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Ovazione profonda, due arti, due mani rugose. Avanti e indietro. Sfocati movimenti ondulatori di braccia rivestite di velluto blu cobalto, fede nuziale, gemelli sul polso, bottoni dorati. Avanti e indietro. Oscilla un’ovazione di silenzio. Avanti e indietro. La platea si agita, platea di donne con chignon tirati, mezze code laccate, tailleur scollati, calze sottili, decoltè con punta nera. Platea di uomini, di mezz’età la maggior parte, uomini fieri, capello grigio, chi brizzolato, chi impiantato, chi senza capello o con un’insoddisfacente riporto. Stemmi, spille di onoreficenza e discorsi ampollosi. Cravatta Armani, scarpa Prada, foulard Gucci e borsa Chanel.

Eccola la platea della nostra Italia, tirata a lucido per le feste di Natale, per l’occhio attento del politico della poltrona rossa accanto, per la moglie del collega, sempre impeccabile ed elegante. L’Italia di senatori e deputati, presidenti e vice presidenti, segretari, sottosegretari, consiglieri e tesorieri. L’Italia dei “potenti”, con mogli, figli, mariti. Sono tutti davanti a me, mi guardano, sorrisi stampati, sguardi indisceti e fazzoletti di seta.

Ci sono anch’io nella foto, sorrido, e porto al cielo in segno di saluto le mani rivestite dai guanti bianchi. Porto la divisa del coro delle mani bianche. Me ne sto li intontito, stupito, i miei occhi ridono, e la finestrella tra i denti dell’incisivo mancante appare chiara anche dalla foto. Il maestro Piovani è teso, distinto ed elegante ,si appresta a dirigere l’orchestra, e con noi anche il coro delle voci bianche. Eravamo tutti felici quel giorno al Senato, la nonna mi aveva detto che mi avrebbe visto da casa, siamo usciti su Rai 1, e la mamma era fiera di me. È bastato un movimento deciso, uno scatto della bacchetta del maestro e via, anche noi incominciammo a cantare in silenzio.

Eppure sapevo bene che quasi nessuno mi avrebbe capito. La mia lingua è difficile, bisogna prestare attenzione, e alla gente non piace l’attenzione. Io invece amo l’attenzione, amo i dettagli, le piccolezze,le descrizioni. Al telegiornale nei giorni seguenti dissero che “le discussioni, e i dibattiti lasciarono spazio a musica sublime, e applausi incessanti”, ma io di quella musica ascoltai solo il silenzio. E per quanto possa sembrare assurdo io amo il silenzio. Il silenzio stimola l’attenzione, e il Natale è costituito da tante piccole attenzioni.

Ebbene io mi chiamo Andrea, ho 10 anni, soffro di sordità congenita delle orecchie, ma non del cuore, amo l’attenzione, il silenzio, e il Natale. Non c’è attenzione senza silenzio, e non c’è Natale senza attenzione. Miles Davis ha detto che “la vera musica è il silenzio, tutte le note non fanno che incominciare dal silenzio”. Allora mi chiedo: come fanno questi ricchi compratori di rumore, ad ascoltare la musica, se non sanno ascoltare il silenzio? Forse quel giorno, al concerto di Natale, il nostro silenzio ha stimolato le loro attenzioni, forse le loro attenzioni hanno regalato a qualcuno un Natale migliore. Forse quel Natale, in quell’aula austera e democratica, noi manine bianche abbiamo cantato il dono del silenzio e la pace dei cuori.

Questo è il Natale!

 

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