Attualità – 360°- il giornale con l'università intorno http://www.360giornaleluiss.it Fri, 16 Mar 2018 19:15:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.2 http://www.360giornaleluiss.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/cropped-300px-32x32.png Attualità – 360°- il giornale con l'università intorno http://www.360giornaleluiss.it 32 32 97588499 “Italia 18”, un’analisi a caldo http://www.360giornaleluiss.it/italia-18-unanalisi-caldo/ Wed, 07 Mar 2018 13:08:07 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9235 Un risultato per molti inaspettato, un’ Italia spaccata in due. Cosa succederà adesso? Hanno votato più di 7 italiani su 10: l’affluenza è stata intorno al 73%, e già questo è un grande traguardo considerato l’atteggiamento di rassegnazione del popolo italiano negli ultimi anni. Ma è stata proprio questa rassegnazione, questa disperazione a portare una

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Un risultato per molti inaspettato, un’ Italia spaccata in due. Cosa succederà adesso?

Hanno votato più di 7 italiani su 10: l’affluenza è stata intorno al 73%, e già questo è un grande traguardo considerato l’atteggiamento di rassegnazione del popolo italiano negli ultimi anni. Ma è stata proprio questa rassegnazione, questa disperazione a portare una ventata di cambiamento. Chi ha perso? Ha perso l’establishment.

Chi ha vinto? Questo è meno chiaro.

L’Italia si è divisa: il 4 marzo ha prevalso il Movimento 5 Stelle soprattutto al Sud della penisola, ottenendo il 32.53% dei seggi alla Camera e il 31.95% al Senato che, in numeri, equivale a rispettivamente 231 e 115 seggi. Si è così delineato come il primo partito d’Italia, ostacolato “solo” da una coalizione più grande di lui: quella del centrodestra. Soprattutto al Nord della paese, si è votato per Lega in primis e Forza Italia in secundis, il centrodestra ha così ottenuto il 36.96 % alla Camera e il 37.44% al senato, ovvero 259 e 158 seggi (sommando quelli ottenuti da Lega, Forza Italia, Fratelli di Italia e Noi con l’Italia – Unione di Centro). E adesso? Nessuno di questi numeri arriva a 316. Questo è infatti il magic number per far sì che un governo effettivo si possa formare. Sono necessari accordi. Servono nuove alleanze. Ma sembrano impossibili da raggiungere: tutti vogliono governare. I due leader ad emergere sono il segretario del partito M5S, Luigi di Maio, e il segretario della Lega, Matteo Salvini: è lui a prevalere nel centrodestra dal momento in cui il suo partito ha battuto tutti gli altri all’interno della coalizione. Il futuro è ancora incerto e c’è molto timore, ma anche tanta speranza. Gli scenari possibili sono tanti: si potrebbe decidere di formare un esecutivo M5S-Lega-FdI che rappresenterebbe al meglio il volere degli Italiani, oppure il M5S potrebbe scegliere di schierarsi con PD e LeU, anche se in molti sembrano essere infelici d’innanzi a questa ipotesi e, non solo, non si sa chi potrebbe guidare una coalizione di questo tipo perché l’alleanza di centrodestra potrebbe opporsi ad avere di Maio a Palazzo Chigi. Insomma, per i prossimi giorni si prospetta una caccia alle alleanze da parte delle due forze prevalenti e la speranza più grande è che, in politica, si faccia finalmente l’interesse non dei politici ma dell’Italia e degli Italiani. Italiani che hanno espresso il loro volere tramite il voto ed hanno scelto la via meno facile, più rischiosa, e non solo: che sarebbero disposti a votare ancora qualora gli accordi ipotizzati non venissero raggiunti. L’Italia non è rimasta in silenzio e non lo farà più: faremo sentire la nostra voce ancora, e ancora se ci venisse chiesto di riandare al voto, se il programma concordato non rispecchiasse il nostro volere, ma soprattutto se le cose non dovessero cambiare.

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“La notte degli insuccessi” http://www.360giornaleluiss.it/la-notte-degli-insuccessi/ Mon, 05 Mar 2018 12:10:04 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9231 “La notte degli insuccessi” la hanno definita, e forse è proprio così. Non sono riuscita a stare sveglia tutta la notte per seguire minuto dopo minuto gli sviluppi risultanti dallo spoglio delle schede, ma quando sono andata a letto, alle 3 del mattino, una cosa era chiara: i 5 stelle avevano vinto. Ciò che invece

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“La notte degli insuccessi” la hanno definita, e forse è proprio così.

Non sono riuscita a stare sveglia tutta la notte per seguire minuto dopo minuto gli sviluppi risultanti dallo spoglio delle schede, ma quando sono andata a letto, alle 3 del mattino, una cosa era chiara: i 5 stelle avevano vinto. Ciò che invece è cambiato durante le mie sei ore di sonno, è stato il secondo partito alla Camera; infatti sono andata a letto con la Lega in testa e il PD pronto ad accettare il doppio fallimento (terzo partito alla Camera e non raggiungimento della soglia del 20%), e mi sono svegliata con il PD come secondo partito alla camera, ma comunque sotto la soglia del 20% e con la Lega a neanche un punto percentuale.

Da questi primi dati si potrebbe parlare di “grandi successi”, almeno per alcuni, eppure nessuno credo si ricorderà questa notte come una di vittorie, se non Salvini e Di Maio, loro si.

Ad ora, mezza giornata del 5 Marzo, non si sa ancora chi andrà al Governo. I cinque stelle hanno sbancato ovunque, soprattutto al centro e sud, ma “il nord è blu”, e infatti la coalizione di centrodestra ha conquistato tutto il nord, con grandi risultati, tanto che Salvini si è guadagnato i complimenti della grande Marine Le Pen, figlia del partito francese “Fronte Nazionale” che si schiera all’estrema destra, e che in Francia era riuscito a fare un grande risultato alle ultime elezioni.

