eterologa è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità e sia stato accertato il carattere assoluto delle stesse.

Sulla scorta proprio di questa sentenza, i giudici amministrativi hanno perciò concluso che «la determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata e […] realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute».

Di tutt’altro tipo è la storia che si cela dietro al parere n. 01695 del 2016 della Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato. Volendo parlare una lingua per molti difficile, si tratta del parere favorevole allo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante “Disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell’archivio dello stato civile ai sensi dell’articolo 1, comma 34, della legge 20 maggio 2016, n. 76.”. Per essere, invece, più chiari, si tratta del via libera da parte del Consiglio di Stato ad un provvedimento senza il quale la c.d. legge Cirinnà rimarrebbe priva di concreta effettività, perché consente l’immediato adeguamento – assolutamente necessario – della disciplina degli archivi dello stato civile alla normativa relativa alle Unioni Civili.

Dietro questo parere c’è la storia di durissime lotte, a volte violente, portate instancabilmente avanti da persone dall’ammirevole coraggio, per fare in modo che anche le coppie omosessuali fossero riconosciute da uno Stato che per troppo tempo si è dimostrato vittima di una mentalità bigotta e retrograda. La parte più romantica di questa storia d’amore sta tutta nel ragionamento che il Consiglio di Stato sviluppa attorno alla figura dell’obiezione di coscienza, richiamata di recente da alcuni Sindaci, per la quale – si è detto – sarebbe possibile per il Sindaco, richiesto di registrare l’Unione, rifiutare di procedere per questioni di coscienza.

In maniera sintetica ma quantomai efficace, il Consiglio di Stato ha sul punto richiamato un principio fondamentale del diritto amministrativo, il principio di legalità, per cui la Pubblica Amministrazione può fare solo ciò che la Legge espressamente le consente di fare.

La legge sulle Unioni Civili non prevede in alcun modo la possibilità per i sindaci di fare obiezione di coscienza, anzi, come viene sottolineato nel parere, «dai lavori parlamentari risulta che un emendamento volto ad introdurre per i sindaci l’obiezione di coscienza sulla costituzione di una unione civile è stato respinto dal Parlamento, che ha così fatto constare la sua volontà contraria, non aggirabile in alcun modo nella fase di attuazione della legge».

Dunque, qualora un sindaco dovesse rifiutarsi di registrare un’unione civile (potendo, peraltro, delegare il compito ad altro Ufficiale di stato civile), non solo non si potrebbe dire che stia esercitando un proprio diritto, ma si profilerebbe senza alcuna ombra di dubbio anche una fattispecie di reato: rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.).

Questi due provvedimenti, il cui contenuto è stato volutamente riportato in maniera, per così dire, poco ortodossa, devono essere veramente letti come una bella storia d’amore, una storia d’amore istituzionale, se si vuole. Come dicono i Poeti, il contrario dell’amore non è l’odio, ma la paura: soprattutto in un periodo per noi tanto buio, dove il sentimento generale in Italia come in Europa sembra essere la paura, dove il desiderio di isolarsi e chiudersi agli altri ed al nuovo rischia di avere la meglio, è bello vedere che comunque lo Stato è capace di andare avanti in un’altra direzione.

Per una volta la legge difende l’amore, vedetela così.

The post Tutto l’amore che c’è nella legge appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
6850
Ci sarà la ripresa? Grazie a Draghi e Obama http://www.360giornaleluiss.it/ci-sara-la-ripresa-grazie-draghi-e-obama/ Mon, 23 Feb 2015 12:59:01 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=2017 Analisi economica di una possibile ripresa italiana Il nuovo anno in Italia sembra iniziare positivamente. Già a fine gennaio il FMI aveva previsto un aumento del PIL italiano del 0,4% e altri istituti hanno previsto rialzi perfino superiori. Ma è bene non sbilanciarsi. Il fatto che “la luce in fondo al tunnel” non venga vista solamente

The post Ci sarà la ripresa? Grazie a Draghi e Obama appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Analisi economica di una possibile ripresa italiana

Il nuovo anno in Italia sembra iniziare positivamente. Già a fine gennaio il FMI aveva previsto un aumento del PIL italiano del 0,4% e altri istituti hanno previsto rialzi perfino superiori. Ma è bene non sbilanciarsi. Il fatto che “la luce in fondo al tunnel” non venga vista solamente da persone di discutibile competenza per affermarlo con tanta sicurezza, ma anche da organi influenti sovranazionali, è un’ottima notizia per gli italiani. Non dimentichiamo però che le previsioni, per quanto accurate, non sono altro che argomenti fondati su ipotesi spesso claudicanti e per questo, a volte non verificatesi.

