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Quando uno è giovane, e sto parlando di tutti noi o almeno mi illudo di non essere la sola, inizia presto pensare a quanto tutto sia importante, a quanto tutto debba andare nel modo giusto: carriera, lavoro, amicizie. Ogni scelta viene esaminata in maniera ossessiva. Ci si convince che ogni mossa su quella scacchiera che chiamiamo vita abbia delle ripercussioni e, certo non potremmo negare tale affermazione… ma quanto queste ultime sono importanti? Esiste davvero questo modo giusto a cui far tendere la nostra intera esistenza?

Guardando le cose da più distante, se si lascia cadere l’occhio sul quadro generale e non ci si sofferma più sul dettaglio, l’uomo realizza una cosa: un giorno lui morirà.
Insomma, guardando l’insieme, ci si ricorda per un attimo di quell’ “eventualità” che è la morte, unico senso di vita lasciato al Dasein, unica probabilità certa e incondizionata.
Sì, un giorno moriremo, il nostro ricordo svanirà completamente, il sole esploderà, le stelle smetteranno di brillare nel cielo.

E di fronte all’unica verità di cui disponiamo il modo di vedere le cose cambia completamente.
Siamo circondati da rumori, voci, trambusto… ma a cosa serve tutto questo?
A nulla.
I nostri soldati ora sono in guerra in posti di cui magari non abbiamo mai sentito parlare, il terrorismo è una minaccia costante, Trump ha vinto le elezioni presidenziali in America, il referendum del 4 Dicembre ha spaventato quell’Europa da cui il Regno Unito è voluto fuggire, intanto il numero di evasori fiscali continua a crescere come il tasso di suicidi e il fumo è considerato una delle cause più consistenti del cancro i polmoni. E ancora: la nuova stagione di OITNB non arriva, l’assunzione di carne rossa nuoce alla salute ecc
Tutti questi problemi e paranoie perdono la loro entità, tutto si sfuma, tutto si fa piccolo, tutto cambia.

Non so come immaginate voi il mondo, ma per me è un immenso organismo: tante piccole parti che unendosi danno il proprio contributo al funzionamento generale e dove uno di questi piccoli ingranaggi siamo noi, entità mondo.
E ogni 100 anni, la cellula-mondo si spegne, si accartoccia e viene riciclata.
Boom.
Silenzio.
Niente trambusto, voci, rumore.
Immaginatevele un secondo: tante persone che come noi vivono nella loro piccola bolla di sapone, immerse nei loro pensieri, nel tran tran della vita quotidiana.
C’è chi pensa al vestito da ritirare in tintoria, chi ha il figlio adolescente e non sa più dove mettere le mani, chi deve studiare e chi arde intensamente perché deve andare a dichiarare un amore che non poteva più rimanere nascosto.
Boom.
Troppo tardi.
Ogni cento anni le luci si spengono. (Alla faccia di Ligabue)
Il coinquilino che non butta la spazzatura, il ladro che ha derubato la banca, la tua ex che ti ha messo le corna ma anche il vecchietto che è passato con il rosso e ti ha distrutto la macchina.
Boom.
La ragazza di cui eri follemente cotto all’asilo e quella che ti ha dato il due di picche alle medie, il passante che era stato gentile, l’amico con cui ti eri sfogato.
Anche loro spariti.
La cellula si disintegra e da quella vecchia se ne genera una tutta nuova.
All’inizio tutto sembra tranquillo e per un attimo si crede in un cambiamento… ma si torna nuovamente a percepire quel brusio di sottofondo che con il tempo diventa un gran vociare.
Dunque: a cosa serve?
Perché si continua a vivere pur conoscendo questa terribile verità?
E’ compito dell’artista cercare di trovare il motivo per cui valga la pena vivere, pur sapendo e accettando questa condizione, perché la vita non sarebbe più tale se ci abbandonassimo al nichilismo più assoluto.

E nel frattempo, l’uomo può e deve concedersi ogni tanto la vista del quadro generale, per non lasciarsi soffocare da tutti quei problemi che da vicino sembrano grandi ma in realtà sono irrisori.
L’uomo deve fare del contingentismo una vera fede senza farsi vittima dell’istanza speculativa. E se Montale andava alla ricerca di “(…)uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità”, nelle opere di Pirandello è proprio la presa di coscienza dell’inconsistenza dell’io che suscita nei personaggi smarrimento e dolore, facendo dell’irrazionale l’unica via di salvezza a loro concessa.

E la prossima volta che vi sentirete dire: “(…) la vita è una sola”, senza ricadere in modalità yolo (filosofia moderna di incerte origini, ripresa del celebre carpe diem), fate un bel respiro, uscite un attimo da voi stessi, dimenticatevi il peso delle preoccupazioni e poi rientrate in voi, uguali ma costantemente diversi.

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Caporedattrice Lifestyle Cartaceo