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Per questa primavera, Roma indossa manifesti.
I colori sono più o meno sempre gli stessi, davvero poche le novità stagionali nella corsa al primo scranno sulla passerella delle comunali capitoline.
In effetti nella rosa dei candidati avremmo potuto trovare volti nuovi davvero, nuovi che poco o nulla si sa di loro, nuovi che almeno su questo ogni partito poteva scegliere di spiazzare piacevolmente l’elettorato, scansando dalle prime file vecchie guardie e veterani.
E invece no. Si è optato per le grandi firme.

Giorgia Meloni in stile pre-natal.

Il papabile Sindaco mamma tutta ordine e lavoro, un concentrato di grinta femminile e materna insicurezza, che prima si taglia fuori dalla corsa annunciando la gravidanza, poi ci ripensa e scende in campo col pancione.

Quelli per Giorgia Meloni saranno i voti della ragionevole tolleranza e della disillusione.

Una mamma di destra che raccoglierà le speranze dei romani stanchi dell’abusivismo e della clandestinità, delle anime perse che vivono ai margini sociali un po’ alle spalle di tutti, della piccola criminalità, e infine della lobby di poteri forti di cui sarebbe figlio l’attuale governo targato Pd, e che l’amministrazione Marino avrebbe più o meno consapevolemente favorito, occultato o comunque non visto.

Ma sulle macerie provocate dalle inchieste e dagli scandali che hanno coinvolto Campidoglio e municipalizzate locali, da Alemanno a Marino negli ultimi anni, è facile marciare sventolando la bandiera An-FdI, e lo può fare anche una donna incinta.
La sua campagna elettorale verrà aperta il 21 Aprile al Pincio, ma intanto alla provocazione di Grillo di darsi fuoco se il M5s non conquisterà Roma, mamma Meloni risponde con un tweet rasserenante, con tanto di foto che la ritrae con un estintore in mano.

E poi c’è il Vintage tres-chic. Che comunque ha sempre dietro una grande firma.

Guido Bertolaso.

E’ il pezzo forte della collezione targata Silvio Berlusconi, già corteggiato, e nemmeno troppo segretamente, da mamma Meloni.

Lei si è resa disponibile a raccoglierne i voti a fronte di un possibile ballottaggio, quando per affrontare la giovane candidata grillina, Virginia Raggi, potrebbero non bastare maturità politica e grintosa maternità.

Forse per questo Silvio Berlusconi indossa spesso gli occhiali da sole quando, solidamente mummificato, parla a slogan per fare da promoter al suo prodotto. Non è vergogna la sua.

Del resto il suo candidato, dopo quasi dieci anni di Protezione Civile e qualche altro di volontariato in Africa tenuto a distanze siderali dalla politica italiana, si è dichiarato quasi subito pronto a svolgere il ruolo di nuovo sindaco-sceriffo, a combattere per l’ordine e la trasparenza nella capitale, per la sicurezza nelle strade, per la regolarità negli appalti.
Bertolaso ha affrontato situazioni di emergenza assoluta: incendi, frane ed alluvioni, terremoti e tsunami nel sud est asiatico, rischi e folle di pellegrini che da tutto il mondo si concentravano nella capitale in occasione dei funerali di papa Giovanni Paolo II.

Ma sulla sua persona si sono poi riversate con curiosa ironia, valanghe di critiche politiche, incidenti diplomatici e scandali giudiziari.
Le sue insofferenze verso la gestione dei soccorsi statunitensi inviati per l’emergenza ad Haiti ad esempio, non piacquero allora nè ad Hillary Clinton nè a Silvio Berlusconi, mentre le intercettazioni e le carte sul G8 alla Maddalena e quelle afferenti al processo di ricostruzione aquilano, non piacciono tutt’ora alla Procura di Perugia.

I suoi processi ancora in corso rimangono tuttavia nell’ombra, oscurati dalla decennale protezione sodale di Silvio Berlusconi, ma anche dalle sue personali e costanti smentite che permettono ad oggi al modello vintage Guido Bertolaso di sfilare in passerella politica con spavalda e sfacciata sicurezza.

Questa primavera è d’altro canto anche la stagione delle new entry.

Per un alternative giovane e posato, manovrato a dovere dalla casa di produzione a 5 Stelle, la firma commerciale Casaleggio and co, propone Virginia Raggi.

In realtà dalla regia le hanno solo consigliato, per sua stessa ammissione, di rimanere se stessa in passerella.
Un inno alla semplicità che l’eterea Virginia ha deciso di onorare scegliendo per la sua squadra di governo, solo tecnici e professionisti di settore, tra ingegneri e docenti universitari.

Ma una campagna elettorale targata M5s non può ridursi al viso d’angelo di Virginia Raggi e all’impalpabile pacatezza delle suoi buoni propositi.

