Accumulatori seriali di pensieri – 360°- il giornale con l'università intorno http://www.360giornaleluiss.it Sun, 18 Feb 2018 20:38:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.2 http://www.360giornaleluiss.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/cropped-300px-32x32.png Accumulatori seriali di pensieri – 360°- il giornale con l'università intorno http://www.360giornaleluiss.it 32 32 97588499 Rem http://www.360giornaleluiss.it/rem/ Mon, 12 Feb 2018 09:30:49 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9183 Sono le due di notte. E per adesso, sono due solstizi interi che volgono al termine. Adagio come il mio solito fare notturno, metto giù la penna e chiudo gli occhiali, contestualmente al diario. Ancora ricordo il giorno in cui l’ho comprato. Un diario nero, con un ghoul disegnato sulla copertina e degli schizzi d’inchiostro

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Sono le due di notte. E per adesso, sono due solstizi interi che volgono al termine.
Adagio come il mio solito fare notturno, metto giù la penna e chiudo gli occhiali, contestualmente al diario. Ancora ricordo il giorno in cui l’ho comprato. Un diario nero, con un ghoul disegnato sulla copertina e degli schizzi d’inchiostro sul retro. Un po’ come fosse lo spirito dei miei sogni, la parte concreta delle immagini surreali che si costruiscono sotto le ciglia.

Alzandomi in piedi, mi accorgo di quanto freddo il mio corpo sia diventato stando a contatto col gelo secco della stanza. La stanchezza inizia a far tremare gli occhi che ruotando iniziano a chiamare il divano bianco latte. Mi siedo accanto ad una macchia nera della stessa penna con cui scrissi la sera prima, ed osservandola mi resi conto che anche stanotte le iridi dietro le palpebre mi avrebbero raccontato di nuovo.

Questa volta l’atmosfera è diversa. Tira vento, ma non sento freddo. Mi trovo sul marciapiede di una piazza raccogliendo un accendino giallo, giallo come un girasole. Mi tiro su per sciogliere il nesso tra i piedi e il marmo, e lentamente le mie dita iniziano a prendere fuoco. Lì il dubbio si fa più forte. Vorrei chiedere aiuto, ma non saprei da che lato girarmi. È dietro di me che ho lasciato il presente? O è proprio davanti a me che devo riprendere il mio passato?

Dietro le quinte del reale
Le colonne che reggono il palazzo alla mia sinistra iniziano a sfaldarsi. Macigni rossi iniziano a cadere sui miei piedi, e le dita cominciano a sentire l’aspro del calcestruzzo. Ansimo. Respiro talmente affannoso che qualcuno dietro di me riesce a sentirmi. Poggia le sue dita sulla mia spalla, ticchettandole ripetutamente sulla mia pelle. Sembra volermi dare una mano, ma quelle dita premono su di me più forte dell’acciaio, come se quella stessa mano si fosse poggiata sulla mia spalla non per aiutarmi, ma per spingermi più in fondo.

È ancora notte. I lampioni non cessano di lampeggiare, la luna non cessa di brillare, ed all’ultimo ticchettio di dita, i miei occhi si spalancano ad osservare una sagoma bianca a qualche metro da quella che potenzialmente potrebbe diventare la mia tomba. Ma è proprio quella luce che mi permette di definire questo “potenziale”. Rinvigorisco. Sono pronto a ribattere, e reagisco scuotendo il braccio dove si era posata la mano di ferro.

È in questo momento che mi risveglio.
Sono io. Padrone di me stesso e del mio corpo. Così padrone da riuscirlo ad osservare sdraiato sul divano, mentre sogna ed io, un’anima fantasma talmente leggera, fluttuo in un’aria color turchese.
Vorrei sorridere. Vorrei urlare al mondo la mia leggerezza. Vorrei gridare al mio cuore che la scelta è proprio davanti ai miei occhi, ma l’emozione inizia a crollare al rumore dei miei stessi denti che stridono.

La paura di fallire anche stavolta spegne le fiamme delle mie dita, toglie l’asfalto dai miei piedi, inizia a farmi sentire il morbido del cuscino dove mi ero addormentato.
Sono le due e cinque di notte. E per adesso, un altro sogno è giunto al termine, un altro solstizio sta iniziando.

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Non ho il pollice verde http://www.360giornaleluiss.it/non-pollice-verde/ Sat, 06 Jan 2018 09:29:26 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9127 Lasciatemi essere chi voglio essere, lasciatemi essere chi dico di essere. Lasciatemi sbagliare nel mio modo giusto di vedere le cose che poi maturerà al tempo opportuno. Lasciatemi i miei tempi, i miei spazi, che a volte si stringono un po’. Lasciatemi il mio mondo, solitario ma così colorato da far bruciare gli occhi. Lasciatemi,

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Lasciatemi essere chi voglio essere, lasciatemi essere chi dico di essere. Lasciatemi sbagliare nel mio modo giusto di vedere le cose che poi maturerà al tempo opportuno. Lasciatemi i miei tempi, i miei spazi, che a volte si stringono un po’. Lasciatemi il mio mondo, solitario ma così colorato da far bruciare gli occhi. Lasciatemi, me.

