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[dropcap]R[/dropcap]enzi in LUISS. Tre parole per scatenare la febbre e il delirio in tutto l’ateneo. L’evento della settimana, del mese e forse dell’anno ha destato l’orgoglio di Sergio Fabbrini ed Emma Marcegaglia, la curiosità di giornalisti d’ogni sorta, dai chigisti nazionali ai curiosi, l’ira funesta e il selfie molesto di studenti prima esclusi, poi accreditati per miracolo, poi di nuovo tagliati fuori dalle cordate della security made in LUISS.

 

Qualsiasi cosa immaginabile per un febbricitante lunedì in università dall’atmosfera spettrale, dove gli studenti vagano prima silenziosi, con la pulizia in Viale Romania concentrata sul microscopico pezzo di carta, poi indifferenti al momento dei circa cinquecento biglietti di invito, completamente inutili, stampati nelle aule pc, tra le quali la 208 era adibita come sala stampa. All’arrivo attesissimo del premier alle 16:30, la calca tra saluti, foto, cronisti e studenti, ridotti a comari alle finestre, per seguire gli spostamenti del capo dell’esecutivo.


Quindi tutti in aula 200! Si fa per dire, perché i vincoli sono stati insormontabili e, ad eccezione della School of Government, pochi fortunati fra gli studenti sono riusciti ad evitare la diretta streaming in aula 211, 205b, AT01 o AT02. Tanta solennità e tanto riguardo ma dopo i saluti iniziali di un compiaciuto Professor Sergio Fabbrini e della carichissima Emma Marcegaglia la palla è passata subito a Matteo Renzi. Sì, la palla, perché tra un appunto e l’altro la sua usuale parlantina lo ha portato dall’Europa League fino al dibattito “politici contro tecnici”, da personaggi storici che non può ricordare neanche lui alla storia delle relazioni internazionali.

Qualche domanda, spontanea è un eufemismo, su Expo2015, Europa e disoccupazione per poter ricordare Ferrero e poi parlare di Presidenza italiana UE appena conclusa, poi poco altro nel dibattito che non c’è stato. In una conversazione tra Sergio e Matteo ha parlato solo quest’ultimo a studenti assai ironici i cui cori non potevano essere ascoltati nelle aule dello streaming. Un fulmine a ciel sereno, un’apparizione da fata turchina in un lunedì primaverile di marzo, l’eccellenza LUISS in vetrina senza far parlar troppo né studenti né docenti. Matteo Renzi ha tenuto la sua lezione, con il profilo tutt’altro che accademico che gli compete, ma con una battuta di falsa modestia che è necessario menzionare, come in uno dei tweet che tanto ama. “Se sono Presidente del Consiglio io, può esserlo davvero chiunque”.


Grazie Matteo Renzi per questo rapido tè delle 17:00. Se “breve ma intenso” è un commento banale, occorrerà invece estrapolare letteralmente questa dichiarazione al fine di crederci, crederci sempre, nonostante quei problemi del nostro Paese che sempre rimangono. Anche di fronte a “cotanta canoscenza ed eloquentia”, perché se Renzi cita Manzoni, per ringraziarlo adeguatamente della presenza in LUISS sarà necessario citare il suo concittadino Dante Alighieri.

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