Ieri sera, come anche questa mattina, si è parlato della “vittoria dei partiti anti-estabilishment”, che è un modo carino per dire anti-sistema. I cinque stelle, si sa, ricadono fieramente in questa categoria, ma anche la Lega è stata inclusa nonostante le polemiche e la contraddizione dei suoi esponenti. Salvini, che prima di capire di aver miracolosamente superato Fratelli d’Italia si nascondeva dietro l’ombra di Berlusconi, oggi ci tiene a rimarcare la sua posizione, che si distingue da quella dei suoi alleati di centrodestra, ma che soprattutto non ha niente a che fare con i pentastellati. Eppure, se si vuole fare un governo, certo è che non si possano mettere in un angolo Di Maio e la sua squadra.

E ora finalmente vorrei fare il punto su Di Maio, che ha dimostrato di saper ben utilizzare le sue doti da stratega, tanto da potersi permettere di dire, già alcuni giorni prima delle elezioni: “ci hanno deriso sinora, ma lunedì rideremo noi”. E infatti, Di Maio ieri notte rideva, rideva tanto, e abbracciava la sua squadra, mentre a noi scendeva la lacrima.

I cinque stelle raccolgono la voglia di cambiare, di sradicare un paese vecchio e logoro, per dargli “un nuovo volto”, e con questi begli slogan hanno conquistato il cuore di molti, ma questa moltitudine di aventi diritto al voto, non ha forse fatto bene i conti. Oltre all’alleanza che Di Maio infatti dovrà stringere-nel caso in cui andasse al Governo- con uno di quei partiti con cui aveva detto che mai si sarebbe alleato; è sconfortante come, nonostante l’ammissione dello stesso leader pentastellato di essere deriso da tutti i suoi avversari, fossero essi di destra  di sinistra, nessuno si sia mai chiesto quale fosse il motivo di tanta derisione.

Ora, io non sono un’esperta di politica, e pertanto non voglio perdere tempo nel cercare di arrancare per riportare sommariamente le falle tecniche che esistono nel sistema “5 stelle” come in molti altri partiti; sono solo una ragazza di vent’anni, che a sedici è andata all’estero per tornare, e che doveva andare in un altro paese a fare l’università, ma ha deciso di restare. Io amo l’Italia. Studio Scienze Politiche con la speranza di guadagnare quel minimo di cultura che possa fungere da base per costruire una carriera in politica, e proprio per questo, ieri sera io volevo piangere. A questa Italia rivoluzionaria piace il “giovane” Di Maio: audace, caparbio, sveglio e che dona freschezza al panorama politico che perlopiù ci offre dei reperti storici piuttosto che dei politici. Nessuno si è chiesto quindi come soltanto il leader cinque stelle sia riuscito, così giovane, a ricoprire la carica di vice-presidente della Camera? Ecco il perché: nonostante possegga tante qualità fondamentali per un leader, il Signor Luigi non ha una laurea, non ha completato gli studi, e quindi ha potuto “velocizzare” il proprio percorso. Voglio precisare, che la persona più colta che conosco, mio padre, una laurea non ce l’ha, e nonostante ciò gode della mia più grande stima. Il discorso “laurea” va affrontato- credo- nel momento in cui un giovane, seppure sveglio e pieno di iniziativa, si propone per ricoprire cariche istituzionalmente importanti senza un minimo di conoscenza ne di esperienza. Al secondo anno dei miei studi, ritengo che un’istruzione politica sia fondamentale per guidare il Paese, perché dalla storia si impara, perché per guardare ad un futuro più luminoso con consapevolezza, bisogno guardare agli errori del passato, conoscere teorie economiche, filosofiche e politiche, conoscere le Relazioni Internazionali che ci legano agli altri Paesi, conoscere i punti deboli e i punti di forza della nostra terra, da Nord a Sud, per poter capire il passato e affrontare il futuro.

Di Maio in un’intervista ha detto: “Noi non distribuiamo poltrone”, riferendosi al fatto di essere stato l’unico ad aver inviato per email la lista dei suoi Ministri: un’altra mossa da grande stratega. I Ministri 5 stelle sono giovani, audaci e senza un minimo di esperienza, e per constatarlo basta guardare i lor curriculum facilmente reperibili online. Una addirittura, si è inventata un dottorato di ricerca, ma agli elettori questo non interessa, perché l’importante è la “trasparenza” di aver messo fuori i nomi in anticipo, se saranno persone valide si vedrà.

Concludo dicendo che la scorsa notte, per me, non è stata di grandi vittorie, ma piuttosto di grandi sconfitte. E non mi riferisco alla sconfitta di un partito in particolare, quanto più alla sconfitta di un ideale. Si perché nella mia testa, in maniera un po utopica lo ammetto, avrei voluto un Governo di giovani volenterosi, ma con alle spalle se non l’esperienza, quantomeno un solido bagaglio di conoscenze nei loro ambiti di interesse. Mi immaginavo un’Italia che, guidata da chi è troppo giovane per essere stanco, disilluso, o insoddisfatto, si facesse carico degli altri, per farci riemergere da un punto di vista economico, politico, culturale ed ideologico. Avrei voluto una ventata di cambiamento si, ma mitigata dalla consapevolezza che le cose vanno cambiate tramite il dialogo e non le urla, con l’umiltà di ascoltare il prossimo, e non con la faccia tosta di chi vuole andare avanti senza sentire ragioni.

Oggi la mia “Italia dei sogni” ha perso, ma io continuerò a crederci e a studiare, e a discutere con chi ha un’idea diversa dalla mia ma che nonostante ciò vuole dialogare perché alla fine crede in un Paese migliore di così.

 

 

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Liberi ed eguali, senza distinzioni (o quasi) http://www.360giornaleluiss.it/liberi-ed-eguali-senza-distinzioni/ Thu, 15 Feb 2018 11:32:48 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9189 La nostra carta costituzionale, all’art.3, sancisce uno dei principi cardine non solo di ogni testo normativo del nostro paese, ma anche della Costituzione stessa: il principio dell’eguaglianza. Per questo ideale – sembra banale dirlo – la gente ha combattuto ed è morta. Per appiattire tutte le classi sociali, per uniformare tutti i cittadini davanti alla

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La nostra carta costituzionale, all’art.3, sancisce uno dei principi cardine non solo di ogni testo normativo del nostro paese, ma anche della Costituzione stessa: il principio dell’eguaglianza. Per questo ideale – sembra banale dirlo – la gente ha combattuto ed è morta. Per appiattire tutte le classi sociali, per uniformare tutti i cittadini davanti alla legge e nei rapporti far di loro, fu necessario un cambiamento epocale, quello della Rivoluzione francese. Dopo questa tappa fondamentale per la storia dell’uomo, del cittadino e della persona umana, per la prima volta vennero eliminate quelle barriere che dividevano una classe dall’altra. Il termine egualitè veniva pronunciato non più per rivendicazione, ma quasi sbandierato come la più straordinaria e impensabile delle vittorie.

