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Se un anno fa mi avessero detto che a quest’ora sarei stata intenta a scrivere un articolo dalla mia camera a Parigi non ci avrei mai creduto. Tutto questo perché per me essere andata a studiare lontano da casa era già stato un vero passo e l’idea di dover iniziare tutto di nuovo mi spaventava. Che cosa mi ha spinto allora a fare domanda per l’Erasmus alla Sciences Po Paris? Di preciso non lo so, ma forse la voglia di provare nuove sfide, di confrontarmi e di imparare hanno finito per vincere ancora una volta.

Ma arriviamo al dunque, il mio Erasmus comincia ancora prima dell’inizio delle lezioni con la ricerca della casa, e, per chi non lo sapesse, trovare casa a Parigi è un vero incubo. Armata di pazienza, trascorro tre giorni (e sono stata fortunata) a visitare una Parigi insolita fatta di appartamenti “en colocation” e monolocali microscopici, fino a quando, ormai rassegnata e con l’idea di mettere un sacco a pelo sotto un ponte sulla Senna, non trovo una bella camera a venti minuti di metro dall’università, in una casa da condividere con la classica Madame parigina che tiene sempre una baguette in cucina.

Tuttavia, la vera avventura nella Città delle Luci inizia a fine agosto. La prima mattina mi alzo e cerco di farmi un caffè con la moka che, da buona italiana, mi sono assicurata di portare. Sfortunatamente, la Madame mi spiega che sulle piastre elettriche della cucina la moka “ne marche pas” e se voglio posso utilizzare una caraffa per farmi il caffè solubile. Sconvolta da questa eresia, cerco subito di rimediare e al primo negozio Nespresso che trovo mi precipito a comprare una bella macchinetta con le cialde. Ah, ora si inizia a ragionare!
Un altro problema sorge nel momento del bagno: qua in Francia hanno l’usanza di avere la “Salle de bain” con la vasca, la doccia e il lavandino e poi “la toilette”, solitamente dall’altra parte della casa, con il wc. Non potete capire quindi lo smarrimento provato all’inizio e quante volte ho sbagliato “bagno”.

Le lezioni sono iniziate il 31 agosto e fin da subito i professori hanno assegnato capitoli da leggere e presentazioni da fare con scadenze ferratissime, in barba a tutti gli eventi che fanno qua in Francia per rendere la ‘rentrèe‘ il più piacevole possibile.

Nonostante questo, come ogni università che si rispetti, tra una lezione e l’altra, non possono mancare gli appuntamenti mondani: pic-nic, bevute e serate in discoteca che farebbero concorrenza agli eventi organizzati da Mamma LUISS, e che ti fanno conoscere l’anima multiculturale di questa città.

Parigi è infatti la culla di persone che vengono da ogni parte del mondo, ognuna con le proprie esperienze e le proprie aspettative, che camminano con lo sguardo spaesato ma anche ricco di curiosità e di voglia di accettare nuove sfide. Ed è bello vedere come questo renda possibile scoprire nuove tradizioni e soprattutto nuovi modi di vivere, che ti mettono continuamente in discussione e che ti fanno, allo stesso tempo, apprezzare le diverse sfumature dell’umanità. E per me, adesso, la cosa più affascinante è questa, vedere che le culture non sono muri, ma sono solo finestre da cui guardare con angolazioni diverse lo stesso cielo.

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