Così ci pensa Grillo ad infiammare i toni della marcia su Roma, sfruttando chiaramente il suo amato web.
Infiammare si fa per dire, visto che la promotion si basa sui soliti slogan, intrisi di populismo e demagogia, e se vogliamo buoni per vendere un po’ qualsiasi cosa: basta partiti, stop alla corruzione e ai favoritismi, niente destra o sinistra, solo trasparenza e meritocrazia nella gestione di Roma. Pulire la capitale.

Il M5s è un po tutto quello che casalinghe ed idraulici al governo, vorrebbero da un detersivo: efficenza a basso costo e garanzia di risultato.
Solo che il pavimento di Roma è da decenni intriso di macchie ed aloni in espansione, piccoli e grandi centri di potere che forse il nuovo super sgrassatore Raggi non è adatto a debellare in soli 5 anni di governo.

Ma la sfilata per le prossime comunali si arricchisce anche di uno stile più accattivante, mondano, imprenditoriale.

Alfio Marchini.

Il suo nome è quello che più si addice ad una casa di moda, il suo volto sembra studiato per restare affisso ad un cartellone pubblicitario, a fare da protagonista in una serie tv.
I suoi hashtag #AmoRoma e #RomaTiAmo sono già ben noti anche ai frequentatori più saltuari dei social network.

Alfio Marchini ama Roma, ama l’imprenditoria e i giovani, l’iniziativa economica privata, ama l’ideologia comunista ma, ci tiene a precisarlo, non ha mai votato per il Pci; ama il polo e la sua famiglia.
Figlio di costruttori della Roma bene, laureatosi in ingegneria, è stato prima amministratore delegato di una società del gruppo Ferrovie dello Stato, poi membro del consiglio di amministrazione di Banca di Roma e Capitalia, e pur sedendo oggi nel c.d.a. di Cementir, risulta tra le altre cose impegnato anche nel sociale: dalla fondazione di una associazione di mediazione per la pace in medioriente a socio fondatore della associazione Italiana per la qualità delle politiche pubbliche, ente presieduto da Luciano Violante e di cui presidente onorario è niente poco di meno che Carlo Azeglio Ciampi.

Qualora non bastasse questo a ritrarre il profilo del bravo ragazzo figlio di papà, Alfio Marchini è anche membro di una Fondazione che si propone di analizzare e studiare le politiche europee e che ha avuto come presidente politici del calibro di Giuliano Amato e Massimo D’Alema.

Insomma Alfio Marchini ama un bel po di cose ed ha anche amicizie potenti.

Ma Roma forse non è pronta ad un sindaco simile.

Nel suo programma elettorale entreranno con ottime probabilità parole chiave come mobilità alternativa, energie ecosostenibili, trasparenza amministrativa ed occupazionale, project financing per risanare le casse comunali, centri sportivi e culturali in ogni municipio della capitale.

Dopo il fallimento delle mancate primarie nel Pd, Alfio Marchini aveva deciso di correre da solo alle elezioni amministrative del 2013, salvo poi riuscire a sedere in Campidoglio solo come consigliere comunale ed assistere con oscillante opposizione alla inarrestabile caduta di Ignazio Marino.
Una moderna quanto ambigua novità.

Infine, a grande richiesta il modello targato Pd.

Dopo la drammatica e passionale caduta di Ignazio Marino, sedotto prima ed abbandonato poi dai fedelissimi di Matteo Renzi, il Partito Democratico decide di darsi una ripulita e con regolari primarie propone in passerella un moderno alternative.

Roberto Giacchetti.

La soluzione Giacchetti piace alla sinistra moderata di oggi, ma anche a quella rivoluzionaria e progressista di una volta.

Il deputato Pd, balzato agli onori delle cronache una decina di anni fa per aver dichiarato ad una nota testata nazionale di fare uso saltuario di cannabis (solo in occasioni speciali), vanta una carriera politica da militante nei movimenti studenteschi e nel Partito Radicale, e nella prossima corsa elettorale ha sin da subito ottenuto il beneplacito del governatore regionale Nicola Zingaretti.
La sua prima esperienza in Campidoglio risale alla fine degli anni 90 come capo della segreteria e capo di gabinetto durante l’amministrazione Rutelli.
Dall’Ulivo alla Margherita, passando per le droghe leggere, la sua passione per le piante e l’ecologia è nota in prima persona a chi ha assistito qualche anno fa alla sua adesione circoscrizionale nei Verdi.

Insomma Roberto Giacchetti è un modello più di sinistra che targato Pd e sembra confezionato appositamente per proporre ai romani una sinistra dalla ideologia credibile più che un sindaco capace.

Con questi modelli, Roma si presenta alla sfilata delle prossime elezioni comunali.
Una collezione variegata e intrigante in ogni suo elemento.

Chi la vestirà sarà indubbiamente chiamato ad affrontare però tutte le tematiche che corolleranno i manifesti elettorali dei candidati a sindaco. Tutte insieme.

E tu chi voteresti a sindaco di Roma?

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