 

Nel 1946-47, la nostra assemblea costituente, composta da uomini di cultura prima piuttosto che da politici, nello stilare una lista di dodici principi fondamentali, non poteva non fare i conti con questo. Infatti, così recita l’art.3.1: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizioni personali e sociali”.

E’ più di un semplice articolo. E’ più di una semplice accozzaglia di parole separate da una virgola. E’ un imperativo: questo non vuol dire che vieti qualcosa o proibisca qualcos’altro. Questo garantisce e promette che situazioni diverse siano regolate in modo diverso e che situazioni uguali, debbano essere trattate in modo uguale. Non bisogna discriminare o fare distinzioni per quanto riguarda alcune caratteristiche: l’esperienza fascista ha insegnato – in modo tutt’altro che semplice – che chi la pensava diversamente dal partito unico, doveva essere mandato al confino. La nostra costituzione non è altro che una negazione di tutto ciò che è stato, il divieto di tornare indietro non solo nei fatti, nelle azioni, nelle parole, ma anche nei pensieri. Che quell’ideologia possa sparire dalla mente del cittadino italiano.

 

Ha scosso la mia coscienza, l’essere venuto a conoscenza, pochi giorni fa, che lo stesso Gabriele D’Annunzio, uno dei precursori dell’ideologia fascista ( nonché idolo del “duce” ) nella sua breve  – e a mio avviso irrazionale – “reggenza del Carnaro”, abbia inserito nella carta costituzionale, redatta da Cesare De Ambris nel 1920, un articolo che non esiterei a definire “precursore” del nostro art.3. In particolare, al comma 2, recita: “Essa conferma, perciò, la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, classe e religione”. Fa molto riflettere che un uomo di destra come lui, fosse tutto meno che razzista.

 

L’episodio di Macerata di qualche giorno fa, si ricollega facilmente a questo. Luca Traini ha sparato – ferendoli – su sei africani nel centro storico di Macerata. Il motivo che lo ha spinto a fare ciò, è di matrice razzista e discriminatoria, in particolare dopo l’omicidio della 18enne Pamela Mastropietro (probabilmente per mano di due nigeriani). In casa dell’attentatore, sono stati ritrovati cimeli fascisti, manifesti, bandiere e il “Mein kampf”, il che ci porta a pensare che si tratti di un militante neofascista, oltre che apertamente leghista. La città di Macerata ha risposto negli ultimi giorni con numerosi cortei contro il gesto, anche se fa molto riflettere specialmente sotto elezioni. Quel principio sopra enunciato, è ancora valido oggi? Siamo davvero tutti eguali, senza distinzioni, pregiudizi e discriminazioni di alcun tipo? George Orwell avrebbe risposto “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono più eguali di altri” (La Fattoria Degli Animali, 1945).

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Festival di Sanremo: trionfano la musica e la competenza http://www.360giornaleluiss.it/festival-di-sanremo/ Mon, 12 Feb 2018 13:35:28 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9193 La 68esima edizione del Festival di Sanremo si è appena conclusa ed è stata una rivelazione inedita ed inattesa. Criticatissima nei mesi precedenti per l’età media presente alla kermesse, la piacevole sorpresa è stata rappresentata dallo share e dalla classifica finale; infatti, basti pensare che i tre finalisti erano tra i più giovani della competizione.

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La 68esima edizione del Festival di Sanremo si è appena conclusa ed è stata una rivelazione inedita ed inattesa. Criticatissima nei mesi precedenti per l’età media presente alla kermesse, la piacevole sorpresa è stata rappresentata dallo share e dalla classifica finale; infatti, basti pensare che i tre finalisti erano tra i più giovani della competizione.

Ad aggiudicarsi il tanto ambito “Leone d’oro” sono stati Ermal Meta e Fabrizio Moro, con una canzone che ha colpito anche i più scettici. Non mi avete fatto niente rappresenta la lotta in musica al terrorismo, la risposta a delle “inutili guerre”; parole di speranza che hanno commosso e rassicurato tutti. I due cantautori non sono stati affatto svantaggiati dalle critiche del presunto plagio, ma ne sono usciti addirittura più forti, rispondendo con la loro musica. La voce dolce e carezzevole di Meta e quella graffiata e decisa di Moro hanno dato ancora più forza e valore al messaggio contenuto nel loro brano.

Nessuno avrebbe dato un centesimo a Pierfrancesco Favino, non ancora molto popolare tra il grande pubblico televisivo, ma noto agli appassionati di cinema e teatro per il suo grandioso talento. Ebbene sì, durante questo festival ha fatto di tutto; cantante, ballerino e comico. Nell’ultima serata ci ha persino fatto piangere con il bellissimo monologo da lui interpretato e tratto da “La notte poco prima della foresta”. Quei minuti pieni di poesia ed arte hanno fatto il giro del web e raccolto consensi in ogni dove, rendendo popolare una situazione tragica dei nostri giorni in cui c’è chi si sente straniero ovunque e viene mandato da un paese all’altro come un pacco da spedire. Il monologo ha offerto un’enorme spunto di riflessione su una delle frasi che più sentiamo pronunciare oggi: “mandiamoli a casa loro”, senza pensare che “loro” hanno radici, vita e sentimenti. Sono stati quattro minuti e mezzo di agonia, in cui l’intensità dell’istrionico attore è stata essenziale ed ha colpito dritto al cuore degli spettatori.

