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Dal 17 marzo al 18 giugno nel museo di Roma in Trastevere è ospitata la mostra “Vivian Maier: un fotografa ritrovata”. È proprio il titolo dell’esposizione a suggerire che non si tratta di semplice fotografia. Sì perché Vivian Maier, oggi apprezzata e riconosciuta nel mondo, talento e antesignana della street-photography, morta nel 2009, non ha mai conosciuto fama in vita. La sua opera anzi rimase addirittura semisconosciuta fino a poco prima della sua morte; Vivian Maier infatti passò la sua vita come governante e bambinaia di famiglie americane dell’alta borghesia.

vivian maier

Nacque nel Bronx nel 1926 da madre francese e padre di origine austriaca. Quando i genitori si separarono, pochi anni dopo la sua nascita, venne affidata alla mamma e insieme a lei visse per un lungo periodo in casa di Jeanne Bertrand, amica della madre e fotografa professionista affermata. Fu proprio Bertrand a trasmettere la passione della fotografia prima alla madre di Vivian e poi a Vivian Maier stessa. Dopo un periodo passato in Francia, Maier tornerà negli Stati Uniti dove intraprenderà il lavoro, che poi sarebbe stato suo per tutta la vita, di governante e bambinaia. Visse per i primi tempi a New York ma nel 1956 si trasferì a Chicago a seguito della famiglia Gensburg per occuparsi dei tre figli. I tre ragazzi le si affezioneranno molto, tanto da soprannominarla Mary Poppins e continuare a restare in contatto con lei una volta cresciuti. Saranno anche la sua salvezza perché quando nell’ultimo periodo della sua vita si troverà in ristrettezze economiche i tre Gensburg si prenderanno cura di lei fino alla sua morte nel 2009.

vivian maier

Per tutta la vita però Vivian Maier coltivò una passione sconosciuta ai più: la fotografia. Gira per le strade delle città in cui vive con una bellissima Rolliflex professionale e immortala con occhio acuto tutto ciò che la attrae. Scene di vita quotidiana, situazioni naturalmente ironiche, bambini che giocano in strada, dame dell’alta società con i loro colli di volpe o mendicanti ubriachi sdraiati sui marciapiedi e poi tanti, tantissimi autoritratti, mai realizzati direttamente guardando l’obiettivo ma sempre scattati con l’aiuto della superficie riflettente di specchi, vetrine e altri oggetti. Vivian Maier scattò una mole immensa di fotografie durante la sua vita e tutto il suo lavoro venne alla luce per caso nel 2007 quando, a un’asta per debiti non pagati, finì e venne comprato il suo baule, perché conservato in un deposito per il quale Vivian Maier non pagava l’affitto da molto.

vivian maier

Più di duemila rullini di pellicola, centomila negativi (molti mai sviluppati), tremila stampe fu il tesoro incredibile scoperto. Lo comprò John Maloof, agente immobiliare che cercava immagini d’epoca di Chicago. Accorgendosi del talento della fotografa misteriosa Maloof pubblicò alcune di queste foto su internet, suscitando grande ammirazione e curiosità anche ossessiva per la sconosciuta artista. Maloof si mise così alla sua ricerca ma non riuscì a trovarla prima della sua morte. Da quel ritrovamento in poi John Maloof decise di dedicare la sua vita per far conoscere al mondo la fotografia di Vivian Maier: ha organizzato mostre, ha raccolto le fotografie più famose in un libro e ha anche girato un film nel 2013, insieme a Charlie Siskel, intitolato “Alla ricerca di Vivian Maier” (Finding Vivian Maier), candidato all’Oscar come miglior documentario. È grazie a lui che ad oggi quindi conosciamo Vivian Maier come una delle più rilevanti esponenti della street-photography americana.

vivian maier

In mostra a Roma possiamo trovare 120 fotografie in bianco e nero realizzate da Vivian Maier tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

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