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Lo studente erasmus e il verbo transitivo “studiare” hanno un rapporto paragonabile a quello esistente tra sole e luna: destinati a non incontrarsi mai… a meno che i maya non abbiano deciso di predire (nuovamente) la fine del mondo, ma questa volta non li prenderebbe sul serio neanche Piero Angela.
In realtà mi sembra addirittura un’eresia parlare di STUDENTE erasmus: un vero studente piange, soffre, mangia e sanguina sui libri, l’erasmus vive per un semestre intero con la canzoncina “Toda gioia, toda belleza” dentro la propria testolina momentaneamente in loop, frastornata da cotanta multiculturalità tutta insieme. Mica può “perdere” tempo a studiare lui, eh, sia mai!
Lo studente erasmus, il cui stesso titolo è un ossimoro, nel corso può trovarsi davanti a 4 modalità di esami:

1-L’esame thè e pasticcini

IN TEORIA: L’impavido erasmusiano, è pronto a confrontarsi con la lingua, anzi, con il complesso linguaggio tecnico della lingua del Paese che lo accolto e dimostrare, così, di potersela cavare senza problemi. Ripeto: SENZA PROBLEMI… o quasi!
IN PRATICA: è la modalità di esame prediletta nel quale “barare” perché, come sappiamo bene, “verba volant, scripta manent” e chi s’è visto s’è visto. L’interrogazione, qualsiasi sia la materia di partenza, diviene una descrizione dettagliata del Paese di provenienza dello studente interrogato: ai grandi filosofi viene sostituita la pietanza tipica, ai calcoli economici i gradi della temperatura. Così, il voto diviene una conseguenza della media dei voti riportati sul libretto: sulla fiducia!. È importante essere consapevoli che nessuno potrà mai essere madrelingua e che, quindi, è da pazzi ambire a un 30, ma un 29 fresco di inchiostro c’è per tutti.
2-L’esame da divo del rap

IN TEORIA: l’esame scritto è la vera prova del nove. Non basta avere studiato l’argomento, non basta saper sparare qualche termine tattico qua e là, qua bisogna sapere la G-R-A-M-M-A-T-I-C-A! Anni e anni di corsi di lingue privati, signori e signore.
IN PRATICA: “Allora ragazzi le domande sono uguali per tutti…ah ci sono erasmus? Allora ragazzi aiutatemi, gli erasmus scrivano in grande sul compito E-R-A-S-M-U-S, mi raccomando ragazzi eh non mi fate perdere tempo: grande e stampatello, che si legga subito”. Non solo il professore non ha la minima intenzione di leggere i compiti, ma neanche nome e cognome del miracolato che, pur avendo scritto che Marracash faceva “badabum-badabum-cha-cha”, vedrà apparire un magico 28 sul proprio libretto.

3-L’esame siamo tutti amici
IN TEORIA: consiste ina serie di presentazioni divisi in gruppi in cui ogni gruppo ha il compito di spiegare in maniera approfondita al resto della classe un argomento del corso, precedentemente concordato. Si tratta di un’ottima occasione per creare feeling tra gli studenti e abituarli a lavorare in team, prendendo decisioni di comune accordo.
IN PRATICA: Nella maggior parte dei casi, quasi tutte le decisioni vengono prese da un team leader: il saccente del gruppo o, meglio, il grande puffo della situazione, che non si distingue dagli altri per il copricapo di diverso colore, ma per la sua voce stridula e, allo stesso tempo, tagliente, in grado di dominare sul vociare confuso della massa. Se le opinioni degli altri non contano, quelle dello studente erasmus valgono zero. Peccato, però, che quest’ultimo, essendo molto più libero rispetto alle altre tipologie di studenti, decida di presentarsi come portavoce del gruppo e di presentare lui stesso il lavoro svolto: il risultato sono 20 minuti in cui il resto della classe terrà lo sguardo fisso sullo smartphone, commentando sul gruppo del corso (in cui l’erasmus non è ovviamente inscluso) l’incomprensibile accento dell’altrettanto “particolare” individuo, quasi certamente reduce da un after. Double win per il gruppo di studio: un’audience ammutolita e lo sguardo pieno d’orgoglio della professoressa che promuove il “contatto tra culture diverse”.

4-L’esame con il pazzo senza una vita propria

IN TEORIA: è un esame come gli altri, con un professore come tanti altri: non può mangiarti, non può ucciderti ma, soprattutto, non ha nessun interesse a rendere la tua vita più complicata di quanto tu, da solo, riesca già a fare: GRAVE ERRORE.
IN PRATICA: Rimani spiazzato davanti ad una domanda, una domanda di quelle vere. Per fortuna la sai, ma non come vuole lui. Cerchi di toppare la situazione mettendo in mezzo la scusante della lingua: GRAVISSIMO ERRORE! Questa specie selvatica di professore, che ha il piacere di incontrare uno studente eramus ogni decennio, non solo annusa a distanza lo stile di vita sciatto e peccaminoso dell’erasmus medio, ma parla perfettamente la sua lingua nativa, qualunque essa sia ed è pronto a rispolverarla per un’interrogazione più approfondita che condurrà a un unico risultato: la BOCCIATURA! I bocciati in erasmus hanno lo stesso stato post traumatico dei marinai che hanno visto le sirene ma, per fortuna, anche la stessa percentuale di probabilità che l’evento si verifichi. Proprio in questi casi, può essere utile una rubrica come la nostra per evitare tali soggetti come un diabetico i marshmellow.

Queste sono le tipologie di esame a cui ho assistito personalmente ma, ovviamente sono aperta a nuove testimonianze e suggerimenti. Gli esami vanno vissuti con serenità, ma mai sottovalutati: ciò che conta non è la votazione finale, ma la nuova prospettiva che un determinato corso ci permette di prendere in considerazione.
Ricordate che l’erasmus non è solamente una festa continua, ma un’opportunità unica da cui si può, anzi, si deve imparare tanto, attraverso il confronto continuo con altre persone e culture: insomma, un’esperienza che deve essere vissuta a 360°.
Tipi di esami dello studente erasmus: tra mito e realtà

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Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.