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Nel pomeriggio del 19 novembre il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, ha annunciato la presentazione di un emendamento alla legge di stabilità che propone il superamento dell’Imposta sul Valore aggiunto (IVA) differenziata tra ebook e libri cartacei. “Con le nuove norme” recita il comunicato del Mibact, “l’IVA sugli e-book viene abbassata pertanto al 4% ed equiparata a quella prevista per i libri cartacei, superando così un regime fiscale discirminatorio sulla lettura.”, contrariamente a quanto stabiliva una risoluzione dell’Unione Europea la quale, attraverso la direttiva 112/2006 che impone un’imposta minima del 15%, equiparava con l’IVA al 22% l’ebook ad un videogame. “Il fatto che il testo sia dietro ad uno schermo lo priva della natura di libro […] un po’ come se un’uomo dentro una doccia non fosse più uomo…” ironizzano fonti UE. Ma non tutti la prendono a ridere.

L’Italia non ci sta. Franceschini, alla testa di una eterogenea coalizione pro-ebook, decide di strappare.

Così l’Italia potrebbe seguire la strada della Francia e del Lussemburgo. Gli editori fanno festa, in special modo i promotori della campagna social #unlibroèunlibro che da sempre si batte per il riconoscimento dello status di libro per l’Ebook ed incensano l’operato di Ministro e Governo in toto. E’ bene inoltre notare come di fatto questo provvedimento sia in accordo con uno dei principi storici e basilari del nostro ordinamento giuridico, secondo cui “fattispecie identiche devono ricevere identico trattamento”.

Ma cosa comporta questa presa di posizione così netta? Difficilmente l’Italia non incorrerà (come accaduto per Francia e Lussemburgo) in una sanzione per fiscal dumping, ovvero per una disarmonizzazione di un’imposta all’interno del mercato unico continentale, creando così una concorrenza iniqua. Tuttavia la mossa del governo sembra essere lungimirante: alla luce della rapidissima espansione del mercato del “libro-nonlibro” (in Europa fino ad oggi, magari da ora in poi anche in Italia), l ’erario potrebbe comunque beneficiare di questo taglio di tasse anche al netto della sanzione, in quanto l’IVA funziona in maniera tale da essere pagata non nella sede legale dell’acquirente ma in quella del venditore. Dunque un cittadino ad esempio Danese (la Danimarca è assieme a Svezia e Romania il Paese con l’IVA più alta, fissata al 25%), potrebbe acquistare un ebook nel mercato Italiano beneficiando dell’imposta ridotta che però verrebbe pagata all’Italia e non alla Danimarca stessa.

Questo sembra dunque un passo determinante per favorire la diffusione del libro digitale in Italia: ma cosa ne pensano gli addetti ai lavori? Nelle prossime settimane, 360° pubblicherà una serie di interviste agli “addetti ai lavori” del settore per cercare di capire meglio cosa comporterà in definitiva questa scelta. Stay tuned!

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