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Dispotico, omofobo e violento: Vladimir Vladimirovič Putin è l’uomo politico del momento. Alla luce degli attentati di Parigi il leader russo è diventato mira di ammiratori, anche oltre i confini russi, e protagonista di un successo virale senza precedenti per una figura politica.

Nato il 7 ottobre del 1952 a San Pietroburgo, Putin visse un’infanzia povera: il nonno era cuoco di Lenin e Stalin, il padre sommergibilista nella marina sovietica. È stato membro del Partito comunista, colonnello del KGB, collaboratore per cinque anni della Stasi a Dresda. Nel 1997 Boris Elstin lo chiama a collaborare con lui, dal 2000 al 2008 diviene presidente della Federazione Russa, e il 7 maggio 2012 ottiene un nuovo mandato presidenziale.

Il leader russo ci ha abituati a prove di forza fisiche quanto psicologiche; da cavalcate a mani nude sugli orsi a vere e proprie sfide con i grandi imprenditori russi, fino alla tentata occupazione dell’Ucraina: di certo è ben lontano dal modello di politico occidentale e più vicino ad una figura di moderno duce, dal passato rosso e lo sguardo di ghiaccio.

Appena dopo gli attentati di Parigi e l’abbattimento dell’Airbus russo nel Sinai, le posizioni ferme e il suo fare deciso gli sono valsi un’ondata di ammirazione. I giorni immediatamente successivi agli attacchi terroristici sono stati caratterizzati da una psicosi generale, ogni zaino incustodito diventava un possibile ordigno esplosivo e ogni persona dai tratti mediorentiali un ipotetico attentatore. Ora le nostre vite sono rientrate nella nuvola ovattata della routine, ma qualcosa è cambiato. Gli attentati parigini anziché rappresentare un grande passo avanti nella guerra jihadista , hanno segnato una svolta nella politica internazionale , stravolgendo assetti di alleanze e opposizioni. Il grande protagonista di questi cambiamenti turbolenti è stato il primo ministro russo. Il mondo in questo momento storico è una partita di scacchi a più mani, dove i giocatori aspettano e si studiano, hanno paura di compiere la mossa sbagliata e quindi ritardano la mossa stessa. In questo clima di insicurezza tutti volgono lo sguardo a Putin, che sembra essere il giocatore non solo pericoloso, ma decisivo.

Questo appeal di risolutezza e intransigenza ha in particolar modo affascinato le destre xenofobe e populiste europee, che lo hanno eretto a nuovo idolo. Anni di battaglie e lotte in nome della democrazia e l’Occidente trova il suo “beniamino” in un de facto despota; il leader russo è un autocrate ,eppure è divenuto un simbolo di stabilità. In un periodo di precarietà e paura generale, il suo atteggiamento duro e sicuro è diventato un simbolo di forza e resistenza alla minaccia islamica. Il presidente russo è la scheggia impazzita d’Europa, una sottospecie di Übermensch nietzschiano che si ribella al sistema di alleanze occidentali, snobba le sanzioni e non abbassa la testa con nessun altro leader.

Come tutti i fenomeni nel mondo della politica, anche la nuova “fama” del presidente russo dovrebbe farci riflettere. Le preferenze in campo politico sono sempre lo specchio della situazione socio-economica di un paese, e allora dovremmo chiederci: perché tutti (o quasi) amano Putin?

L’emergenza isis e profughi hanno messo, e mettono tutt’ora, a dura propria non solo i governi nazionali ma anche il concetto stesso di UE: i leader europei si sono rivelati impreparati e l’unione europea incapace di trovare efficaci soluzioni comuni. Tutto ciò è sfociato in un sentimento di sfiducia nel sistema democratico e nella ricerca di un punto fermo; e chi meglio dell’antico e banale cliché dell’uomo virile e deciso?

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