Segnali positivi nei mercati si possono comunque cogliere in questi mesi. Ciò di cui ci si deve rendere conto come opinione pubblica è che, se davvero usciremo da questa crisi, il merito non sarà di chi, per ovvie ragioni, è destinato a prenderlo, ossia il governo italiano. Con ciò non voglio entrare nel merito delle riforme che sta attuando il governo Renzi, ma constatare la loro completa ininfluenza in ambito economico, almeno per ora. Non ci si stupisca di ciò, dal momento che una parte della sovranità politica ed economica italiana, come risaputo, è stata ceduta per perseguire l’encomiabile progetto europeo.

Tornando quindi al punto centrale della questione, cosa sta cambiando positivamente per noi italiani sulla scena mondiale? Innanzitutto vorrei parlare della tanto dibattuta “questione petrolifera”, ossia del brusco calo del prezzo del petrolio dovuto al “petrolio da fracking” americano che ha raggiunto il 3% della produzione mondiale di oro nero costringendo l’OPEC a non farne diminuire l’offerta dei paesi aderenti al cartello, facendone appunto calare il prezzo. Questi avvenimenti favoriscono paesi come il nostro che sono grandi importatori di “barili”. Si può discutere poi anche del deprezzamento dell’Euro rispetto al Dollaro, per il quale si possono ringraziare indubbiamente le politiche monetarie della BCE, oltre alla recente crescita degli Stati Uniti che avvantaggerà i paesi esportatori come l’Italia. Sempre le politiche monetarie della BCE, in particolare il taglio dei tassi di interesse, dovrebbero incoraggiare i prestiti a famiglie ed imprese, anche se le banche potrebbero non essere ancora abbastanza fiduciose nei confronti della buona salute finanziaria di queste. Col Quantitative Easing inoltre, si immetterà liquidità nel sistema finanziario per far risalire (si spera) la fiducia dei consumatori e la conseguente domanda interna, nonostante le problematiche legate alla ben comprensibile, per certi versi, tendenza “bancocentrica” dell’imprenditorialità italiana, il cui panorama è costellato da piccole e medie imprese non quotate.

Tutti questi avvenimenti ovviamente non indicano che avremo un boom economico nel breve periodo, o che riusciremo a diminuire, in maniera significativa, la disoccupazione italiana (anche se questa sembra già diminuire, secondo le ultime rilevazioni ISTAT), ma per come la situazione attuale si presenta e ragionando nella pur deprecabile logica del “meno peggio”, sarebbe se non un traguardo, già comunque un buon punto di partenza.

Ci sono però molte voci che non concordano sul dirsi di questa ripresa, poichè allo stato attuale la pressione fiscale e la disoccupazione rimangono molto elevate. Vorrei prendere, come esempio di queste, una voce tra quelle meno accreditate dall’opinione pubblica, come quella di Maurizio Landini, leader della FIOM-CGIL. Questi sostiene che, a suo parere, non si possa parlare di ripresa, in Italia, per via dell’ancora gravosa mole di disoccupati e cassintegrati che, come risposta dal governo, ottengono solamente meno tutela del lavoro e aumento delle ore di lavoro e dell’età pensionabile. Un paradosso, secondo il sindacalista, che sostiene che siano manovre dettate solo dalla volontà di “far quadrare i conti pubblici”: diminuendo entrambe infatti, si creerebbe un maggior fabbisogno di forza-lavoro, andando quindi a diminuire la disoccupazione. Per quanto si possa o meno essere d’accordo con quanto dice, bisogna però rendersi conto che in realtà i segnali di ripresa – intesa come futuro aumento del PIL – ora ci sono (per tutti i motivi spiegati sopra), anche se giustamente Landini, in qualità di sindacalista, fa riferimento soprattutto alla sua esperienza lavorativa personale, nella quale vede il governo dare delle risposte le quali a quelli da lui rappresentati non piacciono.

Nonostante queste critiche, è bene capire di chi sarà il merito effettivo di questa fantomatica ripresa, se ci sarà, e per fare ciò suggerisco di rileggere gli eventi favorevoli elencati sopra. Essenzialmente tra questi troviamo il deprezzamento del petrolio e le politiche monetarie della BCE. A tal proposito si potranno forse ringraziare gli Stati Uniti, che sono i principali responsabili del prezzo attuale dell’oro nero, e la BCE di Mario Draghi. Con buona pace dell’ego di Renzi.

The post Ci sarà la ripresa? Grazie a Draghi e Obama appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
2017
BOKO HARAM FERMERA’ LA NIGERIA? http://www.360giornaleluiss.it/boko-haram-fermera-la-nigeria/ Wed, 18 Feb 2015 20:51:42 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=2035 Saranno settimane difficili quelle che la Nigeria dovrà affrontare. Con l’inasprimento degli attacchi di Boko haram, il crescere delle tensioni sociali e le elezioni in vista, la seconda economia africana del continente si prepara alla svolta o alla caduta. Boko haram è un gruppo estremista islamico fondato nel 2002 a Maiduguri, capoluogo dello stato di

The post BOKO HARAM FERMERA’ LA NIGERIA? appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
Saranno settimane difficili quelle che la Nigeria dovrà affrontare. Con l’inasprimento degli attacchi di Boko haram, il crescere delle tensioni sociali e le elezioni in vista, la seconda economia africana del continente si prepara alla svolta o alla caduta.

