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La pioggia di arcobaleni sui social per la legalizzazione delle nozze gay negli USA, l’hashtag virale #rompiamoilsilenzio contro le scritte omofobe sui poster di Mika a Firenze: piccole recenti tappe del processo che sta conducendo l’Italia ad un più sereno confronto con la diversità.
Il cammino verso un reale cambiamento di mentalità, tuttavia, sembra essere ancora tortuoso: i germi dell’intolleranza e del pregiudizio sono duri a morire e anzi, risultano essere ancora talmente radicati da riuscire a generare dal nulla quella chimera nota col nome di teoria gender.

Nel mare magnum di polemiche che ha caratterizzatola legge nota come La Buona Scuola, approvata nel luglio di quest’anno, particolare rilevanza ha assunto il comma 16 dell’articolo 1: “il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.”

Se queste parole possono essere interpretate come un cauto tentativo del governo di far sì che la scuola si emancipi dal ruolo di mera elargitrice di nozioni, preoccupandosi anche di educare i futuri cittadini ai principi dell’uguaglianza e del rispetto reciproco, esse hanno in realtà costituito il pretesto per l’organizzazione di una vera e propria crociata nei confronti di un nemico inesistente.

Numerose associazioni cattoliche (e non solo) quali Pro vita o movimenti di estrema destra come Forza Nuova non hanno avuto dubbi: il comma 16 autorizza la diffusione nelle scuole della fantomatica teoria gender.
Di cosa si tratta? Scandagliando i siti delle sopracitate realtà associative e politiche apprendiamo che la suddetta teoria altro non sarebbe che una “raffinata forma di indottrinamento omosessualista” che, distinguendo i termini “sesso” e “genere”, mira ad una vera e propria rivoluzione antropologica: sconfessare la naturale distinzione fra i due sessi, promuovere la possibilità di scelta del proprio orientamento sessuale e del proprio genere fra una vasta gamma (che annovererebbe oltre 70 tipologie!), istigare i bambini ad una sessualizzazione precoce; queste ed altre amenità costituirebbero i cardini della demoniaca teoria che il ministero dell’istruzione starebbe celando dietro a più usuali termini quali “pari opportunità” e “non discriminazione”.

Al di là dell’intuitiva precarietà delle accuse, è sufficiente una rapida ricerca sul web per comprendere come lo spauracchio della teoria gender sia essenzialmente il frutto della manipolazione più o meno volontaria dei gender studies.
Gli studi di genere hanno introdotto la distinzione fra due termini generalmente utilizzati come sinonimi, “sesso” e “genere”: per “sesso” intendiamo il corredo genetico, i caratteri biologici, fisici e anatomici della persona, in virtù dei quali sussiste la distinzione in maschi e femmine; con “genere” si indica invece il frutto di costruzioni culturali e sociali, di tradizioni e di prassi perpetuatesi nella storia. I gender studies indagano come, nel corso del tempo, siano state costruite le identità femminili e maschili e come la differenza biologica si sia tramutata in una differenza di ruoli sociali.

Il distinguo risulta più immediato se consideriamo ad esempio che le donne, pur non essendo realmente impossibilitate a svolgere determinate mansioni, sono state tuttavia a lungo considerate ad esse inadatte perché storicamente è sempre stato l’uomo ad esercitarle.

La confusione in materia sembra tuttavia imperversare, e non risparmia la classe politica.
Risale a pochi giorni fa il tweet col quale il senatore forzista Lucio Malan ha rivendicato l’esistenza della vituperata teoria, rinviando ad un sito di sociologia in inglese; peccato che nel post linkato si parlasse di gender theory come di ideologia legittimatrice delle disuguaglianze di genere, l’esatto opposto di quanto inteso dal senatore.

Nel clima di agitazione generale, a nulla sono servite le puntualizzazioni del ministro dell’Istruzione Giannini, la quale ha denunciato ai microfoni di Radio 24 la truffa culturale in atto relativamente alla presunta teoria gender, ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici ed ha inoltre minacciato il ricorso a strumenti legali.
Forza Nuova ha infatti annunciato la prosecuzione dell’affissione di manifesti e della diffusione di volantini di sensibilizzazione, ed anche Pro Vita, che nel proprio sito profonde lodi per l’iniziativa del movimento di destra di istituire un numero verde per segnalare “i casi di indottrinamento LGBT nelle scuole”, non sembra affatto soddisfatta dalle parole del ministro.
Un articolo sulla piattaforma online de Il tempo riporta il punto di vista del presidente dell’associazione Toni Brandi, che con ragguardevole dovizia argomentativa tenta ad ogni costo di avvalorare la presenza della teoria gender ne La Buona scuola.

Prova inequivocabile, a suo dire, sarebbe proprio la presenza del termine “genere”, utilizzato con un significato marcatamente distinto da quello di “sesso biologico”; Brandi avvalora la sua tesi rifacendosi alla legge italiana del 2013 cui il comma 16 rimanda, la quale a sua volta è attuazione della Convenzione di Istanbul del 2001.
La suddetta Convenzione, finalizzata al debellamento della violenza sulle donne, è rea di contenere definizioni quali “genere” e “violenza sulle donne basata sul genere”. In particolare il “genere” viene descritto come “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”.
Anche in questo caso, come per il comma 16, nulla di apparentemente scandaloso, ma non per Brandi e per tutti i nemici del gender, per i quali la distinzione fra “sesso” e “genere” ha come suo portato logico la negazione della distinzione fra sessi e la promozione di scelte arbitrarie e fantasiose in ambito sessuale.

Ritenere che, per via della sola menzione del termine “genere” ne La Buona scuola, negli istituti del nostro paese verrà promossa la fantomatica scelta di uno fra oltre 70 generi,saranno incentivate pratiche sessuali sin dalla tenera età, verranno negate le differenze biologiche fra sessi, etc, è pura assurdità e forse, nel profondo, ne sono consapevoli anche gli oltranzisti della famiglia tradizionale.
Potrà invece accadere che un qualche insegnante di buon senso affronti la tematica dell’omosessualità, affermando che individui con diversi orientamenti sessuali sono meritevoli di pari rispetto, oppure che spieghi alle bambine che nessuna possibilità è loro preclusa per il fatto di avere due cromosomi x invece che una x e una y, e ai bambini che quella y non li abilita in nessun modo a compiere molestie o prevaricazioni.

E quali potranno essere le conseguenze? Forse dei futuri cittadini mentalmente aperti, forse meno episodi di suicidio a seguito di atti di bullismo, forse più donne in carriera e meno femminicidi.
Ma per i paladini anti-gender tutto ciò rappresenterebbe un crollo violento della loro rete di protezione, lo sconvolgimento totale di un microcosmo fatto di valori tradizionali o presunti tali, un confronto forzato con una realtà che non intendono accettare; è di questo che hanno paura ed è per questo che perseverano nel propagandare il falso.

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