È così bello quando a volte riusciamo ad auto convincerci che sì, possiamo far finta che tutto il mondo intorno a noi (ed intendo il mondo di relazioni, più strette o meno) non esista. Ma più che non esistere del tutto, è come se fossimo capaci di pensarlo come in stand-by, un flusso di fiume in pausa, una lancetta dei secondi prima di corsa poi ferma. Le preoccupazioni diminuiscono, la mente sembra più leggera. Che giorno è oggi? Non lo so e mi va bene così.

Decidiamo di dedicarci a chi vogliamo, a cose che ci fanno solo bene. Momenti che si allungano e acquistano valore anche se tempo e spazio si stringono. Poco tempo, pochi chi. Eppure, ogni istante scelto diventa una memoria, diventa qualcosa da ricordare per davvero. Come uno di quei racconti che facilmente troveresti in un diario non giornaliero né settimanale, con pagine interamente bianche non segnate da righe ma da lacrime di gioia e di dolore. Pagine ingiallite, angoli consumati.

Stringere lo spazio diventa sempre di più un’esigenza involontaria, un bisogno di ricevere emozioni vere. E quando gli occhi si alzano verso il mondo esterno, così carico di foto con finti sorrisi che non diventano ricordi ma solo un post da cui togliere il proprio nome tra un paio d’anni, gli angoli delle labbra si levano leggermente, gustando il piacere di sentirsi nel (piccolo e ristretto) spazio giusto.

Il mio mondo mi piace proprio per questa sua caratteristica: capace di stare insieme, amante della solitudine. Quando i rumori del mondo esterno bussano troppo forte, chiudere la porta è facilissimo. No, non voglio starci. No, non sono così. Si, decido io con chi passare questo tempo prezioso. Che sia con me stessa, che sia con chi rientra anche nella nostra più totale solitudine, che sia con il valoroso protagonista di un romanzo… la scelta è solo mia.

Eppure, questi momenti si contrappongono a giornate in cui le porte sono spalancate. Il colore non manca mai in realtà, neanche quando la porta è chiusa. Il portone mi piace riverniciarlo ogni stagione, ma anche ad ogni cambiamento di umore. Praticamente, il pennello è sempre a portata di mano. Ma quando le porte sono aperte, sul muro del mondo si dipingono strisce grezze di vernice, stese in modo grossolano e spesso, con qualche colatura; come se qualcuno avesse preso un po’ di vernice nel palmo della mano e l’avesse lanciata contro la parete bianca.

Dopo aver gettato i colori contro il muro, alcuni nodi si formano nella lunga chioma dorata del nostro amato mondo solitario. Il flusso del fiume non si ferma, la lancetta dei secondi non smette mai di correre. Ci sono cose che non possiamo rinviare a lungo, cose che non possiamo mettere in stand-by. Soprattutto perché poi sciogliere i nodi fa sempre male, qualsiasi sia il pettine. E allora bisogna occuparsi dei nodi come fiori che, prima di appassire, ci offrono l’ultima opportunità per salvarli.

Non ho il pollice verde. Il mio mondo con il mio tempo e i miei spazi mi sembra così perfetto e confortevole. Bisogna davvero dare conto al mondo esterno? Bisogna davvero coltivare tutto e far crescere un rigoglioso giardino? Io dico ancora, a modo mio, no. Voglio un orto, non un giardino, perché i fiori non mi piace guardarli appassire con le mani nelle mani.

E questo orto lo voglio all’interno delle mie porte. Questa è la parte più importante: coltivare sì, ma con chi e cosa scelgo di dividere quel tempo speciale, quel tempo che crea ricordi. Voglio dare retta al mondo che mi dà emozioni vere, perché altrimenti le pagine del mio diario ingialliscono senza alcun inchiostro. Dico sì ad un po’ di sana scelta ed egoismo, quel pizzico che serve per farci essere felici: riconoscere ciò che ci fa stare bene.

E allora lasciatemi, me. Lasciatemi il mio portone giallo e l’orto delle meraviglie che poi colgo e cucino per tutti, col grembiule bianco macchiato che mi fa sentire un po’ una pittrice. Lasciatemi i colori abbaglianti e la solitudine, il mio paradosso preferito. E se bussate, siate pronti a vivere vere emozioni.

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Oltre il sipario http://www.360giornaleluiss.it/oltre-il-sipario/ Thu, 14 Dec 2017 14:54:06 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9090 Il potere è difficile da definire. C’è chi dopo averlo avuto lo ha ripudiato e chi non può farne a meno. L’unica cosa di cui si può essere sicuri è che ha una sua attrattiva e non ammanta solo chi lo detiene ma investe tutti coloro che non ce l’hanno. E’ curioso che l’unica maniera

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Il potere è difficile da definire.
C’è chi dopo averlo avuto lo ha ripudiato e chi non può farne a meno.
L’unica cosa di cui si può essere sicuri è che ha una sua attrattiva e non ammanta solo chi lo detiene ma investe tutti coloro che non ce l’hanno.