Boko haram è un gruppo estremista islamico fondato nel 2002 a Maiduguri, capoluogo dello stato di Born, dal predicatore Mohammed Yusuf. Nei primi anni veniva considerato poco più di una setta con metodi violenti piuttosto che un vero gruppo jiadista intenzionato a estendere l’applicazione della sharia in tutta la Nigeria. In lingua hausa ‘Boko haram’ significa “l’educazione occidentale è peccato”. Con la morte nel 2009 del predicatore Yusuf, mentre si trovava sotto la custodia della polizia, l’organizzazione si è fortemente radicalizzata, ispirandosi ai taliban afgani e ad Al Qaeda.

Il leader attuale, Abubakar Shekau, ha proclamato lo scorso agosto il califfato nel nordest della Nigeria, seguendo l’esempio dello Stato Islamico. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha disposto una taglia di 7 milioni di dollari per la sua cattura. Gli obiettivi di Boko haram sono le comunità cristiane e le istituzioni governative, ma negli ultimi tempi hanno portato avanti violenti attacchi contro la popolazione civile senza alcuna distinzione. Finora i numeri che si hanno a disposizione riportano 13mila morti, circa un milione di sfollati e si stima che il gruppo estremista conti circa 30mila combattenti tra le sue fila. L’Unione africana (Ua) ha dato il suo appoggio all’invio di un contingente di 7.500 soldati per aiutare l’esercito nigeriano a respingere i terroristi.

Nonostante Goodluck Jonathan abbia condannato l’attacco contro il settimanale satirico Charlie Hebdo, il capo di Stato non si è pronunciato riguardo al massacro nella cittadina di Baga, nell’estremo nord del paese. In fondo, lo diceva anche Mao che nell’incessante procedere della storia che si compie ci sono morti che pesano come montagne e morti che pesano come piume. Dall’altra parte, Amnesty International lo ha definito come “il massacro più sanguinoso nella storia di Boko haram”. I numeri sull’attacco non sono confermati, fonti interne dell’esercito nigeriano parlano di circa 2.000 vittime, mentre i portavoce ufficiali sempre dell’esercito parlano di circa 150 morti. Quello che conta sono le testimonianze che riportano di un attacco portato avanti con bruta e indiscriminata violenza. I sopravvissuti parlano di “uccisioni indiscriminate”, di una città “distrutta per il 90 per cento” e “appestata dall’odore di cadaveri”.

Il gruppo estremista è diventato famoso in tutto il mondo dopo che, nell’aprile del 2014, aveva rapito 276 studentesse nella città di Chibok. Il sequestro aveva provocato indignazione in tutto il mondo, ma pochi sapevano che le forze di sicurezza nigeriane avevano già adottato tattiche simili nella guerra contro il gruppo, rinchiudendo per settimane o addirittura per mesi persone sospettate di essere complici di Boko haram. L’esercito della Nigeria ha una lunga storia di repressione e il paese è tornato alla democrazia solo sedici anni fa. Le operazioni dei militari nel nordest del paese spesso coinvolgono gruppi di autodifesa finanziati dallo stato, alimentando l’ostilità della popolazione e la sensazione che i militari possano agire impunemente. Inoltre, ai giornalisti non è consentito spostarsi liberamente nelle regioni colpite dalle violenze e le comunicazioni sono spesso interrotte.

Il 14 febbraio i nigeriani avrebbero dovuto eleggere il presidente e il parlamento. Per motivi di sicurezza il capo della commissione elettorale Attahiru Jega ha deciso di rinviare il tutto al 28 marzo per mancanza di truppe a difesa degli elettori. La posta in gioco è molto alta. Per il presidente Goodluck Jonathan la rielezione non è scontata. I “big men” in lizza per la presidenza sono quattordici. I favoriti sono proprio l’attuale presidente Jonathan, originario del sud cristiano, e Muhammadu Buhari, 72 anni, ex generale proveniente dal nord musulmano.

Viene da chiedersi se queste violenze avranno mai una fine, se su queste barbarie la democrazia e la tolleranza prevarranno. Da tempo il destino della Nigeria non sembra più nelle mani dei suoi cittadini. I dubbi sono molti, a partire proprio dalla questione delle elezioni. Se si terranno o meno questo è da vedere e qualora si riuscisse ad andare al voto è molto improbabile che si svolgano in maniera corretta e trasparente. La Nigeria sta scivolando inesorabilmente verso la guerra civile e la disintegrazione e gran parte della comunità internazionale non sembra ancora averne preso atto.

 

 

The post BOKO HARAM FERMERA’ LA NIGERIA? appeared first on 360°- il giornale con l'università intorno.

]]>
2035