Favino ha sicuramente vinto quest’edizione del festival e stregato il pubblico italiano; commovente il gesto di capitan Baglioni che, facendo un passo indietro, gli ha lasciato prendere l’applauso più lungo dell’ultima serata.
Il cantautore, alla guida della 68esima edizione del festival, si è sicuramente avvalso di una coppia vincente, come dichiarato da lui stesso in conferenza stampa: “Il merito grandissimo va a Michelle e Pierfrancesco, l’unico mio talento è stato l’essere andato a cercarli”.

In fondo, infatti, nessuno avrebbe dato un centesimo a Claudio Baglioni come direttore artistico, che invece ha cantato con tutti e curato minuziosamente ogni dettaglio purchè fosse la Musica a vincere. E, indubbiamente, ci è riuscito, riportando la canzone italiana al centro di tutto, facendola trionfare su teatrini futili e collaterali alla vera gara.

Baglioni è stato vincente, nonostante fosse dato per sconfitto: serietà, bravura e storia della musica italiana concentrate in un solo uomo. Il capitano coraggioso ha colpito nel segno per la maggior parte delle sue scelte e delle sue azioni; una fra tutte, la selezione delle Nuove Proposte, mai variegata e signficativa come quest’anno, e che ha visto trionfare Ultimo, il ragazzo che parla agli emarginati e agli sconfitti.

Nessuno ci avrebbe scommesso su questo festival. E invece, si è rivelato il festival dell’abilità, della capacità, della perizia, della preparazione, dell’esperienza e della pratica. Si è seguita una logica antica, ma essenziale (e ormai dimenticata in TV): ognuno fa ciò che sa fare. Senza strafare, senza fare salti mortali: siamo abituati ad un’epoca in cui le scrittrici diventano showgirl, gli attori parlano di politica e invece Baglioni ha ristabilito l’ordine cosmico. Ciò è stato proposto al pubblico anche dal dialogo tra Edoardo Leo e Pierfrancesco Favino nella serata finale, in cui ironizzano proprio su questo aspetto di “commistione” molto popolare in Italia.

Tutti hanno detto che non l’avrebbero guardato, e invece il festival ha fatto i migliori ascolti a partire dal 1999, con una media del 51,1% di share. Non sono mancati momenti down, com’è giusto che sia, e canzoni che non si è capito perchè siano state selezionate, ma il bilancio è nettamente positivo.

Molte persone credono che il Festival di Sanremo sia semplicemente un evento mondano, con delle canzonette; ma è la musica leggera a guidare e ad influenzare ogni tipo di coscienza. Quest’anno possiamo dire che l’Italia, in tutti i suoi aspetti, è stata rispecchiata dalle canzoni in gara: l’ironia e il sarcasmo di Arrivedorci, la dolcezza di una leggenda come quella di Cristalda e Pizzomunno, la reazione al terrorismo di Non mi avete fatto niente, la poesia in musica scritta da Dalla e il coraggio di opporsi alle imposizioni di Una vita in vacanza.

Sicuramente, quest’anno, non è mancata la sostanza fuori e dentro la competizione, e nonostante Sanremo possa essere una futile mondanità, rappresenta uno specchio per tutti. Come già accennato, la musica leggera fa parte della nostra cultura e del nostro costume e non bisogna vergognarsi di guardare Sanremo: rappresenta l’Italia, ci ricorda ciò che eravamo e ci presenta chi siamo diventati e, molte volte, anticipa chi diventeremo.

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“Prima viene il paese, poi il Partito” http://www.360giornaleluiss.it/prima-viene-il-paese-poi-il-partito/ Tue, 30 Jan 2018 13:25:02 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9158 Con questa frase di Willy Brandt, si potrebbe riassumere la complicata stagione post-elettorale in Germania, paese che da ormai quattro mesi non ha un governo. Finalmente, infatti, sembra si sia trovato il tanto atteso accordo fra Spd (socialisti guidati da Schulz) e Cdu, il partito di Angela Merkel che da ormai quattro legislature comanda incontrastata.

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Con questa frase di Willy Brandt, si potrebbe riassumere la complicata stagione post-elettorale in Germania, paese che da ormai quattro mesi non ha un governo.

Finalmente, infatti, sembra si sia trovato il tanto atteso accordo fra Spd (socialisti guidati da Schulz) e Cdu, il partito di Angela Merkel che da ormai quattro legislature comanda incontrastata. Finora. Quando, a fine settembre (prima delle elezioni), il leader dei socialisti aveva affermato di non voler più riformare la “grande coalizione”, ma desiderava piuttosto porsi all’opposizione, si profilava sullo sfondo di questo scenario da un lato instabilità politica, dall’altro l’avanzata di partiti di estrema destra o populisti.

Arrivano i risultati: il CDU un deludente 32%, poi SPD con il 20%. Subito dopo, la sorpresa è AFD (estrema destra), partito di chiara matrice nazionalista, euroscettico, guidato dal populista Bernd Lucke, che raggiunge il 12%. Risultato storico se pensiamo che quattro anni prima non avevano raggiunto nemmeno il 5%. Segue FDP (liberalisti), il partito di destra guidato da Christian Linder con il 10%. Tra i grandi chiude la sinistra radicale di LINKE (9%) e i Verdi (8%).

Dunque la situazione è chiara: due partiti di destra, uno moderato, l’altro estremo, sembrano influenzare non poco il futuro della Germania, sulle note di un populismo che già si è sentito in Francia, Inghilterra e Olanda, con esiti diversi

Segue, così, un complicato periodo di trattazioni e consultazioni che portano, nel giro di qualche mese, a un ripensamento di Schulz e alla conseguente frattura nei socialisti. Questo crede che per prima cosa venga la governabilità del paese tramite una forte maggioranza nel Bundestag, poi l’ideologia dei singoli partiti. A questo riaccostamento dei socialisti – o meglio di un’ala di questi – al partito vincitore delle elezioni, è seguito un rinegoziamento dei punti del programma, con particolare riguardo a sanità, lavoro precario e ricongiungimento dei profughi con i loro familiari. La votazione per decidere se coalizzarsi con il CDU ha, per fortuna del paese, avuto esito positivo (362 si e 280 no) e di conseguenza il partito si è salvato da una crisi senza precedenti. Come il suo leader, che ha emozionato l’aula con un discorso seguito da un minuto di applausi.

