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Dopo aver eletto in maggio il proprio Presidente, la repubblica dell’Ucraina, dopo circa cinque mesi ed esattamente il 26 ottobre, è tornata alle urne per eleggere i membri del  parlamento.

Ben 450 i seggi in palio, ma circa una trentina resteranno vuoti poiché non si è votato né in Crimea, annessa alla Russia, ne’ nelle autoproclamatesi repubbliche di Lugansk e Donetsk.

Trionfanti i partiti filo-occidentali, tra i quali si sono distinti, in particolare, il “Blocco Poroshenko”, capeggiato dal neo-eletto presidente della repubblica Poroshenko, ed il “Fronte Nazionale” di  Yatsenyuk, entrambi attestatisi intorno al 21 %, con un leggero vantaggio di quest’ultimo.
Patria”, il partito della Tymoshenko, è riuscito, con non poche difficoltà, a superare la soglia di sbarramento del 5%, mentre il “Blocco Opposizione”, marcatamente filo-russo, non è andato oltre il 9.8%

Per il presidente  Poroshenko, questo voto rappresenta una “mezza” vittoria: dopo essere stato eletto a maggio con il 55% delle preferenze, egli credeva, infatti, che il suo partito avrebbe potuto raccogliere molti piu’ voti .
Poroshenko, tenacemente convinto che il conflitto nell’Ucraina orientale vada risolto in maniera pacifica e concordata, è uno dei principali sostenitori del dialogo intrapreso con i ribelli filorussi, a partire dal memorandum d’intesa di Minsk siglato i primi di settembre.
Il piano di pace di Poroshenko, tuttavia, non sembra stia portando risultati molto concreti. Il protocollo di Minsk, firmato da rappresentanti del governo centrale di Kiev e delle Repubbliche di Lugansk e Donetsk prevedeva infatti, tra i suoi dodici punti, un “cessate il fuoco” non molto rispettato da entrambi gli schieramenti e libere elezioni dei governi delle due predette zone del Donbass nel rispetto della legge ucraina e di una parziale autonomia loro concessa dal governo centrale con provvedimenti ad hoc.
Nonostante fossero state fissate dal governo di Kiev delle elezioni amministrative nell’area in questione per il 7 dicembre, i ribelli filorussi hanno tenuto lo scorso 2 novembre delle votazioni per l’elezione dei loro rispettivi parlamenti e presidenti locali.
Questa mossa dei filorussi, che si pone in aperto contrasto con il percorso di pace intrapreso con il protocollo di Minsk, è stata per questo condannata dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, dall’EU e dagli Usa.
Solo la Russia ha manifestato l’ intenzione di riconoscere il risultato di queste elezioni.Per poter governare quindi, Poroshenko dovra’ necessariamente formare una coalizione con il “Fonte Nazionale” e con i nazionalisti moderati  del “Samopomich” che hanno raggiunto l’11% delle preferenze.

Se sembra non molto lontana un’intesa comune per quanto riguarda le riforme riguardanti, in primis, misure da intraprendere per l’ingresso nell’EU, sostegni alla ormai devastata economia, lotta alla corruzione, decentramento del potere e riforma del potere giudiziario, sembrerebbe arduo riuscire a trovare un accordo sulle strategie da adottare per quanto riguarda il conflitto in atto nell’est del paese.
Se Poroshenko infatti è un fermo sostenitore di una soluzione pacifica e negoziata, Yatsenyuk si è detto piu’ volte contrario alla ricerca di qualsiasi compromesso con la Russia.

Sullo sfondo dei conflitti generatisi tra i precedenti presidenti e primi ministri dopo la Rivoluzione arancione del 2004 che hanno paralizzato le strutture governative del paese e reso in questo modo impossibile l’attuazione di importanti provvedimenti, è auspicabile che le neo-elette forze politiche appianino i loro contrasti e cooperino attivamente sia per il superamento del conflitto che da tempo dilania la nazione, sia in vista di una efficace attuazione di tutte quelle riforme vitali per la rinascita dell’Ucraina .

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