E’ curioso che l’unica maniera per ottenere il potere, in un paese liberal-democratico come il nostro, è irretire chi non ce l’ha. Già, perché senza legittimazione, in Italia, il potere non lo puoi conservare (per fortuna).
Ed è qui che si compiono i sacrifici! Non sempre è possibile essere coerenti con i propri valori in politica, ma si possono sigillare i più preziosi condividendone alcuni con gli altri.
La politica è così e anche se a volte si fanno scelte di convenienza, questo è il prezzo del pluralismo, che ci è così caro quando siamo noi la voce fuori dal coro e così fastidioso quando sono gli altri a pensarla diversamente da noi.
Ma ora, perché alcuni politici, che si vantano di essere integri e incorruttibili, vanno sempre contro corrente senza nemmeno fare lo sforzo di accordarsi per il bene dei cittadini?
Strano ma vero, chi fa compromessi non è forte, chi si accorda con il “nemico” non merita il nostro rispetto, poco importa quale sia la sostanza dell’argomento.
Chi invece si erge sopra la massa, chi si batte (non importa per cosa) in una irrealistica perenne battaglia contro coloro che soggiogano chi il potere non ce l’ha, è visto con ammirazione, un sentimento che viene dalla “pancia”. Siamo certi: lui si sta battendo per noi.
E’ proprio grazie alla teatralità della farsa che le emozioni tradiscono gli elettori, che per mancanza di interesse o per scarsa fiducia si informano soltanto sulle parole tracotanti di chi il suo mestiere lo fa bene (non la politica).
Però anche a questi uomini è richiesto un sacrificio: non si possono permettere il lusso di avere un’opinione vera (come la aveva l’opposizione di un tempo) a causa della loro natura liquida che si riversa sulle inquietudini, sui dubbi e sulle false coscienze di molti cittadini.
L’unico modo di acquistare voti fa leva sulla capacità di insidiare chi un’opinione non ce l’ha ancora e questa forza è e sarà considerevole fin tanto che ci saranno coloro che non credono nella politica.
La vera opinione di questi leader, se esiste, non si conosce: probabilmente non coincide con la condotta di partito e sicuramente non segue lo spirito degli elettori come una canna al vento.
Ma in fondo non è questo che interessa, ma il potere… quelli che il potere non l’hanno mai voluto.

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Del vivere secondo virtù http://www.360giornaleluiss.it/del-vivere-secondo-virtu/ Mon, 11 Dec 2017 11:39:46 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9086 Come sarebbe il mondo se scegliessimo di vivere, ognuno, secondo le proprie virtù e le proprie ambizioni? Come sarebbe il mondo se ogni giorno, ognuno di noi, si alzasse con il sorriso perché consapevole di vivere secondo i propri valori? Come sarebbe il mondo se ognuno di noi prendesse in mano la propria vita, decidendo

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Come sarebbe il mondo se scegliessimo di vivere, ognuno, secondo le proprie virtù e le proprie ambizioni? Come sarebbe il mondo se ogni giorno, ognuno di noi, si alzasse con il sorriso perché consapevole di vivere secondo i propri valori? Come sarebbe il mondo se ognuno di noi prendesse in mano la propria vita, decidendo di vivere secondo i propri termini?
Siamo qui solo di passaggio. Persino il ricordo di noi potrebbe non vivere nel tempo se non creiamo qualcosa di grande. Il punto di partenza è la consapevolezza.
Bisogna pendere atto che tutto questo finirà. Io non sarò più niente. Tu non sarai più niente. Nessuno di noi lo sarà. Ognuno di noi nasce con un tempo limitato da spendere qui. Tutto questo spaventa se ci si pensa, ed è perfettamente normale. Ma da questa visione può, e deve, scaturire una rinascita; da questo momento in poi tutto perde di significato. Il nostro tempo è limitato, abbiamo davvero bisogno di sprecarlo per cose che non portano giovamento?

È da qui che il frastuono quotidiano diventa solo un lieve brusio, costante, ma in sottofondo.
Dal silenzio, poi, ci si può ascoltare. Dallʼascolto, poi, ci si può capire. Dalla comprensione, infine, scaturiscono le azioni che determinano la nostra realtà. È vivere la realtà secondo i propri pensieri il fine ultimo di questa vita, cercando di essere dʼispirazione per gli altri. Ma per poter dare, in maniera incondizionata, occorre prima essere completi ed in pace con se stessi.
Quindi coltiva i tuoi interessi, impiega il tuo tempo secondo virtù e capacità che possiedi, vai oltre le cose. Sviluppa la curiosità di un bimbo che non si accontenta mai, che cerca sempre di scoprire tutto. Tutto. Prenditi cura di te stesso; della mente e del corpo, che è il posto dove vivrai per sempre.
Coltiva la pazienza: come un fuoco inestinguibile, guarda alle disavventure come momenti di crescita, di riflessione, di miglioramento. O si vince o si impara; non si perde mai.
Sii resiliente.
Vivi nel momento presente, senza ansie per il futuro e imparando a dimenticare, perché rimuginare su cose accadute è come cercare di avere un passato migliore.
È vero, siamo su questo mondo per un periodo limitato, ma le nostre capacità sono infinite. Abbraccia completamente chi sei, fanne un vanto, esponilo senza paura.
Inizia a vivere davvero.

