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Non è facile vedere ciò che di positivo ci ha lasciato quest’anno. Soprattutto nel mondo dello sport, a livello globale, è ancora più difficile addirittura ricordare qualcosa. Tutti guardiamo con ansia e trepidazione al futuro, alla ripresa, se mai arriverà, e chissà quando arriverà. Nel frattempo, questo è ciò che quest’anno pazzo ci ha lasciato: emozioni, risultati storici, esempi, lutti, rinascite e cambiamenti.

1. I tetti di Finale Ligure

Uno, come individuale. Il tennis, uno sport che quasi si può giocare individualmente. Mi piace come lo ha definito Agassi in Open. Sei da solo, non c’è contatto con l’avversario. E per farci capire che una pandemia non fermerà mai lo sport, due ragazze, durante la chiusura di marzo, si mettono a giocare sui loro tetti condominiali. I loro rispettivi tetti. Sono Carola e Vittoria e la loro immagine ha acceso una speranza in tutti. Un modo per fare ciò che si ama ci sarà sempre.

2. Liverpool: you’ll never walk alone

Due, come coppia, legame indissolubile. Quello fra il Liverpool e la curva Kop. I reds vincono la Premier League dopo trent’anni. Sembrava una maledizione, sembrava che qualsiasi cosa si sarebbe messa in mezzo fra la squadra di Klopp e il trionfo. Invece, con solo una sconfitta, il diciannovesimo scudetto va proprio al Liverpool. L’immagine che mi rimarrà impressa, di certo, è quella dei giocatori che davanti alla curva vuota, con i tifosi nella mente, cantano il loro inno: you’ll never walk alone, non camminerai mai solo.

3. “Luka Doncic at the buzzer”

Tre come tripla. È una estate torrida. Sul finire di agosto, seguo i playoff in tv a orari improponibili. Se qualcuno, oltre me, avesse passato la fine di agosto nel mio condominio, non avrebbe potuto fare a meno di sentire le mie urla quando Luka “magic” Doncic, numero 77 dei Dallas Mavericks, mette a segno una tripla indescrivibile alla sirena. Luka e Dallas vincono gara quattro, pareggiando la serie. Non supereranno il turno, ma non posso negare che sia stato uno dei migliori momenti sportivi dell’anno.

4. Marvin Vettori

Quattro come quarto posto nel ranking. Classe 1993, originario di Mezzocorona. 84 kg per 1,83 m. Categoria pesi welter e pesi medi. Nel mondo della lotta l’orgoglio del nostro paese è Marvin Vettori. Amato anche dagli Stati Uniti, non è improbabile vedere Marvin, a breve, lottare per la cintura di campione.

5. All Blacks – Argentina

Cinque come i mesi che hanno atteso questa partita i pumas. Una delle quarantene più lunghe del mondo forse. È girato un video sull’allenamento dei giocatori argentini durante la quarantena: corsa fra i corridoi di casa, piegamenti in giardino, figli che si allenano con i padri. Niente sacrificio, niente vittoria. Capitan Matera trascina i suoi a una delle migliori prestazioni della loro storia. Sanchez marca tutti i punti del 25-5 finale in favore degli Argentini. Le lacrime sui loro volti sono quelle di un popolo intero.

6. Il gol più veloce

Sei, come i secondi fermi sul cronometro. 6’ 76”. Il tabellino segna 1-0 Milan al Mapei Stadium di Reggio Emilia grazie al gol più veloce di sempre in Serie A. Il marcatore è il portoghese Leao. Da una iniziativa di Calhanoglu, filtrante per la punta rossonera che piazza con il piattone.

