Le Lacrime degli eroi

Giovedì 14 aprile si terrà presso la sede di viale Romania il secondo incontro del ciclo “Limes incontra Luiss”, promosso dall’Associazione di Scienze Politiche (ASP). Relatore della giornata sarà sempre il direttore della rivista e professore di studi strategici Lucio Caracciolo, il quale illustrerà secondo una chiave di lettura geopolitica lo stato dell’Unione Europea dopo gli attentati di Bruxelles.

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Nelle righe che seguono, Nicolò Biscottini prova a fornire un primo spunto di riflessione, cercando di analizzare il valore politico e simbolico delle lacrime dell’Alto Rappresentante Mogherini, una volta appresa la notizia degli attentati.

Dopo il successo del primo appuntamento, il secondo incontro del ciclo “Limes incontra Luiss” promosso dall’Associazione di Scienze Politiche (ASP) è in programma per giovedì 14 aprile. A ricoprire il doppio ruolo di ospite e relatore sarà ancora una volta il Prof. Lucio Caracciolo, Direttore della rivista Limes. L’obiettivo del progetto è quello di analizzare assieme agli studenti i fenomeni di attualità in chiave geopolitica. Di fatti, nonostante sia stata ritenuta a lungo alla stessa maniera di una parolaccia, la geopolitica (ovvero lo studio delle questioni politiche in relazione alla geografia del territorio) rappresenta al giorno d’oggi uno strumento dello studente di scienze politiche imprescindibile e fondamentale.

Il tema scelto per questo secondo appuntamento si focalizza sull’impatto che gli attentati di Bruxelles del 23 marzo hanno avuto sull’opinione pubblica ed il sistema politico europei. Nello specifico: come è possibile che dei giovani nati e cresciuti nel cuore dell’Europa siano in grado di compiere un gesto simile? Quali sono le implicazioni per lo stato del’Unione? Se l’Europa non è neanche in grado di proteggere la sua capitale può ancora pensare di presentarsi al mondo come leader?

Andando oltre le immediate quanto necessarie considerazioni politiche, mi sono domandato a lungo su come interpretare le lacrime dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Federica Mogherini, una volta appresa la notizia degli attentati a Bruxelles del 23 marzo.

È difficile poter dare una risposta a caldo. Quando l’umanità viene così brutalmente accantonata e violata, prima di poter giudicare è necessario cercare di riacquisire un minimo di lucidità.

Il tema delle lacrime, soprattutto quelle maschili, è un qualcosa che mi ha sempre affascinato.

In primo luogo per ragioni di deformazione professionale; ho fatto il liceo classico, e molto spesso mi sono imbattuto nelle lacrime degli eroi. Per i non addetti ai lavori, con questa locuzione si indicano le numerose scene di pianto e commozione di cui sono protagonisti appunto gli eroi delle  saghe omeriche. Nell’Iliade, ad esempio, è lo stesso Achille a fornircene un esempio. Nonostante egli rappresenti e riunisca in sé le più importanti doti che un uomo dovrebbe avere per essere definito tale – coraggio, bellezza, forza fisica, eloquenza nel parlare – Achille apprende con profondissima angoscia e disperazione la morte dell’amico ed amante Patroclo; scoppia in un fragoroso pianto, si getta a terra nella polvere ed urlando per il dolore si strappa i capelli e si martoria il volto. Qui di

E una nube di strazio nera, l’avvolse:

con tutte e due le mani prendendo la cenere arsa

se la versò sulla testa, insudiciò il volto bello;

la cenere nera sporcò la tunica nettarea;

e poi nella polvere, grande, per gran tratto disteso,

giacque, e sfigurava con le mani i capelli, strappandoli.

Insomma, anche nell’universo omerico fatto di Dèi ed eroi invincibili c’è spazio per le lacrime, le quali addirittura assurgono a preziosa virtù e simbolo di virilità.

In secondo luogo, il tema delle lacrime è un ottimo spunto di riflessione dal momento che ancora oggi costituiscono uno dei più grandi tabù della nostra società. Anche se come gli eroi omerici viviamo in una società dell’apparenza, dove però, a differenza dei quali abbiamo ucciso qualsiasi Dio e sfatato ogni seguito il passo originale in una traduzione: genere di mito, vedere un uomo piangere ci provoca ancora numerosi pruriti. Il poveretto infatti incapperebbe in una generale sanzione a livello sociale, verrebbe giudicato debole, femminile, dunque in qualche modo non degno del rispetto di cui dovrebbe godere un vero uomo. È questo il motivo per cui in un mondo in cui mettiamo in mostra ogni aspetto della nostra vita, le lacrime rappresentano ancora un ultimissimo baluardo d’intimità, anche più della sessualità stessa oserei dire.

Come giudicare allora le lacrime dell’Alto Rappresentante? In un mondo in cui abbiamo la continua pretesa di chiedere alla politica risposte infallibili ed istantanee, le lacrime della Mogherini servono a ricordarci soprattutto come a ricoprire le più alte cariche politiche vi siano pur sempre degli uomini e delle donne con le loro storie, le proprie forze e debolezze. Oppure: se si trattasse della disperazione di una donna che per quanto cerchi di fare bene il proprio lavoro, si rende perfettamente conto della mancanza di mezzi e d’importanza politica che caratterizza la figura dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza? Sono tutte ipotesi che abbiamo il dovere di tenere a mente.

Tuttavia, non si è trattata della risposta migliore da dare in una situazione di crisi, seppure altamente drammatica. Di fronte ad un attacco così violento al cuore dell’Europa, di cui Mogherini rappresenta comunque il Ministro degli Esteri e della Guerra, sarebbe stata necessaria una risposta più decisa e rassicurante. Immaginiamoci se per assurdo Winston Churchill, quando Londra era ridotta ad un cumulo di macerie e la Germania aveva ormai occupato mezza Europa, fosse scoppiato in lacrime invece di spronare il popolo inglese a continuare a combattere nelle spiagge, nei campi e nelle strade, e a non arrendersi fino alla fine?

 

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Soprattutto: è opportuno dimostrare umanità agli occhi di un nemico come lo Stato Islamico, rivendicatore degli attentati, che è forse quanto di più lontano dall’umanità possiamo immaginare? Sarebbe ingenuo negare i crimini e gli abusi perpetrati dall’Occidente in quell’area del mondo dove  proprio ISIS agisce. Ma a prescindere da questo, vi è forse qualcosa di umano nel depredare luoghi secolari, sfigurare statue, tentare di cancellare le tracce di civiltà millenarie che li hanno preceduti e che al tempo stesso dunque li umiliano nella loro breve storia di soprusi e di non-civiltà? Esattamente nulla.
È per questo motivo che non possiamo permetterci di dimostrare debolezza nei confronti di una minaccia simile. Dobbiamo guardare dentro di noi, trovare una risposta e reagire con forza e dignità. Dobbiamo rimanere saldi sui nostri principi, o altrimenti, non rimarremo affatto.