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Sono ormai quasi due anni che la pandemia di COVID-19 ha cambiato le nostre vite, entrando a far parte della nostra quotidianità, per milioni di famiglie divenuta tragica. Mascherine, vaccini, polemiche, nuove ondate e green pass sono temi ricorrenti nella maggior parte dei discorsi.

In Italia le persone vaccinate sono quasi all’80%, e dati simili si registrano anche in molte altre parti d’Europa come la Spagna, il Portogallo e la Francia. In alcuni Stati dell’Unione Europea però i dati sono molto diversi.

Se in Repubblica Ceca, Germania e Polonia ci si aggira attorno al 50-55%, ci sono altri Paesi in cui la percentuale è drasticamente più bassa. Agli ultimi posti per percentuale di persone vaccinate troviamo la Romania, penultima, con meno del 35% di persone totalmente vaccinate, seguite dalla Bulgaria, con il suo 22%.

In Italia recentemente si sta parlando molto soprattutto della Romania, non soltanto per il suo basso numero di vaccini, ma soprattutto per il suo triste record di 591 morti raggiunto qualche giorno fa. Questi numeri potrebbero quindi rappresentare l’impatto e il peso della disinformazione, della paura
e della mancanza di fiducia verso le autorità competenti.

I vaccini in Romania sono disponibili per tutti, residenti e non, da Aprile 2021, quando si è aperta la campagna di vaccinazione di massa, la terza fase e ultima fase di un percorso che ha dato la priorità ad anziani, persone di fragile condizione fisica e lavoratori nel campo sanitario. Rispetto all’Italia quindi la fase di vaccinazione aperta a tutti è iniziata con un mese di anticipo.

Quest’anticipo però non ha prodotto nessun risultato in termini di velocità di copertura, anzi è stato dovuto proprio dal fatto che moltissimi degli aventi diritto rifiutavano di vaccinarsi.

A marzo dello scorso anno, quando l’Italia stava attraversando la sua fase più critica, la Romania entrava in lockdown con un range di circa 400 contagiati giornalieri, su una popolazione di circa 20mila persone. Finito il lockdown, nell’estate del 2020, i casi hanno iniziato ad alzarsi arrivando a mille/duemila casi giornalieri, con restrizioni quali indossare la mascherina anche all’aperto, chiusura di discoteche, e apertura di ristoranti e bar solo in luoghi aperti.

Il primo picco si è registrato a novembre 2020 quando si sono superati i 10mila casi giornalieri portando successivamente all’introduzione anche di un coprifuoco nelle ore notturne.

Da aprile 2021, con il diminuire dei casi, di nuovo scesi a poco più di mille al giorno, la maggior parte delle restrizioni quali coprifuoco e obbligo di mascherina in luoghi aperti sono venuti meno e alcuni hanno anche iniziato a vaccinarsi.

L’estate è passata tranquilla, i casi giornalieri erano una o poche centinaia giornalieri, le restrizioni si limitavano alla mascherina in luoghi chiusi. Il numero delle persone vaccinate però si discostava già dalla media europea.

Con l’arrivo di settembre, seguendo il triste copione già visto lo scorso anno anche in Italia, i casi iniziano a salire nuovamente. Da meno di 5 mila a metà settembre, a 15 mila la prima settimana di ottobre, fino a raggiungere i quasi 19 mila il 18 ottobre, record massimo di contagi a inizio pandemia.

La situazione al momento è drammatica: gli ospedali, che già non erano in buone condizioni, sono letteralmente al tracollo. Non ci sono più posti né per le terapie intensive, né per il pronto soccorso. La maggior parte degli ammalati viene ora spedita in Ungheria.

La situazione è così drammatica che al momento non c’è nemmeno più posto per le decine di centinaia di deceduti. Per tutto ottobre, si è oscillati da 300 a 500 morti al giorno, continuando con lo stesso trend anche questo inizio novembre, fino a quando la settimana scorsa, il due novembre, si è raggiunto il tragico record di 591 morti.

I medici sono disperati e stremati, lamentano la mala informazione e affermano che la situazione non sarebbe così tragica con un 70% circa di persone vaccinate. Purtroppo, per il momento non sono nemmeno alla metà del traguardo sperato dagli esperti.

Le restrizioni, che comprendono l’obbligo di green pass per ristoranti bar e centri commerciali, con chiusura alle 9 e coprifuoco per i non vaccinati, non sembrano produrre risultati né per l’andamento pandemico, né nell’incentivare più persone a vaccinarsi.

I casi al momento stanno diminuendo, aggirandosi intorno ai 5-6 mila giornalieri, ma sono comunque troppi mancando ancora posti in terapia intensiva e negli ospedali in genere.

Come la Romania, anche la Bulgaria ha una bassissima percentuale di persone vaccinate. Entrambe condividono un alto tasso di povertà, l’essere entrate per ultime in Unione Europea, seguite solo dalla Croazia, un passato sovietico-comunista, una situazione politica instabile e una sfiducia diffusa nelle istituzioni da parte della popolazione.

La Romania, inoltre, al momento si trova senza un governo, caduto proprio lo scorso mese, ed è in attesa della formazione di una nuova coalizione.

Una situazione drammatica, i movimenti no-vax stanno spopolando e la sfiducia nelle istituzioni, che maldestramente tentano una campagna di sensibilizzazione al vaccino, è al massimo. Purtroppo, questa volta il fallimento va di pari passo con il record di decessi giornalieri, annoverati anche tra la popolazione più giovane.

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