Macao Meravigliao!

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Ni hao! Mi chiamo Federica e sono una studentessa del terzo anno di Scienze Politiche, attualmente in trasferta a Macao per un semestre.

Inizierò col dire che Macao, come Hong Kong, è una regione ad amministrazione speciale e dunque, non è considerata propriamente Cina. Inoltre, in quanto ex colonia portoghese, conserva, per alcuni versi, tratti della società occidentale e questo ha favorito senza dubbio un impatto più soft con la cultura asiatica a chi, come me, faceva la sua prima esperienza in Oriente. In queste prime settimane ho avuto modo di immergermi completamente in questo mondo e di relazionarmi a pieno con la gente del posto. Sono tutti estremamente gentili e cercano di essere d’aiuto in ogni modo quanto ti vedono in difficoltà, sono interessati a scoprire di più sulla nostra cultura e aperti ad insegnare la loro. L’unico vero scoglio è la timidezza che, in gran parte, li accomuna e che implica che sia tu a dover tendere la mano le prime volte, ma una volta abbattuto questo muro, i cinesi sanno essere fra i più leali e disponibili amici che si possano desiderare. Un’altra difficoltà che ho riscontrato, soprattutto all’esterno del campus, riguarda la lingua. Molti cinesi non parlano inglese, ma per rimediare a questo problema spesso si ricorre al buon caro google translate oppure, per tutte le altre necessità, al linguaggio dei segni, mettendo su spesso teatrini davvero comici!

Da brava italiana, poi, non posso esimermi dal commentare brevemente il cibo. Nei primi giorni è divertente provare nuovi sapori e mangiare, spesso fallendo miseramente, con le bacchette, ma chiaramente a lungo andare la scelta risulta abbastanza monotona e limitata. Per noi palati viziati, si sa, trovare cibi apprezzabili all’estero, sa essere difficile e la Cina ne è una valida prova. Lasciati in Italia i piattoni di pasta fumante, la mozzarella, i prosciutti e i pomodori, ci si trova alle prese con dim sum, dumpligs e noodles in tutte le salse e a tutte le ore. Ma la cucina cinese, per quanto circoscritta a pochi cibi eletti, spicca per le affascinanti usanze legate alla consumazione del pasto, come il green tea o le soup, in sostituzione all’acqua o ad altri soft drinks, che vengono sempre servite, calde, durante i pasti per conciliare la digestione. Insomma, lasciare il cibo italiano per qualche mese può sembrare un prezzo alto da pagare, ma la verità è che una volta tornati a casa, con buone probabilità, tutti i nostri cibi preferiti saranno esattamente dove li abbiamo lasciati, ed in compenso avremo vissuto una delle esperienze più straordinarie di sempre.

Per quanto riguarda la vita universitaria, invece, il campus dell’Università di Macau è di costruzione molto recente e raccoglie migliaia di studenti, ogni anno. Oltre ad essere immerso nel verde ed irrigato da fiumiciattoli che scorrono fra un edificio e l’altro, offre un complesso sportivo ben attrezzato e numerose attività, specialmente per gli studenti internazionali, a cui prendere parte per entrare ulteriormente in contatto con la cultura e la popolazione locale. Le lezioni sono tenute sia da professori occidentali, per lo più americani, che da professori locali, non sempre facili da capire in quanto parlano un inglese molto viziato dall’accento cinese. Tuttavia, è solo una questione di abitudine e basta poco per farci l’orecchio. Una cosa che mi ha colpita in particolar modo è stato l’atteggiamento tenuto dei ragazzi cinesi in aula: sono estremamente silenziosi, mantengono una postura quasi degna di un bravo militare e laddove interpellati, tendono a rispondere bassa voce, risultando spesso difficili da sentire, per via della loro timidezza. Stando a quanto affermato da più ragazzi del posto però, un fattore che con buone probabilità gioca un ruolo decisivo sulla componente caratteriale, è il modello educativo offerto fino alle scuole superiori, che potrebbe essere riconducibile ad una forma di indottrinamento, più che insegnamento, e che spiegherebbe la mancanza di interventi e di domande.

Infine, non posso non menzionare che Macao è anche nota come “Las Vegas Asiatica” e deve questo appellativo ai numerosi Casinò che ne caratterizzano lo Skyline. La vita notturna si concentra soprattutto negli alberghi che ospitano alcuni dei locali e delle discoteche più in voga ed organizzano eventi di ogni tipo, dai pool party alle cene rooftop.

Insomma, tirando le somme di queste prime tre settimane, non mi posso certo lamentare.

La Cina è stata una grande scommessa, ma riesce a sorprendermi ogni giorno di più, mostrandomi le innumerevoli prospettive da cui è possibile guardare il mondo.

di Federica Lavoro.