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Noi, funamboli http://www.360giornaleluiss.it/noi-funamboli/ Wed, 06 Dec 2017 10:33:37 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9074 Viviamo in un mondo di ansie, in bilico fra ciò che dovremmo e non dovremmo essere, cercando di definire chi realmente siamo. Camminiamo su un filo e non siamo funamboli. Ci sbilanciamo, spesso perdiamo quasi l’equilibrio, tentenniamo sul nostro prossimo passo e solo allora ci focalizziamo sul momento. Solo quando sentiamo di stare per cadere

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Viviamo in un mondo di ansie, in bilico fra ciò che dovremmo e non dovremmo essere, cercando di definire chi realmente siamo. Camminiamo su un filo e non siamo funamboli. Ci sbilanciamo, spesso perdiamo quasi l’equilibrio, tentenniamo sul nostro prossimo passo e solo allora ci focalizziamo sul momento. Solo quando sentiamo di stare per cadere giù, giù fino all’ignoto, allora sì: concentrazione per mantenere la posizione. Mento in avanti, sguardo fisso, non verso il basso, gambe flesse, braccia aperte, controlla il respiro.

Controlla il respiro.

Quando ci sembra di poter proseguire, avanziamo di un passo sofferto. Vorremmo correre incontro al nostro destino ed invece siamo lì, circondati da incertezza, bloccati dalla stessa nostra camminata lenta, molleggiata, flessuosa e al contempo agitata. Lo vediamo in lontanaza, questo destino di cui non riusciamo a definirne il contorno. Un futuro annebbiato, lontano, ma presente. Sappiamo che c’è, è lì dove il nostro filo si raggomitola su se stesso. Dev’essere per forza il nostro punto di arrivo. Ma quando ci arriveremo? E cosa troveremo? Questo senso d’inquietudine verso il domani, quando siamo così distratti da non vedere nemmeno l’oggi. Come se i giorni dovessero trascorrere, invece di viverli noi. Mai soddisfatti di chi siamo, di cosa abbiamo, di dove ci troviamo sul nostro percorso. Sempre impegnati a cercare risposte su chi saremo, cosa faremo e dove. È questo che ci frega. Siamo cresciuti con l’ambizione di sentirci completi solo dopo ‘esserci riusciti’. E ci dà fastidio quando non possiamo sapere esattamente in cosa dobbiamo riuscire, qual è il sentiero su cui possiamo rincorrere i nostri obiettivi. Ci sentiamo persi, frenati da noi stessi, dalle nostre domande e incertezze. Quale strada intraprendere? E a volte la pressione si fa più forte. Vedere gli altri impostare minuziosamente il loro futuro, vederli lanciati nelle loro decisioni e sicuri delle loro scelte. E noi ad un incrocio in cui non sappiamo dove girare, fermi, o così ci sembra, rispetto a tutto ciò che potremmo vivere. Come se sostassimo sornioni ad un verde appena scattato durante l’ora di punta, invece abbiamo solo il motore ingolfato, troppi giri, troppe ambizioni, troppe strade da intraprendere: tutte giuste o tutte sbagliate?

Storie di vita incerte

Eppure, forse, l’unica cosa che stiamo sbagliando è il punto in cui posizioniamo lo zero. Il sistema di riferimento che adottiamo è troppo lontano da noi, dalla nostra realtà di tutti i giorni, dalle piccole scelte. Siamo troppo incentrati sul futuro che perdiamo la cognizione del presente. Ci spingiamo avanti, sperando di avvicinarci al gomitolo, oasi di tranquillità e completezza, ma così distratti non ascoltiamo le vibrazioni della fune. Perdiamo sensibilità e indeboliamo il nostro equilibrio. Sì, dobbiamo spostare lo zero, posizionarlo su di noi e seguire le x. E questa volta avanzare con calma non peserà come prima, diventerà un moto continuo, formato da passi tutti egualmente essenziali per la nostra riuscita. Ci sentiremo completi nell’atto e non in potenza. Le ambizioni ci completeranno durante il cammino, il gomitolo non distrarrà i nostri passi flessuosi, non perderemo l’equilibrio. Non scivoleremo giù, giù nell’incertezza e non avremo bisogno di ricordarci ‘mento in avanti, sguardo fisso, non verso il basso, gambe flesse, braccia aperte, controlla il respiro’.

