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Durante il galà della FIA a Vienna, Nico Rosberg sale sul palco per ritirare l’ambito premio che lo incorona ufficialmente il pilota più forte del mondo, ma mentre stava per scendere dal palco decide di lasciare tutti letteralmente a bocca aperta, annunciando il suo ritiro.

Si, proprio cosi. Nico ha deciso senza ripensamento alcuno di lasciare la Formula 1. Nelle numerose interviste cui è stato sottoposto negli anni, ha sempre sostenuto che il suo sogno, anzi i suoi sogni erano tre: vincere la prima gara di F1, vincere il GP di Montecarlo e vincere il titolo mondiale. Nessuno però si sarebbe mai aspettato che gli sarebbe bastato veramente un solo titolo mondiale. Forse non gli è bastato. Sicuramente gli è bastata tutta la pressione e, forse, tutti gli schiaffi morali che il compagno di squadra, quella tigre inferocita di Lewis, gli ha assestato nel corso degli anni. Con un post su Facebook ha annunciato ai suoi fans che avrebbe lasciato il mondo delle corse, sostenendo che da dopo il gran premio del Giappone, la pressione è stata troppa ed era diventata insopportabile tanto da portarlo a fine stagione ad una decisioni cosi drastica, decisione che ha spiazzato tutti, compreso il suo rivale, ma pur sempre compagno di squadra Hamilton. Lo stesso Hamilton che il giorno dopo il gran premio di Abu Dhabi ha fatto le congratulazioni pubblicamente al neo campione del mondo, ma ha anche affermato che quest’anno non ha vinto il più forte…

I più “cattivelli” tra coloro che lavorano e che seguono la F1, tra cui il sottoscritto, hanno pensato per tutta la stagione che se avesse vinto Nico, non avrebbe vinto il più forte, ma il più costante e quello meno sfortunato. Quelli più “maligni” invece, tra cui c’è sempre il sottoscritto, hanno subito pensato alla notizia del ritiro che il buon Nico, saggiamente, ha preferito ritirarsi perché ben consapevole delle enormi fortune di cui è stato protagonista quest’anno e delle quali forse non avrebbe più beneficiato nei prossimi anni. Non posso non paragonare, per come è finita la carriera, Nico Rosberg a James Hunt.

Rosberg come Hunt, Hamilton come Lauda. I veri appassionati di F1 conoscono bene la storia di James Hunt e della rivalità con Niki Lauda e sanno bene che James aveva un solo obiettivo, quello di vincere un mondiale di F1 e di battere la sua criptonite, di battere il “topo” Lauda, da lui così soprannominato. Hunt vinse il mondiale di F1 del 1976, meritatamente certo, ma forse anche un po’ aiutato dal “lievissimo” incidente che portò Niki Lauda quasi alla morte durante il GP di Germania quando la sua Ferrari 312 T dopo un guasto tecnico impattò contro le barriere e prese fuoco in pochissimi secondi. Dopo il mondiale del 1976, Hunt corse altri tre anni ma senza ottenere più un titolo mondiale. Niki Lauda era diventato il pallino di Hunt, suo unico obiettivo era quello di battere il pilota austriaco. Nico Rosberg ha fatto lo stesso con Lewis Hamilton. L’inglese era diventato l’incubo di Nico che in meno di una settimana dall’ultima gara che lo ha incoronato campione del mondo di F1 2016, batte lesto in ritirata. Naturalmente le cose sono molto diverse rispetto al 1976, Hamilton in questo caso non ha passato trenta giorni in ospedale con la faccia bruciata e con metà degli organi interni quasi al collasso, però il risultato di fondo è lo stesso. Riprendendo la citazione di un articolo di questi giorni, “Hamilton ha perso una battaglia, ma ha vinto la guerra”, guerra prettamente psicologica che però non ha retto il suo compagno di squadra che ne esce sconfitto e a testa bassa. Rosberg ha ammesso implicitamente di non essere al livello del suo diretto rivale, che fin dagli anni nei kart, lo ha sempre battuto.

È brutto affermarlo nel giro di una settimana, ma ormai Rosberg è il passato della Mercedes. Il presente è infuocato: dichiarazioni di Niki Lauda, oggi azionista Mercedes, affermano che da dopo l’annuncio del ritiro di Rosberg, metà dei piloti di F1 hanno chiamato la scuderia tedesca per proporsi come sostituti. Attualmente ci sono molti punti interrogativi e poche certezze. I punti di domanda partono dalla possibilità di vedere Alonso e Vettel in Mercedes, con la possibilità a dir poco divina per i tifosi di rivedere dopo il 2007 l’asturiano vicino ad Hamilton con una macchina decisamente candidata al mondiale 2017, mentre l’opzione di vedere Vettel in Mercedes con approdo di Hamilton in Ferrari è molto remota in quanto il pilota inglese difficilmente lascerebbe una macchina a dir poco vincente per una che, aimè, dal 2008 non vince più nulla. Altre possibili opzioni, alle quali Toto Wolff sembra più propenso, sono l’ingaggio di piloti giovani che da anni corrono nell’orbita Mercedes, come il giovane Pascal Wherlein che all’età di 22 anni è già campione DTM e corre da quest’anno in F1 per la Manor. Lo stesso Toto però non ha chiuso le porte a nessuna “particolare” possibilità, come l’approdo dietro il volante della freccia d’argento rimasta vuota, di piloti come Rossi e Lorenzo. Si, proprio Valentino Rossi e Jorge Lorenzo ai quali sembrerebbe disposto a far fare dei test per vedere quanto vanno veloce.

Onestamente la vedo solo coma una manovra pubblicitaria che lascerà le prime pagine sportive, ancora per diverso tempo, concentrate sul sostituto di Hamilton. Le poche certezze di cui parlavo prima, anzi l’unica certezza che si ha attualmente, è la dichiarazione fatta da Hamilton ieri, che dice molto serenamente che se non si sopporta la pressione, è meglio non andare a lavorare in Mercedes. Piloti di tutto il mondo, siete stati avvisati, chiunque siederà dietro quel volante il prossimo anno dovrà fare i conti con un Lewis Hamilton più maturo, perché è stato sconfitto, ma quindi anche più arrabbiato e competitivo. Cari lettori, non voglio dare false speranze, ma credo che il prossimo mondiale di F1 tornerà ad essere avvincente come una volta.

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