7. Hamilton supera Shumi

Sette, come i mondiali vinti da Lewis Hamilton. Il pilota inglese della Mercedes, vince il suo settimo mondiale, ma non è questa la notizia. Portando a casa la vittoria in terra tedesca, sullo storico circuito del Nuerburgring, nel momento in cui ha tagliato il traguardo, col favore di ogni pronostico, ha raggiunto la vittoria numero 91 in formula uno. Lewis Hamilton ha, così, eguagliato il record detenuto da un immortale nel mondo dei motori: Micheal Schumacher

8. L’anello dei Los Angeles Lakers

Otto, come il numero di Kobe. Ed è in suo onore che i Los Angeles Lakers hanno conquistato il titolo che mancava, sulla sponda pacifica, da dieci anni. All’una e mezza dell’11 ottobre. Nella bolla di Orlando va in scena gara 6 delle NBA finals fra Lakers e Miami Heat. Quando nel momento di massimo vantaggi dei gialloviola i giochi sembrano fatti, sembra scendere in campo il Black Mamba a sostenere i suoi compagni. Da quel tragico incidente, è diventato quasi un dovere per i Lakers, onorare la sua memoria. È titolo. E Lebron James viene nominato MVP delle finals.

9. 1000 volte Nadal

Nove, come le finali fra Rafa e Roger. Sulla epica e gloriosa terra rossa parigina, il Re maiorchino del Roland Garros conquistava il suo tredicesimo trofeo (Slam numero 20), sconfiggendo Novak Dokovic in modo netto 6-0, 6-2 e 7-5. Una sorta di congiunzione astrale, un filo rosso che lega i due talenti cristallini del tennis moderno: dopo 17 anni, i due mostri sacri di questo sport sono tornati in parità. Entrambi hanno vinto lo stesso numero di slam. Rafa, inoltre raggiunge l’incredibile traguardo delle mille vittorie nel circuito ATP.

10. Ciao Paolo, Adios Diego, Goodbye Kobe

Dieci come il numero dei campioni. Quelli che ci hanno lasciato quest’anno. È vero, non tutti hanno la “dieci” sulle spalle, ma non è questo quello che consacra un giocatore come leggenda. Venti, dieci e ventiquattro. I loro numeri. Italia, Argentina e Stati Uniti. Le loro origini. I luoghi nei quali hanno fatto emozionare, dove hanno lasciato il segno. Il mundial del 1982, una storia troppo bella e piena di passione che sarebbe riduttivo raccontarla in poche righe. Le magie di Diego, mondiali e campionato vinto con il suo Napoli. La mano de dios e il riscaldamento sotto le note di life is life. I titoli di Kobe, il suo amore per i Lakers, un amore lungo diciannove anni. La sua mentalità, ispirazione per ogni sportivo. Tre uomini. Consegnati all’olimpo dello sport.

11. La riforma dello sport

Undici, come il numero dei titolari. Quelli che di solito si considerano di più, quando bisognerebbe fare lo stesso per tutti gli altri. Questo è ciò che ha ispirato la controversa e criticata riforma di Spadafora che, nonostante tutto, ha portato anche dei benefici. Con la riforma dello sport si abolisce il vincolo sportivo, anche nel settore dilettantistico; si tutela il professionismo femminile, equiparandolo (aggiungerei finalmente) a quello maschile, e si tutela il “lavoratore sportivo” in tutte le sue forme.

12. No to racism

Dodici, come i minuti sul cronometro. E in questo momento che viene fermato il tempo. Il quarto uomo Coltescu si rivolge con una frase razzista («negro») al vice allenatore della squadra turca del Basaksehir. Le due squadre (l’altra era il PSG) lasciano il campo, la partita si svolgerà alle 18:55 del 9 dicembre. La UEFA negli ultimi anni ha cercato sempre di combattere il razzismo, attraverso la campagna “no to racism”. E’ giunto il momento di renderla effettiva.

13. Bayern – Barca 8-2

Tredici, come gli anni di egemonia europea del barca, ormai giunta a un termine. Forse altri ricordano come me lo scorso ferragosto come il momento in cui il Barcellona, la squadra che ha dominato in Europa negli ultimi anni, la squadra che ha vinto tutto quello che poteva vincere, la squadra delle remuntade, la squadra che ha umiliato tutte le big europee, ha subito l’umiliazione più grande della sua storia. Un’umiliazione che, di fatto, chiude la sua egemonia. Chiude un’era. Doppiette di Müller e Coutinho, gol di Perišić, Gnabry, Kimmich, Lewandowski. 8-2.

