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[dropcap]È[/dropcap] stato l’evento dell’anno per la LUISS: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ospite presso la nostra università. Occasione? il quinto compleanno della LUISS School of Government.
Preceduto da una breve introduzione della Presidente della LUISS Emma Marcegaglia e del Magnifico Rettore Massimo Egidi, il premier ha intrattenuto la platea dell’Aula Chiesa toccando diversi argomenti di politica interna ed internazionale. Molte sono state le belle frasi nel discorso, interrotto un paio di volte dall’applauso del pubblico, soprattutto quando si parlava di giovani.

Il discorso di Renzi, trasmesso in streaming sul sito dell’ateneo e su SkyTG24, era colmo di idee e spunti di riflessione. Seppur a tratti risultasse in parte dispersivo, la maestria oratoria del premier è riuscita, in quasi un ora di monologo, a dipingere le linee principali dell’ideologia del nostro Presidente del Consiglio. Non sono mancati i riferimenti ai padri fondatori dell’Unione Europea, dai quali Renzi trae ispirazione, né è mancata una condanna all’ISIS.

Tuttavia, per quanto ricco di riferimenti ideologici, il discorso di concreto aveva ben poco.

Se c’era un’attenta analisi dei vari argomenti toccati, mancavano del tutto proposte pratiche, intenzioni concrete o anche solo suggerimenti sul da farsi, o su quale sarà l’azione del governo in merito alle questioni esposte. Non era di certo un discorso da uomo “del fare”, ma un esercizio di ideologia e retorica.

Parlando di comunicazione, il premier ha “elogiato” (si fa per dire) l’ISIS per la sua innegabile capacità comunicativa, caratteristica affine a Renzi stesso. E ha sottolineato come saper comunicare, in politica, sia di fondamentale importanza.
Ha condannato fermamente le azioni dei terroristi, che vogliono farci vivere “rinchiusi, impauriti, rannicchiati”. Sicuramente una condanna condivisibile, tuttavia ci si aspettava forse qualcosa in più. Quali intenzioni ha il governo nei confronti delle barbarie dell’ISIS? Intende far parte di una teorica azione internazionale per fermare i terroristi?

E in prospettiva dell’Expo prima e del Giubileo poi, quali saranno le misure adottate dal governo per garantire la sicurezza dei cittadini? Tutte domande che non trovano risposta nel discorso del premier, ma forse sarebbe chiedere troppo per una sola ora.

Un dettaglio curioso, chiamiamolo così, è che Renzi non ha mai nominato il PD. Ha parlato da singolo Presidente del Consiglio, mai da segretario del primo partito italiano ed europeo. Se non lo conoscessimo, si potrebbe quasi pensare che non sia nemmeno del PD, a giudicare solo dal discorso di oggi. Il PD è stato chiamato in causa solo quando si parlava del famigerato 40,8% alle europee.
In una seconda parte del suo discorso, Renzi ha toccato l’Unione Europea. Ammirevole la visione ideologica, di un’Europa più unita e più flessibile. Il premier ha condannato l’austerità e il rigore in favore di una crescita e di un ideale europeo comune. Tutto condivisibile, specie nell’ambiente della LUISS, che ha una forte vocazione internazionale. Ma Renzi non ha detto concretamente cosa dovrebbe fare l’UE in questo senso e soprattutto, pur non dimenticandosi di ricordare il risultato elettorale del PD alle scorse europee, non ha detto quale sarà il ruolo dell’Italia nel panorama europeo. Perché l’Italia non è protagonista sul piano internazionale? Perché a dialogare con Putin ci vanno la Merkel e Hollande, e non la Mogherini? Ma forse, anche queste domande, esulavano dallo scopo del discorso.

Altro tema caro a molti elettori di sinistra sono i diritti civili. La legge dovrebbe essere uguale per tutti, tutti devono godere degli stessi diritti, non c’è bisogno nemmeno di dirlo. E infatti Renzi non lo ha detto. Come accade sempre, sin dalle primarie del PD di diversi anni fa, Renzi non ama toccare l’argomento dei diritti civili e in particolare del matrimonio egalitario. Complice forse l’ambiente “ecclesiastico” dell’Aula Chiesa, il premier (da buon scout cattolico) questi argomenti li ha bypassati del tutto. Eppure sono una questione viva e aperta nel dibattito della società civile, e prima o poi toccherà a lui (o alla futura classe dirigente, alla quale il discorso era diretto) decidere di prendere atto delle migliaia di coppie omosessuali e famiglie “arcobaleno” italiane che si trovano a combattere con prefetti e istituzioni dello Stato varie.

Queste questioni, se ideologiche da un lato, sicuramente hanno rilevanza pratica diretta sulle vite di molti cittadini, e sarebbe opportuno affrontarle concretamente e subito.

Tutta la parte iniziale del discorso era incentrata sulla comunicazione e l’importanza che ha in politica. Da un lato Matteo Renzi è un conclamato oratore, dall’altro questo discorso in un certo senso è stato deludente. Erano migliaia gli studenti che volevano sentire il Presidente del Consiglio, e molti lo hanno seguito dal vivo o via streaming come il sottoscritto. Tutti avevamo delle aspettative ma temo che in parte queste siano state disattese. Abbiamo assistito sì ad un discorso ampio, ben presentato dall’esperto oratore. I temi toccati erano interessanti e carichi di ideologia condivisibile e belle parole. Tuttavia, di concreto è stato comunicato ben poco. Nessun proposito, nessun suggerimento “pratico” per il futuro, nessun accenno di policy del governo.

Per usare una metafora culinaria, la tanto attesa visita del premier è stata come sentire il profumino del nostro cibo preferito, ma non riceverne nemmeno un piatto. O peggio, ricevere un hamburger da fastfood, preconfezionato e sempre uguale a se stesso, studiato con rigore scientifico per piacere al nostro palato ma che, a conti fatti, di veramente nutriente ha poco o nulla.

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