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Eleganza ed ironia tagliente, talento e intelligenza, fascino e virilità. Sean Connery è stato un mito sin dalla prima volta che ha interpretato l’agente segreto al servizio di sua maestà più famoso del cinema (e della letteratura). Nei panni di James Bond, inutile dirlo, è stato ineguagliabile. Storica la coppia che formava con Ursula Andress – la “Venere del Botticelli della cultura pop” – in “Licenza di uccidere”, del 1962. Poi sono seguiti altri capitoli della saga di 007, rimasti per sempre nel nostro immaginario collettivo: “Dalla Russia con amore” (1963) e “Missione Goldfinger” (1964) sono due fra i migliori in assoluto, con “Thunderball” (1965) leggermente al di sotto. E poi “Si vive solo due volte” e “Una cascata di diamanti”, senza contare l’apocrifo “Mai dire mai” del 1983 (certamente il meno riuscito).

Eppure sarebbe sbagliato ridurre la sua carriera ad un solo ruolo: lui stesso, divincolandosi dai panni dell’agente con licenza di uccidere, ha saputo dimostrare di essere, oltre che un sex symbol, anche un grande attore. Infatti è stato protagonista di pellicole d’autore, come il freudiano “Marnie”, di Sir Alfred Hitchcock, e “La collina del disonore” di Sidney Lumet. Ha preso parte a film iconici, come “Indiana Jones e l’ultima crociata” e “Caccia a ottobre rosso”. È sublime ne “L’uomo che volle farsi re” di Houston e ne “Il nome della rosa”, tratto dal romanzo di Eco. E poi, l’Oscar per “The Untouchables”, in virtù dell’interpretazione dell’incorruttibile poliziotto irlandese Jimmy Malone.

E poi c’era l’uomo, con tutte le sue passioni: dal calcio al golf, da Shakespeare a Ibsen, passando per qualche pinta di birra, ovviamente. E l’amore per la sua patria, la Scozia, di cui è sempre stato molto orgoglioso. Che tuttavia ha dovuto abbandonare (senza mai dimenticare) prima per il richiamo di Hollywood e poi per ritirarsi a vita privata presso le Bahamas, negli ultimi anni di vita.
Una volta Oriana Fallaci scrisse che “se la follia collettiva è misura di popolarità, e con la follia il numero delle persone contuse calpestate ferite, donne piangenti, bambini perduti, costole rotte, quel che accadde alla prima di “Goldfinger, dimostrò che Sean Connery è oggi il divo più popolare del mondo”. E lui era così. Famoso, ma non ci teneva. Bello, ma non ci faceva caso. Esempio di stile e recitazione.

Ci mancherà.

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