Controlla il respiro.

Come se sostassimo col motore ingolfato, ad un verde, nell’ora di punta: troppi giri, troppe ambizioni, troppe strade e invece, sornioni, solo distratti dal paesaggio.

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Diario di un poeta http://www.360giornaleluiss.it/diario-un-poeta/ Tue, 28 Nov 2017 11:18:35 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9061 Lunedì, mattina. Torno a percorrere la più scoscesa delle strade. Quella ghiacciata di foglie ed arbusti, dove l’immobile si rende mutevole, in una brezza autunnale da star male. Uno scalino in più non farebbe la differenza, se non fosse per una fastidiosa claustrofobia di quei colori grigi e quadrati dell’ascensore. Mi tremano le dita al

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Lunedì, mattina.
Torno a percorrere la più scoscesa delle strade. Quella ghiacciata di foglie ed arbusti, dove l’immobile si rende mutevole, in una brezza autunnale da star male. Uno scalino in più non farebbe la differenza, se non fosse per una fastidiosa claustrofobia di quei colori grigi e quadrati dell’ascensore.
Mi tremano le dita al solo pensiero che un altro passo potrebbe farmi battere il cuore più veloce, non tanto quanto la fatica, ma tanto quanto il sapere che, a breve, i suoi occhi si poseranno su di me. Un tremore che avrebbe potuto sentire rigido lungo la schiena solamente un qualcuno con i miei stessi passi, le mie stesse dita, le stesse speranze, quelle giovani, quella paura di potersi fidare della natura, quella voglia di mutare il sentimento, senza dover mai mutare il viso. Poiché, giorno dopo giorno, i piedi si fanno pesanti, gli occhi flebili, la voce lieve ed anche una stagione primaverile, una distanza di centinaia d’anni, saprebbe capire che non c’è differenza.
Le sedie in legno sembrano riscaldare il cuore, nell’attesa che quel profumo possa raggiungere le labbra del mio respiro.

 

Lunedì, sera.
Quella voce che mi chiama sembra risuonare più forte, ed ecco che riesco ad aprire gli occhi in una radura d’incertezze. Le immagini sono sempre le stesse. Un cappello di lana, una sciarpa, un paio di guanti, poggiati sulla scrivania nell’attesa che qualche fiocco di neve cada dai miei polsi.
I nervi si tengono sempre meno in piedi. Il freddo li rende immobili, quasi vogliosi di cadere giù per farmi gridare, tra una parola imprigionata in una lingua mortale, per mostrarmi che al di là del velo si nascondono delle piogge di un maggio ormai troppo lontano.
E proprio nel momento in cui non sono più in grado di pensare, tendo le mani al camino, vicino al tavolino, cercando di prendere carta e penna, ma le sue mani erano sempre lì pronte ad accarezzarmi. I suoi capelli, lunghi e ricci, sempre lì ad abbracciarmi, le sue ciglia sempre lì ad asciugare il mio sconforto, le sue labbra poggiarsi sulla mia fronte.
La frustrazione dilaga. Il mio tumore inizia a spandersi sul petto, e le lacrime si fermano ad osservare il cielo.
Mi chiedo se ormai scrivere quella lettera possa risolvere il mio enigma. Mi chiedo se quelle parole sappiano curare questo cambiamento. Mi chiedo se, adesso che la lettera è stata spedita, i miei occhi sapranno ritrovare quelle stelle.

 

Martedì, mattina.
Tra le domande che continuano a pungere la mia testa, ne rimane una che, toccando il fondo, mi spinge verso il basso.
Continuo a scrivere chilometri d’inchiostro tentando di trovare il significato più profondo di un’anima dubbiosa e graffiata, come se questo approccio biografico avesse smesso di esistere per un senso preciso. È stato il mio fare solitario a ridurmi così? Il mio atteggiamento distaccato?
Eppure, più quella domanda mi spinge verso il basso, più ricordo quanto il vento della domenica mattina avesse un sapore così pieno. Ricordo di come le certezze dipingevano questa voglia di felicità che ci spingeva a guardarci, senza pensieri, senza malintesi. Erano le sue risate, i suoi sorrisi, il suo fare disinvolto. Erano milioni e milioni di piccoli atti che mi hanno reso folle. Tanto folle, tanto frustrato, quanto gioioso di poter fiorire nella meno aspettata delle stagioni.
E continuo a chiedermi come faccia questa testa ad aver quasi raggiunto il pavimento, come facciano queste lacrime amare ad essersi trasformate in sorrisi.
Ma forse, pur consumando tutto l’inchiostro del mondo, non saprò mai rispondere a domande così complesse. Perché, tra domande così complicate, il mio cuore saprebbe solamente volere come risposta la sua voce.
La gioia nelle sue labbra.
La pace nei suoi occhi

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Esternare http://www.360giornaleluiss.it/esternare/ Sun, 26 Nov 2017 08:51:13 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9049 A volte le emozioni sono così tante che diventa difficile gestirle. Difficile ci sembra all’improvviso far prevalere quella più positiva, scacciando via segni negativi che vogliono far tramontare il sole sul nostro giorno un po’ troppo presto anche per una fredda giornata invernale. In realtà, dentro di noi sappiamo esattamente cosa dovremmo provare, quale dovrebbe

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A volte le emozioni sono così tante che diventa difficile gestirle. Difficile ci sembra all’improvviso far prevalere quella più positiva, scacciando via segni negativi che vogliono far tramontare il sole sul nostro giorno un po’ troppo presto anche per una fredda giornata invernale.

