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Con la primavera ormai ufficialmente iniziata, l’Istituto Giapponese di Cultura ha aperto le porte del suo meraviglioso giardino ai visitatori. Grazie a LUISS LEP, un nutrito gruppo di studenti della LUISS ha avuto il privilegio di visitare l’Istituto e giardino – una visita altrimenti difficile, dato che c’è il tutto esaurito per l’intera stagione. 

  

L’Istituto Giapponese di Cultura si trova a Valle Giulia, a pochi passi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. È un edificio dagli inequivocabili tratti nipponici, sito proprio sotto alla facoltà di architettura de La Sapienza.
Siamo stati accolti dalla curatrice della mostra, in questo periodo sugli aquiloni e la loro importanza nella cultura giapponese. La mostra e l’intero Istituto sono liberamente visitabili tutto l’anno. A disposizione anche una biblioteca e una sala studio molto accogliente.

 

La prima tappa della nostra visita, giusto per rafforzare gli stereotipi, è stata una lezione di origami! Un vero maestro della carta giapponese ci ha guidati nella creazione di un grande classico: la gru. Con molta pazienza e buona volontà, divertiti dagli aneddoti raccontati dal Sensei, siamo riusciti tutti a fare il nostro origami. I risultati erano variabili, ma eravamo tutti molto divertiti lo stesso.
Oltre alla creazione in sé, il maestro ci ha raccontato la filosofia e la storia dell’arte giapponese del piegare la carta, trasportandoci per un attimo nell’antico Giappone all’epoca dei Samurai, che oltre ad avere padronanza della spada, dovevano essere ferrati sugli usi e i costumi dell’alta società, compresa quella del piegare la carta, creando dei piccoli doni di buono auspicio. Ci siamo spostati poi nel giardino giapponese, vero motivo della nostra visita e orgoglio dell’Istituto. La curatrice dell’Istituto ci ha fatto da guida, svelandoci i segreti del giardino, colmo di significati spirituali e simbolismo. Dall’aspetto molto curato, e anche se all’apparenza la disposizione delle piante e degli elementi decorativi sembra casuale, in realtà nulla nella cultura giapponese viene lasciato al caso.
Il giardino giapponese è soprattutto un punto d’unione tra uomo e natura, un luogo dove poter stare in raccoglimento e contemplazione, magari ascoltando il rumore dell’acqua, o semplicemente ammirando l’equilibrio della natura.
Nessun elemento è lì per caso: dal pino nano metafora di longevità, al glicine con la sua particolare importanza nella cerimonia del tè, alla lanterna di pietra simbolo buddhista ripreso nella cultura giapponese.    

  

Mancava purtroppo uno dei simboli più noti della primavera nipponica: sakura, i fiori degli alberi di ciliegio. Gli alberi c’erano, ma per la fioritura eravamo un paio di settimane in anticipo.

L’unico elemento che stonava erano gli ulivi. Seppur non tradizionali del Giappone, anche la loro presenza è voluta: sono stati piantati nel giardino oltre quaranta anni fa per sottolineare l’amicizia tra Italia e Giappone, e fanno da controparte ai ciliegi giapponesi piantati intorno al laghetto dell’EUR.

 

Sebbene il giardino non sia normalmente aperto al pubblico, il resto dell’Istituto Giapponese di Cultura lo è tutto l’anno. Vengono organizzati eventi di vario genere, e il calendario è facilmente consultabile dal sito dell’Istituto. È un ottimo modo per vedere dei film giapponesi, o ascoltare della musica tradizionale nel loro auditorium, attività che difficilmente potreste fare altrove nella città.

Approfittato della visita, abbiamo dato uno sguardo alla mostra. Oltre agli aquiloni tradizionali di carta, spiccano le bamboline okiagari-koboshi. Con la loro particolare forma “a pera” e un punto di equilibrio particolarmente basse, queste bamboline se ribaltate si rialzano in piedi da sole. Tradizionale gioco per bambini in Giappone, hanno assunto un forte significato simbolico dopo il terremoto, tsunami e disastro nucleare che hanno colpito il paese l’11 marzo del 2011 – sono diventate simbolo di una nazione che si rialza in piedi dopo la catastrofe. Le bambole, prodotte nella prefettura di Fukushima, vengono vendute per raccogliere fondi per le popolazioni colpite.

Con una particolare iniziativa, diverse bamboline sono state spedite a celebrità e stilisti di molti paesi, e sono attualmente visionabili nell’Istituto, dove potete vedere anche quella decorata dal sindaco di Roma Ignazio Marino in supporto all’iniziativa. 

  

È stata una visita molto interessante e istruttiva, un assaggio della cultura e tradizione giapponese nel cuore della nostra città. Un’esperienza formativa, per la quale faccio le lodi a LUISS LEP (Liberta È Partecipazione), una delle più meritevoli associazioni studentesche del nostro ateneo, che ha organizzato questa visita.

Le porte dell’Istituto Giapponese di Cultura sono sempre aperte ai visitatori, e offre molteplici modi di arricchimento culturale. Sicuramente una visita consigliata, e che io stesso rifarò.

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