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Lo scorso 10 novembre 2016, in una gremita aula 13, studenti, ex studenti e rappresentanze istituzionali, hanno avuto il piacere di ascoltare la testimonianza del dott. Renato Cortese (attualmente direttore SCO, ndr), nell’ambito della conferenza “CORRUZIONE, CRIMINALITA’, LEGALITA’ E DIDATTICA”, – incontro organizzato dal Rotarct Club degli Studenti dell’Università L.G.C. – durante la quale si sono toccati i temi della criminalità organizzata, della corruzione e delle misure di prevenzione alle stesse.

Il dott. Cortese, incalzato dalle domande e dagli interventi della platea, nonché dagli spunti di conversazione lanciati dell’altro illustre relatore, la prof.ssa Maria Lucia Di Bitonto (docente di diritto processuale penale presso l’università LUISS Guido Carli, ndr), ha portato la sua testimonianza quale uomo di stato, in prima linea per lotta alla criminalità organizzata.

Cortese è noto in particolare per essere stato l’uomo che nel 2006, dopo 8 anni di estenuanti indagini, è riuscito a catturare Bernardo Provenzano, uno dei vertici di Cosa Nostra, tanto prima quanto durante i suoi 42 anni di latitanza. Un’indagine, racconta Cortese, lunga, minuziosa, che ha portato lui e i suoi uomini quasi a “convivere” con la famiglia del boss, attraverso intercettazioni, pedinamenti che l’hanno messo nelle condizioni di poter arrivare a cogliere la psicologia di un personaggio tanto pericoloso e inafferrabile.

Ma non è questo l’unico merito del dott. Cortese: nel 2009 è stato fautore dell’arresto di Giovanni Strangio, considerato l’ideatore e uno degli autori della strage di Duisburg, in Germania, per poi passare alla mobile della capitale. E’ dunque un poliziotto che ha vissuto e scardinato diverse realtà mafiose, anche molto diverse tra loro, cosa che ha portato gli studenti presenti a chiedere, all’ospite, un bilancio dell’attuale sistema delle mafie nel nostro Paese. Una situazione definita da Cortese diversa ma non per questo meno pericolosa. E’ stato proprio Provenzano a dare inizio a questa rivoluzione, lui, il braccio destro di Riina, da sempre contrario allo stragismo, che ha capito prima di dover mantenere la “pace” e la tranquillità in Sicilia, e poi che il modo migliore per fare affari e incrementare il guadagno economico delle cosche, era il silenzio. Una mafia dunque che agisce nell’ombra, ma la cui presenza è avvertita come un macigno soffocante che pesa sulle nostre teste, che si insinua nella vita economica del paese, governandola e creando un monopolio poi difficile da scardinare. Una mafia che non ha più neanche bisogno di intimidire perché ha consolidato già la propria reputazione, al pari di un grande “brand”.

L’ospite mette quindi in guardia gli studenti presenti: la mafia è cambiata. “Non pensate che i più pericolosi siano quelli con la coppola e la lupara”, afferma. E proprio in ragione di questo mutamento, si devono necessariamente evolvere anche i metodi di indagine, settore in cui l’Italia è molto avanti, non solo con un’intelligence all’avanguardia, ma anche con un sistema di pene unico al mondo, che prevede espressamente, all’art 416-bis cp, il reato di associazione di tipo mafioso. Ma non è solo con i metodi tradizionali che può debellarsi questo cancro che da anni divora il tessuto sociale del Paese, è “risvegliando le coscienze”, così da scardinare quella sorta di consenso di cui la stessa gode in determinate realtà. Condizione necessaria in questa operazione è però l’esistenza di uno stato presente che si ponga dalla parte del cittadino, ricreando quel rapporto di fiducia che probabilmente si era o si è persa.

In chiusura, Cortese si rivolge agli studenti, a quella che lui stesso ha definito la futura classe dirigente, con una raccomandazione: la nuova mafia è fatta di colletti bianchi, ha bisogno dell’ausilio di professionisti, di commercialisti che sappiano leggere i bilanci, di avvocati che sappiano districarsi tra le fitte trame della giustizia… Per sottrarsi a tutto ciò, si può e si deve dire no a determinate offerte, scegliendo di non essere “complici” di un disegno semplicemente deleterio. Dunque, conclude Cortese, <<Ragazzi, scegliete a chi stringere la mano>>.

 

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Caporedattrice L'Inchiesta per l'A.A. 2017/2018