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Svuotate la mente. Dimenticate che questo film è di Checco Zalone. Perché non lo è. “Diretto da Luca Medici” (vero nome di Checco) suggeriscono i titoli di testa. Andate al cinema a mente sgombra. Solo così potrete apprezzare pienamente “Tolo Tolo”, il film meno zaloniano fra quelli del comico di Capurso. Questa volta non vuole far ridere, non soltanto. Non è quello il fine ultimo dell’opera. Fa ridere talvolta in maniera più sottile del solito, talaltra sferrando la sua solita comicità prosaica e diretta.

Ci mostra un mondo – il terzo – da una prospettiva diversa dalla solita. La loro. La lotta per l’immigrazione, un tragitto tortuoso, un viaggio della speranza in un paese dove la speranza è poca. La regia risulta a tratti quasi documentaristica, attenta ai dettagli, molto consapevole. Qualche volte diviene quasi onirica e strizza l’occhio a Fellini. Non diventa mai un dramma, ma sicuramente si distacca dalle solite commedie italiane, sia per le ambientazioni (il budget aiuta…) che per le tematiche trattate. La politica stessa è un tema centrale. Non una politica astratta, bensì con nomi e cognomi. Vendola, Macron, un maccheronico premier di nome Luigi (Di Maio? Direi di sì). Il motto “prima gli italiani”, con cui schernisce Salvini e salviniani. Satira coraggiosa, mirata, totale. E naturalmente attacca i vizi dell’italiano medio, preoccupato prevalentemente del proprio tornaconto e dei propri futili bisogni. Ironia e autoironia. Queste sono le armi principali di Zalone, delle quali bisogna munirsi per comprendere l’essenza di questo film. E liberarsi da ogni pregiudizio. Come Checco si libera della voce di Mussolini che ogni tanto prende il sopravvento. Il fascismo che è latente in tutti noi ed ogni tanto emerge. “Come la candida”.

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Caporedattore Cult Web per l’A.A. 2017/18 Vicedirettore responsabile Web 2019/20 Direttore per l’A.A. 2020/21