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Ciao a tutti! Mi chiamo Maria Elisabetta, ho 21 anni e frequento l’ultimo anno del corso di laurea triennale “Politics, Philosophy and Economics”. Un anno, questo, che non dimenticherò mai, e non tanto perché si tratta della conclusione del ciclo di studi, ma perché ho potuto vivere la straordinaria esperienza dell’Erasmus in Germania.

Precisamente il mio Exchange si è tenuto a Mannheim, una città di medie dimensioni situata nel sud della Germania, nello stato di Baden-Württemberg. Il cuore della città è chiamato Quadrate, dove non vi potreste mai perdere.
Si tratta infatti di una vera e propria scacchiera, i cui blocchi sono indicizzati con una lettera e un numero, in base al intersezione delle strade parallele e perpendicolari, un po’ come New York diciamo (in chiave molto più piccola però). Alla base della scacchiera è situato lo Schloss, ossia il Castello, il quale non è altro che la sede centrale dell’università.

Che dire riguardo a quest’ultima? Fantastica, perfetta, troppo per essere pubblica. Non dico solo come edificio, ma prima di tutto come organizzazione interna, assolutamente impeccabile, tedesca. Noi ragazzi siamo stati seguiti sin dal primo giorno in tutte le procedure amministrative e abbiamo sempre ricevuto il supporto dello staff per qualsiasi esigenza. Le lezioni? Be’ ovviamente posso parlare solo per i corsi che ho seguito, e, per quanto mi riguarda, sono stati abbastanza soddisfacenti e ben strutturati. I professori erano per lo più dottorandi di ricerca, tutti preparatissimi e sempre pronti al dialogo con noi ragazzi. I miei corsi, particolare, erano dei Seminar, quindi erano molto basati su lavori di gruppo e continue discussioni in aula, oltre che su molteplici lavori intermedi, da svolgere prima dell’esame finale.
Devo ammettere che non ero proprio abituata a dover lavorare giorno per giorno, come al liceo. Infatti, bisognava essere preparati per ogni lezione in modo da saper di cosa discutere e cosa dire nel caso in cui si venisse interpellati. Inoltre, ogni settimana avevamo diversi lavori di discussione e ricerca da svolgere e inviare online. Quindi praticamente neanche un momento di pausa. Devo dire, però, che se da un lato è stato un tantino stressante, dall’altro questa esperienza mi ha insegnato come ci si divide il carico di studio giorno per giorno e come sia importante essere in grado di gestire il tempo in modo ottimale. Credo proprio che questo sia un insegnamento che mi porterò dietro a vita, sia in campo accademico,che in quello lavorativo.

Per quanto riguarda invece le attività extra, ogni giorno c’era sempre qualcosa da fare, che fosse una festa, un open-air cinema, un aperitivo, uno scambio culturale… Mannheim da questo punto di vista è una città davvero molto attiva, una città giovane in cui le interazioni sociali vengono messe al primo posto. In particolare,
l’associazione ESN di Mannheim, chiamata VISUM, è stata davvero incredibile nel coinvolgere ogni settimana tutti noi in molteplici attività di svago, di cui mi mancherà senz’altro il famoso ritrovo giovanile in L3, chiamato Stammtisch, il cinema all’aperto e le partite di bowling. Soprattutto, è stato davvero di supporto avere un Buddy,un compagno di viaggio del luogo assegnatoci da VISUM, con il quale mi sono mantenuta sempre in contatto per qualsiasi cosa avessi bisogno.

Cos’altro dire? Mi mancherà tanto. Mi mancheranno le strade del Quadrate e l’enorme varietà etnico-culturale che lo contraddistingue. Infatti, è incredibile quanti Turchi, ma anche Italiani, abbia incontrato ogni giorno. La città è assolutamente multiculturale e persone da tutto il mondo hanno trovato qui buone opportunità di lavoro e ottime prospettive di vita, per sé e i per i loro figli. In particolare, ho incontrato un siciliano di Agrigento (io sono di Messina) che mi ha raccontato la sua storia e mi ha fatto capire come finalmente abbia trovato la serenità, non solo economica, ma anche interiore. Perché, diciamocelo, quando il tuo lavoro viene valutato per quel che merita e le tasse non ti tolgono sino all’ultimo centesimo, certo che la trovi la serenità. Proprio in Germania ha trovato un “motore” economico completamente differente dall’esperienza in Sicilia, e in Italia più in generale.

Credo anch’io di essermi sentita serena in questi quattro mesi. In realtà, non so spiegare precisamente il perché, in quanto ho studiato come a Roma e ho continuato a partecipare a innumerevoli altre attività come prima, ma qualcosa era
diverso. L’aria che si respirava credo. Un’aria positiva, generata da una nazione che crede in se stessa e nel progresso e che investe prima di tutto sui giovani, attraverso l’istruzione e la ricerca. Ho avuto modo di veder come i giovani siano davvero motivati a studiare, e non per il semplice obiettivo di trovare un lavoro, ma prima di tutto perché comprendono quanto la cultura faccia la differenza più di ogni altra
cosa. Inoltre, la gente è meno stressata, e gli stessi giovani vivono in modo più salutare. Se dovessi scegliere due parole chiave che sintetizzino la Germania, direi: qualità e ordine. Infatti, è proprio vero che i Tedeschi amino seguire le regole e fare tutto con precisione. E credo che lo facciano perché abbiano capito che questo sia l’unico modo per far funzionare al meglio le cose. E credo che dovremmo imparare un po’ da loro in questo. Io, nel mio piccolo, cercherò di far tesoro di ciò che ho potuto vedere e imparare in questi mesi, conservandolo e maturandolo negli anni a venire.

Consiglio veramente a tutti di trascorrere un periodo in Germania, per capire veramente che cosa significhi un autentico senso di civiltà. Certo poi ci sono sempre le eccezioni e i lati negativi non mancano ad alcun Paese. Credo, però, che la Germania sia oggi, più di ogni altro Paese, quello di cui dovremmo prendere esempio per poter progredire e ritornare nuovamente allo splendore italiano di un tempo. L’Italia lo merita e noi dobbiamo lottare per questo. Detto ciò, non vorrei sconfinare troppo in tematiche da discutere in un’altra occasione.
Ultimissima cosa: cerchiamo di rivalutare l’utilizzo delle biblioteche ai fini didattici, è da lì che parte la ricerca, da lì il progresso.
Investire sulla cultura significa investire sul futuro, ed è proprio questo che ho potuto respirare a Mannheim. Manterrò sempre questa esperienza nel cuore, e spero che essa abbia toccato pure il vostro.
Grazie.

di Maria Elisabetta Oliva

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