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Domenica 22 novembre: dopo la sosta per le nazionali la serie A torna alla normalità. Già si sono giocati due anticipi, nonostante il maltempo. Come ogni domenica prima di andare allo stadio mangiamo in famiglia, il telegiornale in sottofondo che fa quasi da accompagnamento al pranzo. Mentre ascoltiamo distrattamente, lo speaker annuncia misure di sicurezza simil-derby per chi si recherà allo stadio Olimpico di Roma. “Ci toccherà lasciare lo scooter vicino a piazzale Clodio, meglio uscire prima del solito” commenta mio padre, un po’ infastidito dalla prospettiva di fare un lungo tragitto a piedi. In effetti tutto sembra più o meno nella norma, ma in realtà non è così. È la prima giornata di campionato che si gioca dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre. E, a rifletterci attentamente, un po’ di ansia viene: uno degli attentati è stato proprio davanti allo Stade de France di Parigi a Saint Denis e ovunque gli stadi sono stati indicati come possibili obiettivi di nuovi attacchi.

Ma dopo vent’anni di stadio non sarà certo un po’ di allarmismo a farci rinunciare, soprattutto in un momento così delicato per la nostra squadra, tanto più che sono state assicurate dalle istituzioni misure di sicurezza eccezionali ed un ingente spiegamento di Forze dell’ordine.

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Sciarpe al collo, si parte per l’Olimpico. Cinque minuti e siamo a piazzale Clodio, dove un primo sbarramento della Polizia municipale blocca il percorso verso lo stadio, ma lo superiamo agevolmente mostrando in corsa la tessera dell’abbonamento. Il controllo non è molto approfondito: non ci siamo nemmeno fermati. Dopo circa un chilometro, a piazzale Maresciallo Giardino altri due agenti della Polizia municipale ci fanno cenno che la strada è chiusa e che dobbiamo parcheggiare lo scooter nel primo posto socialmente accettabile. Proseguiamo quindi a piedi sul Lungotevere: fino allo stadio è ancora circa un chilometro e mezzo, ma l’aria è fresca e, passeggiando, si ha la possibilità di scambiare commenti con gli altri pochi tifosi che hanno deciso di “sfidare la sorte”.

La maggior parte delle persone si lamenta della squadra, qualcun altro della società. Non vola una parola sul rischio attentati. Altre due macchine della Polizia municipale sbarrano il Lungotevere davanti al Ponte della Musica, ma anche qui i controlli sono inesistenti. I pedoni transitano tranquillamente – chi sul marciapiede, chi in mezzo alla strada – e anche a qualche grossa autovettura è concesso passare senza alcun accertamento. Le forze della Polizia di Stato sono disposte esattamente come per ogni altra partita. Arriviamo all’obelisco davanti allo stadio e notiamo che, a differenza del solito, davanti agli ingressi la folla non si accalca come sempre, ma è disposta per file ordinate.

Alcuni agenti in borghese – si capiva dall’antenna della ricetrasmittente che spunta fuori dal colletto del giaccone – osservano la scena; una giornalista e la sua troupe cercano di farsi rilasciare interviste: “Avete paura? I controlli vi sembrano adeguati? Cosa pensate degli eventi di Parigi?”. “Ho paura che se non vinciamo oggi, succede un casino” risponde uno dei più spiritosi. Gli altri mugugnano o tirano dritto.

Passiamo il primo controllo e veniamo convogliati davanti a due steward: ci fanno aprire i giacconi e ci controllano con un metal detector portatile, che, quando tocca a me, inizia a suonare sulla spalla sinistra e finisce arrivando all’anca destra. “Vai vai avanti il prossimo!” un controllo veramente certosino. Cinque metri più avanti una linea di steward ci attende per ulteriori controlli spalleggiati da agenti in tenuta anti sommossa. Cos’altro ci aspetterà?!

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