In realtà, dentro di noi sappiamo esattamente cosa dovremmo provare, quale dovrebbe essere l’emozione a dover dominare. E non necessariamente deve essere quella positiva, anche se ci speriamo fino all’ultimo che sia così. Ed è allora che un’emozione strana inizia a prevalere, una che probabilmente abbiamo abbandonato da piccoli per cose altrettanto piccole ed abbracciato da grandi per cose troppo grandi. La paura.

Capace di insinuarsi dentro l’animo lentamente e viscidamente come un serpente, la paura si avvolge in larghe spirali intorno al nostro corpo e solo quando inizia a stringersi il nostro respiro si mozza sempre un po’ in più, sempre più spesso. Fino a che sembra mancarci.

Ci sono due possibilità: o abbiamo troppe emozioni che ci sembra non esser capaci di gestire, o non ne stiamo provando proprio nessuna. E credetemi, fa molta ma molta più paura la seconda. Perché le emozioni ci rendono (maledettamente) umani, (maledettamente) capaci di vivere questa vita in modo vero, senza maschere.

Addirittura, capita di fare confusione tra il non star provando emozioni e l’averne troppe contemporaneamente. Ed in quell’istante è tutto così paradossale e assurdo che il mondo sembra estraneo, tutto si muove più lentamente e il sorriso è cosi forzato da potersi rompere in mille pezzi come un mosaico (pur sempre ordinato, ma in tanti minuscoli pezzi). Allora meglio nascondersi e correre ai ripari, al riparo da un me stesso che non riconosco e che non voglio riconoscere.

Eppure, appena ci nascondiamo nel nostro angolo prediletto, quello in cui riusciamo a vedere esclusivamente il muro davanti a noi e nient’altro, gli occhi si spalancano. No, le mie emozioni non sono morte. Sono vive, vive come me. Vive quanto me, esattamente quanto me. Il problema era che ci eravamo fatti sopraffare. Troppe, tutte insieme. Pensieri, mille pensieri che non ci rendono capaci di goderci dei momenti nel modo giusto. La paura si stringe intorno a noi in maniera così sottile e studiata da coglierci non solo impreparati, ma anche molto molto vulnerabili.

Ma è quando guardiamo con gli occhi spalancati quel muro liscio e bianco, familiare e rincuorante che siamo capaci di distinguere. Fare una cernita tra tutti quei battiti che stiamo provando: quella sì, era preoccupazione, l’altra ansia, un pizzico di eccitazione, un cucchiaio di tensione per il futuro, tanta tanta felicità e mezzo cucchiaino da tè di dispiacere.

Il passo successivo è scegliere: quale voglio far prevalere? Ed allora, tornando indietro a piccoli passi come Pollicino con le sue minuscole molliche di pane, ci ricordiamo di quel pensiero che ci era scattato in mente come una molla prima che la paura iniziasse a stringersi troppo: sapevamo esattamente cosa volevamo provare, qual era l’emozione giusta, quella naturale. Proprio quella lì dobbiamo lasciar andare, dobbiamo far sprigionare: che sia essa estrema felicità o abissata tristezza, riso di gioia o pianto disperato. Esternare. Senza più paura.

E se pure ci dovesse essere un 50 e 50, uno spareggio tra due di quelle tante emozioni, fate sì che vengano fuori insieme: proprio come deve essere. Vi ritroverete a piangere di gioia con un pizzico di malinconia e sorridere davanti a fotografie poggiate sulla scrivania che prima sembravano solo arredamento. La vita è così, (im)perfetta. Prendere o lasciare. Io ho deciso di prendere, più che posso.

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Per cosa vuoi soffrire? http://www.360giornaleluiss.it/cosa-vuoi-soffrire/ Wed, 25 Oct 2017 13:49:33 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=8979 Per cosa vuoi soffrire nella vita? No, davvero. Te lo sei mai chiesto?   Non è proprio una domanda comune. Eppure credo che sia importante. Vedi, ma sicuramente te ne sarai accorto, ci sono momenti in cui la vita sembra voltarti le spalle; momenti in cui di spalle sulle quali appoggiarti non ce ne sono;

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Per cosa vuoi soffrire nella vita?

No, davvero. Te lo sei mai chiesto?

 

Non è proprio una domanda comune. Eppure credo che sia importante.