Ora la trattativa per preparare una nuova grande coalizione è realtà. Sono stati avviati i colloqui e la Merkel è costretta ad ampie concessioni o si dovrebbe tornare alle urne, evento, questo, che avrebbe del clamoroso.

Jean-Claude Junker ha affermato che la coalizione è un’ottima notizia sia per la Germania che per l’Europa intera, specie in questo momento nel quale solo questo paese può prendere le redini del vecchio continente. E per farlo serve una grande coalizione.

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Attacco a Save The Children in Afghanistan http://www.360giornaleluiss.it/savethechildren-attacco-jalalabad/ Wed, 24 Jan 2018 10:00:22 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9148 Afghanistan, 24 Gennaio- Quest’oggi, alle ore 9 locali (5.30 italiane), a Jalalabad City è stata attaccata la sede dell’ONG “Save The Children”, che, basata a Londra, da oltre novant’anni si occupa di aiutare i bambini in paesi devastati da guerre, insurrezioni e calamità naturali. In Afghanistan, la situazione è sempre più grave, e gli attacchi sempre

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Afghanistan, 24 Gennaio- Quest’oggi, alle ore 9 locali (5.30 italiane), a Jalalabad City è stata attaccata la sede dell’ONG “Save The Children”, che, basata a Londra, da oltre novant’anni si occupa di aiutare i bambini in paesi devastati da guerre, insurrezioni e calamità naturali.

In Afghanistan, la situazione è sempre più grave, e gli attacchi sempre più frequenti. Basti ricordare l’attacco kamikaze al Tabyan Media Center il 28 Dicembre dello scorso anno, dove le vittime furono 40, tutti civili, e ancora, quello più recente, di soli quattro giorni fa, all’Hotel Intercontinental di Kabul, un attacco da parte di un kamikaze e quattro uomini armati che durò ben 17 ore e che fece 43 vittime.

Quello di oggi è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi che hanno prodotto un elevato numero di vittime civili, ma tra questo e quelli precedenti vi è una sostanziale differenza, infatti, mentre gli altri due attacchi sopra citati sono stati reclamati dall’Isis, in questa occasione l’Emirato Islamico ha, forse onestamente, dichiarato di non aver nulla a che vedere con gli eventi riportati.

Sino ad ora sono due i morti e undici i feriti, ma il bilancio potrebbe crescere, infatti, nonostante la zona sia stata prontamente evacuata, all’interno dell’edificio stesso i militanti sono riusciti a prendere degli ostaggi e si trovano momentaneamente trincerati ai piani alti dell’edificio. Come anche in altre occasioni, per garantirsi l’accesso, gli attaccanti hanno utilizzato un kamikaze, per poi entrare e diffondere il panico. Un testimone- Mohammad Amin- ha raccontato di essere riuscito a fuggire saltando da una finestra, ma prima che ciò accadesse è riuscito a vedere un uomo, all’entrata dell’edificio, che si faceva strada con un lanciarazzi.

Nell’area colpita questa mattina non vi è solo la sede di Save The Children, infatti in vicinanza risiedono anche altre ONG e Uffici Governativi, il che rende possibile pensare che l’agenzia britannica non fosse il sito di interesse, ma essendo l’edificio ancora sotto assedio, le notizie rimangono incerte, come anche il numero di vittime.

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Tempi interessanti http://www.360giornaleluiss.it/9122-2/ Thu, 28 Dec 2017 11:14:08 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9122 Tempi interessanti, dunque. Di un mondo post moderno, post ideologico e post cristiano che, forse per la prima volta nella lunga- ma neanche troppo- storia dell’umanità, vuole fare a meno della politica e della religione; nella convinzione che la tecnica non ha certo bisogno di Dio e che il progresso rappresenti un processo irreversibile, inarrestabile

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Tempi interessanti, dunque. Di un mondo post moderno, post ideologico e post cristiano che, forse per la prima volta nella lunga- ma neanche troppo- storia dell’umanità, vuole fare a meno della politica e della religione; nella convinzione che la tecnica non ha certo bisogno di Dio e che il progresso rappresenti un processo irreversibile, inarrestabile ed assolutamente virtuoso: “avremo la possibilità di acquistare computers sempre più sofisticati ad un prezzo sempre più basso”.

Del mondo della post verità, delle fake news, della libertà sessuale e della laica inquisizione sulle molestie sessuali, della guerra dei sessi, delle battaglie per l’assestamento del medio oriente e della rottura del contratto sociale, almeno in Europa.

Di un mondo dove la Turchia di Erdogan rimprovera il Presidente degli Stati Uniti di avventatezza, e ha pure ragione.

Dove un approccio relativista, che dovrebbe essere adottato come extrema ratio, è diventato l’unico modo in cui sembriamo capaci di interpretare la società, i valori a cui essa deve ispirarsi e di dare risposte- a volte giuste- alle domande che ci poniamo, che sempre più spesso sono quelle sbagliate.

 

L’uomo è per natura buono o cattivo? Napoleone fu sovrano di popoli e signore di nazioni? Oppure un tiranno con cui la storia è stata già fin troppo tenera? Delle due cose l’una? O un po’ l’una e un po’ l’altro? Un certo assassino è colpevole o innocente? Dio esiste oppure no?

Quelle di questo tipo sono le sole domande in rapporto alle quali possiamo ammettere di non avere una risposta certa, per assumere una posizione di tolleranza nei confronti di quanti la pensano diversamente da noi e per cogliere tutte quelle sfumature che, a volte, caratterizzano situazioni complesse; la terra è tonda? O piatta come un vassoio d’argento? In realtà la terra è ovale, come un uovo. Accade, però, che si fondino religioni che hanno l’ambizione di dominare il mondo e che si condanni qualcuno alla pena capitale, cosa che accade praticamente ovunque nel mondo.

E’, invece, in rapporto a questioni che meriterebbero una predisposizione più radicale, o forse semplicemente un po’ più di coraggio, che oggi si adotta un approccio relativistico, quando si relativizzano i valori, che sono oggettivi, nel nome di libertà assurde o solo apparenti- dal libero amore al libero mercato-. O quando la società evita di ammettere che tutti devono essere assolutamente e totalmente uguali, che questa è l’unica cosa giusta,al di là di ogni dubbio, e che, di conseguenza, questo obiettivo dovrebbe essere perseguito da tutti e ad ogni costo.

E’ giusto che tutti abbiano pari dignità? Lo dice la Costituzione. Il buon senso dice che in una società ispirata alla logica del profitto personale e della sopraffazione non c’è dignità.

Se il sistema capitalistico è entrato in crisi praticamente in tutto il mondo, dove è impegnato a combattere contro i lestrigoni delle sue profonde contraddizioni interne e dove non sembra nemmeno più tanto apprezzato dall’opinione pubblica , il socialismo sembra l’unica via democratica ad un modello di governo alternativo. Chissà che, in questo senso, il PSE non sia un contenitore politico interessante e chissà che l’Italia, che all’interno del PSE ha la maggioranza con il partito democratico e che meglio delle altri nazioni europee resiste -almeno per ora- all’ondata delle destre e del nuovo liberismo leaderistico di matrice macroniana, possa essere il trascinatore di una trasformazione della gestione economica dello Stato.

D’altronde, proprio in Italia, sembrano esserci le condizioni, alcune più serie di altre, per il passaggio coraggioso ad un’economia di Stato.

E’ celebre il caso- letterario- del Giulio Cesare di Shakespeare, dove il dittatore democratico- e italiano- lascia tutti i suoi averi al popolo di Roma.

 

Meno celebre, perché sembra il tentativo di un dittatore sanguinario di rientrare incredibilmente nella scena politica nazionale continuandone a influenzare gli scenari, è il caso- reale- di un Mussolini che, ormai sconfitto, durante le trattative con il CLN, propone che sia lui a disporre a favore del popolo quei poteri che non esercitava già da tempo.

 

Non dimentichiamo che in Italia il partito socialista ha governato, per due anni, dal 91 al 93,e con tanto di ministero per le partecipazioni statali; con Craxi e con la democrazia cristiana, certo, e fino a Tangentopoli, senza la quale lo stesso Craxi sarebbe potuto diventare, secondo alcuni, uno dei Presidenti del Consiglio più virtuosi ed amati di sempre. Tanto che una parte della DC, forse per timore, gli avrebbe preferito qualche esponente del partito comunista, con il quale si era cercato di formare un Governo già dal 1976.

Passando dalle cose belle alle cose serie, dal piano delle speculazioni e delle suggestioni a quello delle proposte concrete- anche se vagamente provocatorie- e delle reali possibilità, bisogna chiedersi se, in Italia, ci siano le condizioni giuridiche per il passaggio da un’economia di mercato ad una di stampo socialista.

La Costituzione del 1948, in effetti, sancisce la libertà di iniziati economica all’articolo 41, in una sedesmateriae diversa da quella nella quale sono elencati i diritti fondamentali del cittadino e, cosa più importante, la funzionalizza al perseguimento dell’interesse generale, quasi a volerci lasciare un messaggio per un futuro, allora soltanto ipotetico, in un l’esperimento capitalista fosse fallito.

Se è dubbio che il diritto alla libera iniziativa economica possa essere “funzionalizzato” fino ad essere totalmente limitato , è certo che ci si potrebbe limitare ad abolire proprio l’articolo 41 della Costituzione, per realizzare un socialismo moderno e democratico, che possa convivere con la forma repubblicana e con la proprietà privata.

“Abolire l’articolo 41 della Costituzione”. Una proposta politica? O una provocazione che è seria solo in parte, tanto per evitare di continuare a dirci sempre le medesime cose, per allargare gli orizzonti a nuovi panorami, anche improbabili?.

Il risultato sarebbe quello di un socialismo a costituzione invariata, o quasi. Tale per cui potrebbe dirsi che ogni uomo nasce libero e socialista.

Sempre che il popolo, inteso come l’insieme dei soggetti politici presenti un un dato territorio  in un determinato periodo, non voglia ammettere che, arrivati a questo punto della storia, niente più può essere cambiato -neanche le cose sbagliate- , rinunciando a quel ruolo di creatore della storia universale che “egli” è chiamato a svolgere come una funzione.

 

 

 

 

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John Fitzgerald Kennedy: “Ich bin ein Berliner” http://www.360giornaleluiss.it/jfk-ich-bin-ein-berliner/ Fri, 22 Dec 2017 11:31:08 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9059 Curiosa – tanto quanto inaspettata – è la notizia delle ultime settimane riguardo la pubblicazione di un dossier dell’ FBI inerente l’omicidio del presidente americano Kennedy. Una verità per tanto tempo tenuta nascosta agli occhi di tutti. Quella verità, quella stessa libertà di espressione che, in un celebre discorso pronunciato a Berlino poco più di

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Curiosa – tanto quanto inaspettata – è la notizia delle ultime settimane riguardo la pubblicazione di un dossier dell’ FBI inerente l’omicidio del presidente americano Kennedy. Una verità per tanto tempo tenuta nascosta agli occhi di tutti. Quella verità, quella stessa libertà di espressione che, in un celebre discorso pronunciato a Berlino poco più di cinquant’anni fa, il presidente aveva esaltato come principale vanto del sistema democratico.

Dopo la resa della Germania, il paese cadde in una tremenda situazione di povertà e mancanza di risorse, nonché di isolamento. Trovandosi al centro di un’Europa martoriata dal conflitto mondiale, i tedeschi dovettero fare i conti un’inevitabile scissione: da est spingeva l’egemonia comunista, da ovest quella americana.

Dalle parole di un famoso discorso pronunciato a Fulton dal primo ministro inglese Winston Churchill (“da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico un cortina di ferro è scesa attraverso il continente”) , inizia quella che viene chiamata “Guerra Fredda”. L’Europa comincia a dividersi: i paesi occidentali firmano nel 1949 il “Patto Atlantico”, quelli dell’europa dell’est, invece, aderiranno nel 1955 al patto di Varsavia.

