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Lo sport racconta di duelli, è di questi che vive e respira, ed è per questo che la gente se ne innamora.

Tra le sfide più grandi che i campi da tennis possono raccontare sicuramente c’è quella tra Björn Borg e John McEnroe.

Il ghiaccio e il fuoco, così diversi tra loro, ma completi insieme. Il primo massima espressione della freddezza scandinava, glaciale con una racchetta in mano, esempio di uno sportivo-robotico maniacale nei suoi gesti ripetuti alla perfezione. Il secondo figlio dell’istrionismo americano, schizofrenico nel suo gioco, ha esasperato il serve and volley in tutti i suoi orizzonti dando libero sfogo al suo talento.

Il destino scrisse il primo capitolo della loro rivalità nel lontano ’78 ambientando il match proprio in casa di Borg, a Stoccolma. Un giovane riccioluto McEnroe, senza neanche chiedere il permesso, rubò lo scettro del vichingo con un 6-3, 6-4 che era solo la miccia pronta a far esplodere la contesa.

I due si sfideranno 14 volte da lì ai successivi tre anni, dividendosi il bottino con 7 vittorie ciascuno, ma decretando un unico vincitore. Nel ’79 la guerra fredda tra i due porterà a 5 incontri  (3-2 per Borg che vince la prima Finale contro John a Rotterdam in due facili set) ma nessuno dello Slam. Borg centrerà per il secondo anno consecutivo la doppietta Roland Garros – Wimbledon mentre McEnroe vince in casa gli US Open. La vera sfida si accenderà nei due anni successivi.

Il 6 luglio 1980 i due si ritrovano di nuovo uno di fronte all’altro nel centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Il pubblico si schiera chiaramente per lo scandinavo, il figlio che tutti i genitori vorrebbero avere: mai una parola fuori posto e professionista impeccabile. John invece sembra un leone ingabbiato nella compostezza inglese. Lui, che in ogni punto trovava un’occasione per rovesciare insulti verso gli arbitri, voleva dimostrare al mondo intero che quel “riccioluto” era in grado di vincere anche sull’erba inglese. I due ancora non lo sanno ma stanno per scrivere una delle pagine più belle della storia del tennis… “La partita”. Nelle successive 3 ore e 53 minuti di gioco metteranno in campo i loro mondi contrapposti: l’americano con il suo servizio tagliente, effettuato con i piedi paralleli alla linea di fondo, chiuso quasi sempre con una volée, e lo svedese forte della sua esperienza e di un rovescio a due mani che avrebbe spazzato via qualsiasi avversario. Borg si porta in vantaggio 2-1 nel computo dei set, ma è il quarto che diventa mitologia. I 22 minuti più incredibili di questo sport: 34 punti, che videro Borg avere 5 palle match e McEnroe 6 palle per arrivare al quinto set. In quel tie-break, il più lungo della storia di Wimbledon, l’americano riesce ad imporsi 18-16. Lo sforzo profuso dal giovane riccioluto però lo porta a calare nell’ultimo set, così lo svedese riesce a prevalere 8-6 e ad aggiudicarsi il suo quinto Wimbledon di fila chiudendo il match in 1-6 7-5 6-3 6-7 (18-16)  8-6.

Vero è che la vendetta è un piatto che va servito freddo, ma uno spirito infuocato come McEnroe si riprende subito la rivincita. Lo statunitense vince di nuovo in casa gli US Open, di nuovo i due arrivano al quinto set, ma è troppo forte la brama di vittoria che arde nell’americano e il leone in gabbia inglese nella sua terra può finalmente diventare il re indiscusso. L’ultimo anno della loro rivalità vede i due di nuovo affrontarsi sempre sugli stessi campi di Wimbledon e US Open, ma il giovane statunitense non è più acerbo, conosce il proprio talento sconfinato e come un uragano spazza via tutti gli avversari che si ritrova davanti.

Per Borg le quattro sconfitte in serie rimediate negli Slam sono una ghigliottina alla sua carriera e alla fine di quel 1981 si ritira. Il fuoco con il suo lento ardere ha disciolto il ghiaccio scandinavo che non ha retto, soprattutto psicologicamente, all’inesorabile incedere dell’estro del “riccioluto” John. La sfida ha lasciato ai posteri l’ardua sentenza, che continuano a discutere sulla battaglia tra i due mondi, ma lo scontro tra il ghiaccio e il fuoco continua ancora oggi dopo oltre venti anni.

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