Vedi, ma sicuramente te ne sarai accorto, ci sono momenti in cui la vita sembra voltarti le spalle; momenti in cui di spalle sulle quali appoggiarti non ce ne sono; momenti in cui, sempre sulle tue spalle, sembra gravare tutto il peso del mondo.

Ed è così che deve andare.

 

Senza “momenti no” non esisterebbero attimi felici. O meglio, non potremmo rendercene conto. Ogni cosa esiste perché esiste il suo contrario. Sta a te saper apprezzare il bello e il cattivo tempo. Sta a te goderti lo spiraglio di sole; sta a te imparare ad amare la tempesta, ballandoci dentro.

 

Allora, perché chiedersi per cosa soffrire?

Perché deve valerne la pena. Perché, per te, deve essere importante. Perché, altrimenti, sarebbe un dolore del tutto inutile.

 

Scegli con cura la tua sofferenza. Abbi cura di capire per cosa vale la pena lottare e quanto impegno dedicare a ciò che vuoi davvero. La tua resilienza alla sofferenza e agli avvenimenti della tua vita è ciò che ti definisce più di ogni cosa. Il modo in cui affronti tutti gli ostacoli la dice lunga su come, alla fine, arriverai al traguardo. E questo traguardo è solo tuo. Quindi sceglilo bene.

 

Per avere qualcosa, qualsiasi cosa, bisogna esser testardi e stringere i denti. Sembra semplice e lo è, in un certo senso.

Impegno. Disciplina. Sacrifico. Niente di più.

Ma è tutt’altro che facile.

 

Scegli bene per cosa versare le tue lacrime.

Scegli bene per cosa passare notti insonni e giornate intense.

Scegli bene per cosa dedicare anima e sangue.

 

Per cosa il tuo tempo è prezioso lo sai solo tu. Quindi fai la scelta giusta.

 

Nel lungo percorso della nostra esistenza, la strada che percorriamo è disseminata di buche e difficoltà. Deviazioni. Interruzioni. Ponti malconci e scricchiolanti.

Troverai ai bivi persone che penseranno di poter scegliere al posto tuo, dicendoti quale strada prendere. Ignora e lascia stare. Tu prosegui. Questa gente è in realtà senza meta, perché chi ha scelto la sua strada non ha tempo per fermarsi.

 

Quindi vai.

Vai ovunque tu voglia.

Scegli bene la tua strada.

Scegli bene i tuoi ostacoli.

Scegli bene per cosa soffrire.

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L’importanza di non essere perfetti http://www.360giornaleluiss.it/limportanza-non-perfetti/ Sat, 14 Oct 2017 15:21:06 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=8948 Lasciati andare dall’obbligo morale di essere perfetto. Butta via la costante ricerca di te stesso senza crepe, senza segni, senza difetti. Smetti di pensare all’impeccabilità. La perfezione uccide. Richiama alla mente tutti i momenti in cui hai pensato “aspetterò il momento giusto, lo farò quando sarà tutto perfetto”. Quel momento è mai arrivato? Io non

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Lasciati andare dall’obbligo morale di essere perfetto. Butta via la costante ricerca di te stesso senza crepe, senza segni, senza difetti. Smetti di pensare all’impeccabilità. La perfezione uccide.

Richiama alla mente tutti i momenti in cui hai pensato “aspetterò il momento giusto, lo farò quando sarà tutto perfetto”. Quel momento è mai arrivato? Io non credo, e non può che essere così. Le occasioni perfette non esistono, forse nemmeno si possono creare. Allora perché aspettare?

Agisci nonostante i dubbi, le incertezze e tutti i timori che hai. Buttati a capofitto nelle cose con la paura di sbagliare e la voglia di riuscire. Immergiti nelle cose con le tue domande senza apparente risposta, portandole come un vanto.
 Sono i tuoi difetti e le tue imperfezioni che ti rendono ciò che sei davvero. Immagina se nel mondo tutti fossero perfetti. Dove sarebbe l’unicità? Dove sarebbe il particolare che ricorderai? Dove troveresti ciò che ti fa battere il cuore, perché strano, diverso?

Tu sei i tuoi difetti, e tutto quello che secondo te non va. Sei lo sguardo non incrociato con altra gente, perché i tuoi occhi sono una piccola finestra sul tuo mondo, e questo mondo è tutt’altro che superficiale.

Sei i “proviamoci nonostante tutto, nonostante tutti”.
Tu sei quel grande universo che hai dentro e che non tutti capiscono. Ma è così che deve andare, perché siamo fatti per pochi, e non si può piacere a tutti. Essere amati da tutti vuol dire in realtà non essere amati da nessuno.

Tu sei i tuoi pensieri la notte quando non riesci a dormire, con il cuore che ti parla. Ed è lì che bisogna saper ascoltare. Perché il cuore sa sempre qual è la cosa giusta da fare. Qual è la cosa giusta per te. Sei tutte le volte che hai fatto qualcosa anche quando non ti sentivi all’altezza, riuscendo a stupire il mondo intero ed in primis te stesso.