In mezzo al vecchio continente, stava la Germania: questa venne divisa innanzitutto in quattro zone d’occupazione ( Francia, Inghilterra, Stati Uniti e U.R.S.S.); le prime tre, vennero unite sotto il nome di Repubblica federale Tedesca (RFT); la parte ad est, invece, sotto il solo comando dell’Unione Sovietica, prese il nome di Repubblica democratica Tedesca (RDT). Nella parte occidentale le tre potenze attuarono delle misure per favorire l’unificazione monetaria. Nel 1949 venne inaugurato il cancellierato di Adenauer nella Germania ovest, caratterizzato dall’esclusione dei partiti comunisti e dal miracolo economico tedesco.

Berlino veniva rifornita tramite un ponte aereo e molte erano le persone che fuggivano da est a ovest. Così, nel 1961 venne costruito un muro che separava le due parti della città e impediva  ai cittadini dell’est di fuggire ad ovest. Molti furono i morti che, nel tentativo di raggiungere i propri cari, vennero ostacolati e uccisi dall’esercito dell’Unione Sovietica.

Il 26 giugno 1963, il presidente degli Stati uniti John Fitzgerald Kennedy, pronunciò un famoso discorso, simbolo della guerra fredda, delineando una netta differenza fra i due blocchi e recriminando ai sovietici che, gli Stati Uniti, a differenza loro “non hanno mai costruito un muro per tenere dentro i loro o per impedir loro di fuggire”. Il muro dunque, fu il banco di prova della supremazia della democrazia americana, sull’oppressione sovietica. “Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “Civis Romanus sum”. Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner.” Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino.[…] Consentitemi di chiedervi, come amico, di alzare i vostri occhi oltre i pericoli di oggi, verso le speranze di domani, oltre la libertà della sola città di Berlino, o della vostra Germania, per promuovere la libertà ovunque, oltre il muro per un giorno di pace e giustizia, oltre voi stessi e noi stessi per tutta l’umanità.”

In un monito passato alla storia, Kennedy sollecita i cittadini di Berlino ovest a guardare oltre quel muro, quel limite. Egli stesso, che aspirava lungimirante a vedere al di là di quel muro un’Europa libera e unita, riempì gli occhi dei berlinesi quel giorno, i quali, già dopo due anni, non sapevano vedere più cosa ci fosse oltre. La società comunista iniziava il suo progressivo declino e con essa la cortina di ferro che separava due parti di continente troppo diverse fra loro.

 

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La privacy dell’incoerenza  http://www.360giornaleluiss.it/la-privacy-dellincoerenza/ Tue, 21 Nov 2017 17:45:09 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9046 Il termine “evoluzione”, nella maggiore dei casi, include progressione, avanzamento, o un cambiamento di concezioni e significati che attribuiamo ai gesti e alle parole. Prendiamo sotto esame la parola privacy. Privacy significa: godere del diritto di riservatezza delle informazioni personali e della propria vita. Stando a tal definizione, noi siamo i primi detentori di un

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Il termine “evoluzione”, nella maggiore dei casi, include progressione, avanzamento, o un cambiamento di concezioni e significati che attribuiamo ai gesti e alle parole. Prendiamo sotto esame la parola privacy. Privacy significa: godere del diritto di riservatezza delle informazioni personali e della propria vita.

Stando a tal definizione, noi siamo i primi detentori di un possibile veto su tutto ciò che ci riguarda. La legge dà man forte a riguardo, sostenendoci come affermati proprietari della nostra vita in ogni campo.

Eppure è estremamente curioso come oggigiorno la più grande violazione di privacy provenga da noi stessi.

La stessa identica foto in intimo spalmata su Instagram in tutte le pose, con o senza specchio/gatto/fenicottero-gonfiabile, diventa un tabù se diffusa da terzi.

Ulteriore esempio lampante è la diretta globale dell’ecografia di un bimbo in grembo, monitorato e seguito da tutto il mondo stile “The Truman Show”.

E’ agghiacciante come recriminiamo il fatto che ogni persona che conosciamo a mala pena sappia già tutto di noi e ne parli a suo piacere, mentre non ci facciamo lo scrupolo di mettere i puntini sulle “i” del nostro background, riportato a caratteri cubitali in ogni profilo di ogni social network.

Chi decide siamo noi. Chi si vende siamo sempre noi. Gli ipocriti siamo ancora noi, quando pensiamo di urlare una ragione costruita sul beneficio di un potere decisionale, di un diritto.

La verità cari lettori è che non c’è più privacy. O meglio, non vi è più senso di rivendicarla.

Tutto viene messo in piazza, i soggetti del XXI secolo non tengono più nulla per sé. Condividere, condividere e ancora condividere. E non è tanto il “come”, ma quanto il “cosa”.

Il risultato è una comunità sociale strutturata sulle fondamenta di un “1984” fra le righe. Vi è mai capitato di sentirvi osservati? Sapete che siete voi a permetterlo?

Gli utenti che pubblicizzano la loro vita pensano di stendere un “red carpet” fittizio affinché ogni persona sia in qualche modo partecipe. E qui scopriamo una mania di protagonismo in visibilio, accompagnata da iniezioni di insicurezza pungente, la quale reclama attenzione in giorni pari e dispari.

Lo scopo primo è incuriosire. L’informazione alla “vedo non vedo”  è la strategia vincente, porta i contatti a volerne sapere di più.

Lo scopo ultimo è far sapere.

Ma far sapere cosa?

Tutto.

Dalla vita sessuale, ai referti medici di malattie che meriterebbero discrezione e riservatezza piuttosto che essere instrumentalizzati per portare il “gossip” sulla bocca di tutti.

Questa politica di commercio al dettaglio di informazioni personali è stata condivisa da un consistente e temerario 71% dei cittadini europei secondo uno studio condotto dall’Eurobarometro Data Protection 2015.

Questo ci porta a pensare che probabilmente lo stesso 71% acconsenta a condividere la frequenza con cui fa il suo tour de toilette sottoscrivendo giorno ed ora.

La nostra cara vecchia privacy, quasi elevata ad altarino morale in passato, va deteriorandosi mano mano e, sotto certi aspetti, questa perdita non sembra toccarci particolarmente. Anzi la nostra inclinazione verso una trasparenza a raggio universale risulta un accessorio che fa tendenza.

