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Dopo aver intervistato nell’ultimo articolo l’allenatore della Nazionale di calcio dell’Albania, questa volta è il turno di Paolo Tramezzani.

In seguito ad una carriera da calciatore tra varie squadre di Serie A e Serie B (tra le quali possiamo annoverare Inter, Venezia, Piacenza, Atalanta ed Empoli), un’esperienza di due anni in Premier League con il Tottenham Hotspurs (attualmente secondo in classifica preceduto dalla “favola” Leicester City), ed il suo ritiro dal calcio giocato nelle fila del Pro Patria, Tramezzani ad oggi è opinionista presso la rete televisiva nazionale ed anche vice-allenatore di Gianni De Biasi sulla panchina dell’Albania, incarico iniziato nel dicembre 2011.

Al telefono risponde una persona disponibile e molto cordiale nei modi e si concede ad alcune domande in merito alla storica e quanto mai miracolosa, a livello sportivo, qualificazione dell’Albania agli Europei di Francia del 2016.

Buonasera mister, secondo lei qual è stato il protagonista dell’impresa sportiva che è riuscito a compiere insieme a Gianni De Biasi in questo cammino alle Qualificazioni Euro 2016?

 “Innanzitutto, il grande merito bisogna attribuirlo alla Federazione Albanese e al suo Presidente Armando Duka, il quale quattro anni e mezzo fa ha creduto fortemente nella scelta di Gianni (De Biasi, ndr) e poi l’ha sostenuta sempre tramite una presenza continua ed un appoggio perenne al lavoro e alle scelte che sono state fatte da parte dell’allenatore.Chiaramente sottolineo poi anche il ruolo dell’allenatore stesso, il quale è stato bravissimo poiché è riuscito a compiere un capolavoro.”

Quali sono state poi le sensazioni a caldo a seguito della qualificazione stessa, avvenuta domenica 11 ottobre contro l’Armenia?

 “La prima sensazione è stata innanzitutto la consapevolezza di aver fatto qualcosa di davvero straordinario, di aver raccolto i frutti di quattro anni di lavoro, il coraggio di aver fatto determinate scelte e infine la soddisfazione sportiva, la gratificazione. La cosa più bella in assoluto è stata indubbiamente rendere felice un popolo intero e questo sarà un ricordo che porterò sempre dentro di me, ancor di più della qualificazione stessa, della storicità dell’evento, la gioia di aver reso felice tantissima gente non solo tra i tifosi di calcio albanesi ma proprio l’intero mondo sportivo: una rivincita in tutto e per tutto per questo popolo.”

Dove pensa, o almeno spera, insieme al mister De Biasi, che l’Albania possa arrivare nel suo cammino agli Europei di Francia di quest’estate?

 “Sapendo ciò che siamo riusciti a fare e vedendo dove siamo arrivati, c’è la consapevolezza che la squadra non deve perdere la propria identità, mantenere l’umiltà che è il nostro valore principale, la coesione del gruppo, la forza di volontà e il coraggio: con queste nostre caratteristiche c’è voglia di non accontentarsi e voler continuare a stupire partecipando ad una competizione molto importante con l’obiettivo di cercare di fare del nostro meglio, senza porci obiettivi da raggiungere ma affrontare ogni partita cercando la vittoria con le nostre forze.”

Un’ultima domanda: nel caso l’Albania riuscisse a passare la fase a gironi del torneo e dovesse affrontare l’Italia, quali saranno in quel momento le sensazioni che la partita susciterà in lei e nel mister De Biasi?

 “L’Italia l’abbiamo affrontata già in precedenza in amichevole (martedì 18 novembre 2014 a Genova, 1-0 gol di Stefano Okaka), l’avremo nel girone di Qualificazioni ai Mondiali che avrà inizio a settembre: al solo pensiero di dover affrontare l’Italia ciò vorrebbe dire un nostro passaggio della fase a gironi (ride, ndr), una volta passato il turno per noi sarà tutto in discesa. Personalmente, quando mi trovo in campo penso a quello che devo fare e al mio compito, cerco di fare del mio meglio, durante la partita non hai né spazio né tempo di pensare a chi hai davanti. Chiaramente affrontare l’Italia sarebbe bello perché ciò vorrebbe dire che entrambe le nazionali hanno passato il turno e sarà una sfida da giocare a viso aperto.”

L’attesa per Euro 2016 sta volgendo al termine, ci saranno molte favole da raccontare: da una probabile rinascita della Francia e dei suoi giovani fuoriclasse, passando per la Spagna e le sue Furie Rosse fino ad arrivare all’Italia e alla speranza che quest’anno i giocatori siano animati da una voglia di riscatto per l’ultimo Europeo, ahimé, amaro per la nostra Nazionale. Sicuramente racconteremo anche la favola dell’Albania, prima volta ad un Europeo, e chissà se De Biasi e i suoi riusciranno davvero a sorprendere tutti e a regalare a noi appassionati di questo sport una favola da raccontare alle generazioni future, fatta di miracoli e imprese sportive epiche.

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