Sei i tuoi fallimenti e le tue cose non riuscite. Perché fallire vuol dire provare. E se ci provi non puoi che esser vivo. E non c’è niente di più bello.

Io dico prova. Sbaglia. Prova ancora. Io dico agisci. Io dico sii vulnerabile. Senza giustificazioni per i tuoi modi di fare e per i tuoi modi di essere.

Io dico, risveglia il gigante che è in te e che è capace di tutto.

Non è davvero mai troppo tardi per essere ciò che saresti potuto essere. E, per diventare chi sei veramente, accetta ciò che sei nella tua interezza. Senza alcuna presunzione o voglia d’esser diverso. È l’essere unici che ci rende speciali. Quindi perché cambiare?

Non prendere questo articolo come assoluta verità. Prendi questo articolo come un diverso punto di vista. Un punto di vista certamente non perfetto.

Ed è giusto che sia così.

 

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Paralisi http://www.360giornaleluiss.it/paralisi/ Sun, 24 Sep 2017 15:55:30 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=8867 La sensazione è la stessa di qualche giorno fa. La stessa di qualche settimana, forse mese, se non di qualche anno fa. Ma forse poco importa. Poco importa il tempo nel momento in cui ho solamente un paio d’occhi coperti di nebbia. Come se l’aria che in questo momento sto respirando, si fosse resa densa.

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La sensazione è la stessa di qualche giorno fa. La stessa di qualche settimana, forse mese, se non di qualche anno fa. Ma forse poco importa.

Poco importa il tempo nel momento in cui ho solamente un paio d’occhi coperti di nebbia. Come se l’aria che in questo momento sto respirando, si fosse resa densa. Posso toccare granelli di ossigeno con delle mani dissolte nei secondi che scorrono, posso afferrare manciate di sabbia trasportata dal vento, in questo deserto di sospiri.

La sensazione è la stessa dell’ultima volta in cui piansi, eccezion fatta per le lacrime, che non scendono più. È quella situazione in cui un nodo alla gola sembra carpire le vocali dalle frasi, le consonanti dalle parole, i polmoni dal mio petto. È quell’emozione che si prova nel momento in cui lo sguardo si fa meno nitido, e spostatosi dal paesaggio azzurro del cielo, cade in basso atterrito a fissare l’asfalto sotto i miei piedi, ad uno stato quasi liquido da poterci annegare.
Osservo a pochi centimetri, intorno al mio campo visivo e non vedo altro che radure spinose di edifici abbandonati. Una ringhiera divide la strada sotto la suola delle mie scarpe e un bosco verde, rigoglioso di dubbi e domande.

Io sono lì, lì nel mezzo ad attendere qualche caro amico che possa passarmi un testimone. Ma quanto tempo è passato? Sono io, sono proprio io ad essermi congelato in me stesso? Paralizzato, come in un sogno lucido, cerco di dimenarmi, per avvicinarmi alla ringhiera, ma il corpo non risponde. Ho perso ogni briciolo di mentalità, di capacità, ho perso la voglia di creare, di poter inventare una scorciatoia, fuggire.

Incomincio a gridare, ma la voce si fa fioca, le palpebre affievoliscono, ed una folata di vento spettina i miei capelli. Immagino me stesso in piedi, sotto un sole cocente, uno sfondo western, una sfida tra me e la vita. Gocce di sudore cocenti grondano dalla fronte, raggiungono labbra

Chiudo gli occhi. Muovo una gamba ed il piede avanza in queste sabbie mobili d’acciaio. L’aria è pesante come il cemento. Decido di non mollare, ma non riesco. Non riesco a reagire. Ed è lì che il piede affonda. Cado per terra, ed atterrito innalzo gli occhi al cielo, per una pietà irraggiungibile. Inizio a vedere le sagome di chi ho abbandonato, pensando di poter riuscire, con le mie forze, a raggiungere quel bosco di quesiti immobili.

Mentre annego sorrido, fingendo di poter piangere, guardando un’ultima volta quel manto reso nebbioso semplicemente da uno spiraglio di scelte sbagliate. Ma sorrido. Sorrido finché l’asfalto non abbia finito completamente di ingoiare le mie risate, perché la paralisi, ormai finita, porta via con sé la pesantezza di questi respiri.
E naufragando, inizio ad accettare questa voglia di poter ricominciare da capo. Di poter sbagliare di meno, di poter dire la cosa al momento giusto, per non masticare più amaro, ma dolce. La sensazione è diversa. Ho un corpo che cambia, una mente che cambia.

Getto fuori l’ultimo respiro chiudendo gli occhi, e riaprendoli intravedo la via giusta. Il sentimento è diverso, l’emozione è cambiata, e per quanto questo possa essere sempre l’io che conoscevo, sono pronto al cambiamento che ho voluto.
A ciò in cui mai ho creduto. A ciò in cui ho sempre sperato.
Perché è da zero. Perché è da qui che io ora voglio ricominciare.

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