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Più di 5000 morti tra civili e soldati,  quasi 12.000 feriti, un economia sull’ orlo del default, un tasso di inflazione altissimo ed una dipendenza vitale dai prestiti del FMI: questo è il bilancio, purtroppo ancora parziale, del conflitto tra ucraini e ribelli filorussi che continua a protrarsi nell’Ucraina orientale.

Al momento non sembra che stiano producendo gli effetti sperati i nuovi accordi di Minsk, faticosamente raggiunti dopo una vera e propria maratona di incontri tra i rappresenti di Francia, Germania, Ucraina e Russia.
Nello specifico, sembra essere rimasto morto il punto che prevede il cessate il fuoco a partire dal 15 Febbraio: dopo solo 36 ore dalla sua entrata in vigore infatti, sono riprese le ostilità in alcune zone dell’est dell’Ucraina tra cui Mariupol, Donetsk e Debaltsevo.

Secondo il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ad oggi ammonterebbero intorno a 300 le violazioni del cessate il fuoco. “Le persone continuano a morire. Stiamo raggiungendo un momento in cui ulteriori sforzi diplomatici saranno inutili se non sostenuti da nuove azioni” ha asserito questo in un comunicato stampa.

Di recente, il presidente ucraino Poroshenko ha accusato la Russia di aver inviato altri carri armati e soldati in Ucraina orientale, sostenendo che le forze si starebbero dirigendo vicino Mariupol, verso la cittadina di Novoazovsk in mano ai ribelli, con l’obiettivo di fornire un ausilio agli stessi e così estendere la propria presenza su quella che potrebbe essere la prossima linea di fronte.
Poroshenko, inoltre, ha proposto l’invio da parte dell’Onu di alcuni peacekeepers al fine di monitorare i confini del paese, ma la Russia si è mostrata contraria, in quanto gli accordi di Minsk “prevedono solo il ruolo dell’Osce e nulla sull’Onu o sull’Unione europea”.

Gli Stati  Uniti, dal canto loro, si sono mostrati fortemente irritati per la recente recrudescenza delle ostilità: il Segretario di Stato americano Kerry, dopo un incontro con il ministro degli esteri inglese Hammond ha dichiarato che “la Russia si è impegnata in un processo assolutamente sfacciato e cinico negli ultimi giorni, straordinariamente vile a spese della sovranità e dell’integrità di una nazione”.
Kerry ha inoltre fatto presente che la possibilità di adottare nuove sanzioni è tra le ipotesi che sono al vaglio da parte degli Usa ed i suoi alleati, come dimostrato anche dalle recenti dichiarazioni a tale proposito del Presidente Hollande e della cancelliera Angela Merkel.

Il Viceministro alla Difesa dell’autoproclamatasi Repubblica di Donetsk ha inoltre da poco annunciato l’inizio del ritiro delle armi pesanti dalle zone del conflitto, ma le truppe regolari, tramite il loro portavoce Stelmakh, hanno dichiarato di non poter procedere in tal senso a causa dei ripetuti attacchi che i ribelli starebbero sferrando alle loro postazioni.
Pertanto anche per quanto riguarda il punto che prevede la creazione di una “zona cuscinetto”, gli accordi di Minsk sembrano difficilmente trovare attuazione.

Nel frattempo, l’Ucraina, profondamente stremata dai molteplici conflitti interni, si accinge a ricordare i suoi cittadini morti un anno fa nell’eccidio di piazza Maidan, dove decine di persone, che protestavano contro il presidente Yanukovich, vennero uccise da cecchini appostati sui palazzi circostanti.

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