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Una serie cruda, sporca, cruenta e inquietante, questo possiamo dire di “The Boys”, la serie targata Amazon Prime video.

Se avete voglia di una buona dose di black humor, se amate i film di Quentin Tarantino e sorridete compiaciuti ogni volta che vedete qualche spargimento di sangue, se la critica sociale è il vostro pane quotidiano sicuramente “The boys” è la serie che fa al caso vostro. Tratta dall’omonimo fumetto di Garth Ennis “The Boys” è stata sviluppata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen, che svolgono un incredibile lavoro di attualizzazione delle tematiche salienti, pur senza tralasciare quegli aspetti macabri e violenti che caratterizzano lo stesso fumetto.

Distopia Americana

Le vicende ideate da Garth Ennis risultano ambientate in una realtà distopica, dove in un’America apparentemente normale i Supereroi non celano la loro identità ne fanno nulla per nascondersi ma al contrario vivono alla luce del sole, volando per i celi di New York. Cominciamo subito col dire che in “The Boys” il concetto di “super” a cui siamo tradizionalmente abituati cambia radicalmente: i nostri protagonisti infatti sono personaggi accecati dal potere, crudeli nell’accezione più cruda del termine, in ultima analisi dei proiettili impazziti completamente fuori di testa.

Paradossalmente, questa visione differente del concetto di supereroe ed il modo diverso di concepirne la personalità li rende paurosamente più “umani” rispetto all’eroe classico, il quale, senza macchia e senza timore, sembra incapace di nutrire sentimenti quali rabbia, desiderio di vendetta, gelosia. In poche parole, tutti quei sentimenti ed atteggiamenti che caratterizzano, seppure negativamente, l’essere umano. Questo nuovo modello di “Super” però non agisce liberamente come gli eroi Marvel, ma fa capo alla Vought company, la quale li affianca con uffici marketing pensati appositamente con lo scopo di sfornare dei veri e propri paladini dal sorriso tirato idolatrati dalle folle. La loro vita si svolge fra interviste, comparsate televisive, spot pubblicitari e partecipazioni ad eventi, il tutto inframmezzato da qualche uccisione cruenta, le quali vengono viste come semplici “danni collaterali” del loro ruolo di protettori dello Stato.

E’ proprio a causa di questi “danni collaterali” che nascono, in contrapposizione con i super di cui parlavamo, i “The boys”, ovvero un gruppo di giovani apparentemente normali che decidono di opporsi alla Vought Company, cercando di contrastare quel gruppo di ragazzini viziati chiamati supereroi così da porre fine al loro regime quasi dittatoriale.

Il capitalismo al suo peggio

Nella serie targata Prime video emerge una palese critica al capitalismo nella sua forma più sfrenata, capace di trasfigurare l’eroe tipo e di lobotomizzare l’intera popolazione portandola ad amare e idolatrare un semplice prodotto commerciale, realizzato ad hoc per quello scopo. I primi episodi sono quasi volti ad ingannare lo spettatore prospettandogli scenari leggeri e divertenti, una serie umoristica facile da digerire, dove rimani inevitabilmente affascinato da questi eroi apparentemente perfetti circondati da folle urlanti, delle vere e proprie rock star.

La stessa campagna pubblicitaria di “The boys” gioca su questa tendenza che abbiamo di innalzare a divinità le persone che ammiriamo utilizzando la frase: “Never meet your heroes, because they’re sure to disappoint you”. Ovvero non incontrare mai i tuoi eroi personali per evitare la “caduta del mito” che tanto hai idealizzato. Successivamente l’atmosfera diventa cupa, macabra, un susseguirsi di scene d’azione cadenzate in modo da non risultare mai “eccessive”, intervallate da situazioni perverse e dissacranti pensate appositamente per creare dei plot-twist e non far mai scendere l’attenzione dell’osservatore.

“Never meet your heroes”

Possiamo dire che l’humor nero è uno dei grandi protagonisti di questa serie, usato però come semplice cornice per tematiche nettamente più impegnate, come il flebile confine fra legalità e illegalità messo in luce sia dal modus operandi dei super sia dal concetto per cui “il fine giustifica i mezzi”, che a dispetto della sua natura cinica e negativa viene al contrario utilizzato dai “the boys” per combattere le ingiustizie di quella realtà distorta. Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, possiamo definirla pressoché perfetta: nessuno di essi sembra la copia dell’altro, ognuno ha il proprio linguaggio, le proprie espressioni, il proprio motivo per essere completamente pazzo. Pazzia che pare essere il file rouge di questa serie, unico elemento che accumuna tutti i protagonisti e li rende al tempo stesso così interessanti e capaci di “bucare lo schermo”.

The boys non è l’ennesima serie tv su i supereroi ma qualcosa di nettamente diverso, i super della serie sono molto di più che una semplice parodia dell’eroe tradizionale, diventando al contrario una metafora dei danni che il potere può causare se riposto nelle mani sbagliate, realizzando una critica sprezzante della realtà nella quale viviamo, in particolare quella statunitense. Ne viene fuori un prodotto ben fatto sotto ogni punto di vista, un’unione perfetta di più elementi che coesistono senza mai prendere il sopravvento l’uno sull’altro. Una gradevole via di mezzo fra spensieratezza e riflessione che molto difficilmente può stancare, e che ti porta a pensare che, no, forse non vuoi realmente conoscere i tuoi eroi.

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