14. Butler – Herro: perché tutti abbiamo un mentore

Quattordici, come Tyler Herro. Il giovane talento approda ai Miami Heat e viene preso da subito sotto l’ala protettiva di Jimmy Butler, veterano e leader della squadra. È sempre un onore quando accade una cosa del genere: il giovane impara dal mentore, il grande sa che dovrà essere da esempio al giovane. Si crea così uno dei rapporti di squadra più intensi e costruttivi che ci possano essere. Ricordo ancora quando, dopo una prestazione decisiva di Herro, il giorno dopo, sul campo di allenamento Jimmy si presenta con la maglia del giovane rookie. Quasi come fosse il suo tifoso numero uno. Un rapporto stupendo.

15. Il record di Benedetta Pilato

Quindici, come quindici anni. Benedetta Pilato batte il suo precedente record nei 50 metri rana a Riccione, fermando il cronometro a 29″61′. La giovane tarantina si è superata, migliorandosi nella versione breve della sua specialità preferita: non solo, infatti, ha vinto agevolmente la finale, ma ha anche confermato gli enormi progressi raggiunti. Ha dato la sensazione di avere grandi margini di miglioramento. Ora nel mirino c’è il record del mondo (distante solamente 19 centesimi di secondo).

16. Sinner: il sogno del tennis italiano

Sedici, come gli anni che vorremmo vederlo ancora sul campo. Posizione numero 37 nel ranking, vittoria nel Next Generation ATP Finals 2019. Questo è stato di sicuro l’anno della consacrazione per il giovane trentino. L’anno in cui si è inserito con merito nel circuito dei migliori al mondo. È il futuro è tutto da scrivere. Al Roland Garros arriva ai quarti, dopo aver superato Zverev, eliminato dal campione Nadal. Perde, ma con onore a Colonia e a Vienna. Ma a novembre, vince il suo primo trofeo ATP a Sofia: diventa il più giovane fra i tennisti italiani ad aver conquistato un titolo ATP nell’era Open. Batte in successione Fucsovics, Huesler, De Minaur, Adrian Mannarino in semifinale e infine, il 14 novembre, trionfa al tie-break del terzo set su Vasek Pospisil sollevando il suo primo trofeo nel circuito maggiore. Il futuro è roseo per il tennis italiano.

17. Stadi, campi, palazzetti vuoti

Diciassette, come sfortuna. Quella di quest’anno. Se c’è stato un fattore comune in tutto questo è di certo il vuoto. Campi, palazzetti e stadi. Nessun tifoso, nessun sostenitore. E’ vero, lo sport va avanti. Ma non è stata la stessa cosa.

18. E’ tornato il Milan

Diciotto, come gli scudetti del Milan. E’ stato l’anno del Milan, della rinascita. Del 4-2 a San Siro alla Juventus. Dell’imbattibilità in questa stagione. Della striscia di risultati utili che prosegue da marzo ormai. Della serie di partite con almeno due gol segnati. Di nuovi talenti, vecchie certezze e riscatti meritati. È vero, l’obiettivo è la Champions, ma non svegliate i tifosi dal sogno scudetto che manca ormai da dieci anni esatti.

19. Zanardi: un atleta dentro e fuori dal campo

Diciannove, come 19/06, la data di una tragedia. Qualche giorno fa, si gira vero la moglie, fa un “ok” con il pollice e guarda la moglie sorridendo. Alex Zanardi, fonte inesauribile di speranza, resilienza e coraggio. L’incidente quasi mortale dello scorso giugno lo avrebbe potuto uccidere. Per un frammento di secondo gli ha fatto vivere l’incubo vero e proprio. Su quella strada che da Pienza porta a San Quirico d’Orcia, Alex puntava al massimo come ha sempre fatto. E come sempre farà.

20. Appuntamento a Tokyo 2021

Venti, come duemilaventi. Un anno assurdo, ma che ci ha anche regalato emozioni uniche. Ci ha tolto una Olimpiade. Non era mai successo da quando esiste l’edizione moderna dei giochi. Non ci resta che sperare in un anno migliore e aspettare che torni la normalità il prima possibile.

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Caporedattore Sport AA 18/19 e 19/20 Caporedattore L'inchiesta 21/22 Responsabile editoriale AA 20/21 Direttore 21/22