Se spendessimo un minuto in più a pensare quanto ci costi cara forse non saremmo così generosi nel pubblicare la nostra vita privata. Il lato oscuro della medaglia, come i cosiddetti cybercriminali, si nutre di questa ingenuità e, al tempo stesso, si compiace di averci fatti tutti fessi.

In effetti, è un po’ come se tenessimo porte, portoni e finestre sempre aperte, con tanto di tappetino all’ingresso con su scritto “mi casa es tu casa”.

In questo caso, laddove si è radicata una concezione simile circa la sfera personale, non può nulla neanche la più rigida delle leggi, quanto meglio una rieducazione di massa. Il cambiamento parte da dentro, dall’interiorizzazione di concetti e pratiche.

Il progresso, quello vero, sarebbe comprendere che lo “sharing is caring” è applicabile se, e solo se, c’è un contenuto utile all’informazione della comunità, e cestinare dati privati ridotti a mero contorno, o nella peggiore delle ipotesi, ad una ritorsione.

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La Cina come una poesia http://www.360giornaleluiss.it/la-cina-come-una-poesia/ Thu, 09 Nov 2017 11:56:10 +0000 http://www.360giornaleluiss.it/?p=9035 Secondo Henry Kissinger, che peraltro non perde certo l’occasione di ribadirlo – negli ottimi libri che scrive, così come nelle rare interviste che concede – il ventunesimo secolo, questo secolo intenso, contraddittorio, sorprendente, che pare timido soltanto con riguardo alle politiche sociali e che accomuna tutti quelli attualmente in vita, appartiene alla Cina. Quest’ultima starebbe

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Secondo Henry Kissinger, che peraltro non perde certo l’occasione di ribadirlo – negli ottimi libri che scrive, così come nelle rare interviste che concede – il ventunesimo secolo, questo secolo intenso, contraddittorio, sorprendente, che pare timido soltanto con riguardo alle politiche sociali e che accomuna tutti quelli attualmente in vita, appartiene alla Cina.

Quest’ultima starebbe “solo” aspettando, per esercitare tale supremazia, alla quale francamente sembra in un modo o nell’altro destinata, di trovare la sua vera vocazione, di vincere quella gloriosa ed eterna battaglia che porta alla conquista ed al riconoscimento della propria identità autentica, del proprio carattere. Come un essere umano qualsiasi.

Vista cosi, in effetti, se se ne si analizzano i comportamenti, le aspirazioni, i trionfi – sempre di più – e le sconfitte – sempre di meno -, la Cina sembra una cosa più di tutte: desiderosa di evolversi e di migliorare. E, se nel caso, una volta risolte le contraddizioni interne con cui deve fare ancora i conti, di prendersi un ruolo da leader politico-economico nello scenario mondiale.

Per diventare l’alternativa “comunista” al mondo dominante? Forse.

E chissà che questo non sia addirittura auspicabile, semplicemente in virtù di un generale principio di alternanza nella direzione politico-amministrativa di politiche ormai globali. Specialmente adesso, che i dubbi sulla natura dei rapporti tra Asia ed Occidente – partnership o confronto dialettico?-  sembrano essersi risolti in questa seconda direzione e che il sistema capitalista sta evidenziando una debolezza inedita, anche in termini di consenso popolare.

Con questo non voglio certo dire che la Cina sia destinata sicuramente a guidare il resto del modo in una “rivoluzione comunista”. La mia è soltanto un’ipotesi, non una profezia.

Non sto dicendo che, affinché il domani sia migliore dell’oggi, all’idea Repubblicana dovrà seguire per forza l’Idea Comunista.

Ma è un fatto che da quando il capitalismo classico è stato rilanciato dopo il collasso delle forme statali comuniste uscite dalla rivoluzione bolscevica, la Cina ha mantenuto comunque una certa stabilità politica, tanto che i vari Presidenti della Repubblica popolare si sono succeduti ininterrottamente da Mao a Xi Jinping, alla guida del partito dal 14 marzo 2013, rieletto il 25 ottobre di pochi giorni fa e incaricato di governare fino al 2022 almeno.

Ed è un fatto che questa attitudine della Cina a dare il meglio di sé, stia dando i frutti sperati, non solo in ambito economico ma anche in materia di tutela dell’ambiente, tanto per fare un esempio eclatante.

Dopo un periodo di Caos giuridico, che è andato dal 1949 al 1973, ed un periodo di assestamento della normativa e di adeguamento ai parametri internazionali- dal 1989 al 2000- che hanno prodotto i danni che sono sotto gli occhi di tutti, l’amministrazione di Pechino sta affrontando i grandi problemi legati all’inquinamento con risultati sorprendenti, sia sul piano dell’efficienza che su quello dell’efficacia. La Cina, inoltre, ha mostrato un deciso cambio di passo anche a livello internazionale, in occasione della 21° Conferenza quadro sui cambiamenti climatici (COP 21) che si è tenuta a Parigi nel dicembre 2015, quando Pechino ha preso per la prima volta impegni vincolanti sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti ponendosi così fra i paesi guida nel contrasto al cambiamento climatico.

La questione ambientale è sempre più rilevante anche per l’opinione pubblica cinese. Tanto che, tra le poche proteste che si verificano per le strade e nelle piazze della                inquinatissima Beijing, le uniche a non essere represse dalle forze dell’ordine sono proprio quelle che invocano istanze di natura ambientale. Vale la pena di sottolineare anche come negli ultimi decenni, ma già a partire dal 1949, scienza e tecnologia, in Cina, abbiano conosciuto uno sviluppo rapidissimo. Senza contare che, nella guerra per la conquista dell’intelligenza artificiale, i cinesi sono i principali favoriti per una eventuale vittoria. Secondo alcuni, il modello a partito unico che caratterizza l’ex-Impero più vasto del mondo potrebbe essere stato di qualche aiuto nell’attuare politiche tanto incisive in tempi cosi brevi.

E questo è un altro fatto, che il taboo del regime socialista sembra sfatato, anche da noi, in Europa e in Italia. Dove quello cinese, ormai, non è considerato niente di peggio di un modello tra i tanti possibili, di cui riconosciamo pregi e difetti, ma al quale comunque continuiamo a preferire il nostro, quello democratico.

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