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L’Italia, anni prima che iniziasse a “nutrire il pianeta”, era già il paese degli “spaghetti e mandolino” e , anche quando la musica si sentiva in lontananza, gli spaghetti sono sempre rimasti! Una metafora della vivacità gastronomica italiana che, ora più che mai, sta conoscendo un periodo di favorevole sviluppo.
Quello del food, infatti, è un mondo molto recettivo ai cambiamenti, in cucina così come rispetto a ciò che lo circonda: forse è proprio questo che ci affascina del cibo, la sua capacità di raccontare una storia, che a volte ci rispecchia. Un’ attenzione particolare è sempre riservata alla moda che rinnova l’offerta con nuove tendenze e stimoli esterni: a volte frutto dell’internazionalizzazione, spesso follie d’ultimo grido. E così negli anni siamo stati prima cinesi, poi giapponesi e ancora vegetariani, vegan o anche gluten free. Oggi, al di là di cosa mangiamo e cuciniamo, siamo tutti giudici con Master Chef, cuochi con Giallo Zafferano e cake designer con Renato. L’unica variabile che resta constante è la condivisione di questi contenuti: ecco perché l’ultima frontiera del food è social. Sarà perché usa i social network, o perché sfrutta il dramma di un’era in cui tra centinaia di amici su facebook e followers su instgram e twitter, a volte non si ha nessuno con cui andare a cena: il social eating è stato subito un boom.
Una versione 2.0 delle grandi cene a casa di amici, dove ogni persona portava qualcun altro e si finiva in una lunghissima tavolata, frontiera di scambio ed incontro di gusto, idee, esperienze e vite.
L’idea nasce da un’evoluzione gastronomica del couch-surfing, molto diffuso in America, in cui si metteva a disposizione il divano in cambio di una ricompensa in denaro. Il principio, dunque, è lo stesso ma la versione food non offre il divano bensì un posto a tavola. Tutto attraverso dei network del gusto che propongono appuntamenti golosi: insomma, un Meeting per trovare una cena e non un amore, a ragione di quanti sostengono che non esiste amore più sincero di quello per il cibo. Chi organizza la cena mette a disposizione la casa, sceglie il menu, e fissa un prezzo: si tratta di esperti o appassionati gourmet, quindi sono rare le possibilità di mangiare male, a ciò va aggiunto un inaspettato, quanto gradito, elemento social che ti fa condividere la cena con persone che non conosci, così da offrirti, tra il pane e il dolce, anche la possibilità di farti nuovi amici.
Al via dunque gli home/pop up/ underground restaurant, incarnazione del nuovo modo di stare a tavola nonché di una intraprendente furbizia che arrotonda lo stipendio sfruttando le proprie passioni e ciò che si ama. È questo il caso di Michele Ruschioni, blogger di 37 anni, che con la moglie Daniela Chiappetti ha avviato da un paio di anni Home Restaurant Roma e, ad oggi, raccontano in modo molto entusiasta questo loro secondo lavoro, mix di avventura e passione. All’estero è un pululare di network che offrono questo tipo di esperienza: da Dine with the duck in Olanda a Dine with a local in Sudafrica, da Hussher supper club in America sino all’inglese Ms Marmite lover e il francese Hidden kitchen. In Italia la prima piattaforma del social eating è Gnammo che raccoglie mille cuochi casalingi e 45 mila utenti: in questo modo i favoriti sono i più social, quelli in grado di creare maggiormente un’atmosfera calda ed accogliente.
La tendenza del social eating non è passata insosservata agli occhi dei grandi chef che cercano di copiarla o d’introdurla nel loro modo di fare ristorazione: le premesse per un gran successo ci sono tutte, non rimane che aspettare (e godersi la cena)!

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