Contatti

Viale Romania, 32 - 00196 Roma - Italy

Sentiti libero di contattarci!

“Dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande chitarra”. Forse è una prospettiva un po’ schiacciata dalla passione personale, ma pochi come Pino Daniele esemplificano questa frase. Al grande pubblico infatti torna in mente subito il Pino Daniele delle dolci (e un po’ mielose) ballad anni ’90, un grande ambasciatore della musica italiana e napoletana in primis. Ma a Pino piaceva il blues. Se è stato quello che stato, bisogna ringraziare anzitutto la sua passione per il blues, la musica soul, e la “regina della Terra Blu”, sua altezza la chitarra. Pochi in Italia hanno saputo interpretare una gamma di emozioni, evocare una tale vastità di immagini e creare una ricchezza sonora del genere con le sole sei corde: basti pensare a due dei suoi più grandi successi, “Quando chiove” e “Napul’è”. In molti hanno provato a reinterpretare queste due piccole gemme, ma se non c’è la chitarra di Pino, a metà tra la Blackie di Clapton e la PRS di Santana, i suoi grandi modelli ispiratori, si riducono a semplici sequenze di cromatismi in re maggiore, di cui peraltro la storia della canzone è piena. A metà strada tra i virtuosismi di “Viento e terra” e il lirismo di “Schizzechea”(album che aveva concluso appena prima del suo primo infarto), il funk di “Yes I know my way” e l’irriverenza di “Je so pazzo”, la dolcezza di “Quando” e il respiro “Sinfonico” delle ultime tourneè, in cui, testimone il sottoscritto, non accennava ad alcun segno di cedimento. E invece si è arreso stamattina, vessato dai 19 bypass e dai disturbi interni che lo hanno logorato molto più rapidamente di quanto non fosse possibile cogliere da fuori. Scrivere della vita di un artista del genere ora sarebbe fuori posto, le agiografie dopotutto vanno bene per i santi. Un’istantaea dai suoi ultimi anni però è doverosa. Il concerto di Cava de’Tirreni , fianco a fianco con Eric Clapton, è probabilmente il punto più alto mai raggiunto dal mascalzone latino, del nero a metà che aveva iniziato con James Senese nei “Napoli Centrale”. Un concerto memorabile per gli amanti del blues e delle sei corde in generale, una delizia riascoltare il duetto tra la Suhr Standard di Daniele e la Stratocaster di “Slowhand”, che duettano a meraviglia dal primo all’ultimo istante del concerto. La magia del live, la complicità dell’improvvisazione, l’estasi dell’assolo. Tutte cose che un cantante qualsiasi non potrà mai cogliere a fondo. Ma Pino Daniele era un chitarrista prima di tutto.

Share: