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Lo sveliamo subito: ambientazione, tematiche e anche buona parte della fotografia ricopiano l’indimenticabile videoclip di ‘Riccione’. Il timore di veder spuntare Tommaso Paradiso vestito come Vaporidis nel primo ‘Notte prima degli esami’ è forte e non ci abbandona per tutta la visione. Anche perché la sensazione che il rimando non sia dovuto solo all’atmosfera è ben più che un sospetto.

La vicenda ruota intorno all’impossibile storia d’amore tra Summer e Ale. Talmente impossibile che paccano dopo cinque minuti da che si sono conosciuti e superata qualche risibile difficoltà finiscono a copulare in laguna tra i fenicotteri. (L’accoppiamento dei quali coinvolge e intenerisce assai di più).

I due protagonisti sono una dichiarazione di odio nei confronti degli adolescenti di oggi: lui è un’accozzaglia di stereotipi che se fosse riuscito a suicidarsi nell’antefatto regalandoci un altro protagonista non avrebbe fatto un’oncia di danno alla trama.

Lei, in una parola, è pesante. Tutti (o meglio, i suoi due amici e la mamma isterica) sono pronti a giustificare questa sua pesantezza, non perché il padre odia lei e la sorella e ha imposto a entrambe  un nome di m*rda (per poi abbandonarle: che burlone) bensì perché vogliono entrarci in intimità, come vedremo tra un attimo (La madre non ha chiaramente pretese carnali, è solo sciroccata).

I DUE MIGLIORI AMICI DI SUMMER.

Il personaggio di Sofia ha la profondità di un foglio A4: sbarazzina libertina ma solo per sopperire all’impossibilità di avere Summer, di cui è innamorata dalle elementari. Insomma, originale come una tuta Adidas con quattro righe. (ECCO SVELATO IL DEJAVÙ: POSSIAMO AMMIRARE SOFIA NEL SOPRACCITATO VIDEOCLIP DI RICCIONE MENTRE GIOCA A BRISCOLA CON L’ESPRESSIONE SCALTRA DI UNA SCOLOPENDRA).

Edo non sapeva di essere un maschio almeno fino a quando Summer non lo bacia per smettere di essere pesante e provare ad essere stronza (ma giusto un attimo eh, roba di due minuti e ritorna la wrecking ball). A quel punto reputa giusto innamorarsi di Summer, ma lei gli rifila un lampione della luce. Strappato dalla sua indolenza solo per essere friendzonato crudelmente, rimarrebbe a marcire nell’edicola di famiglia se non fosse per l’intervento del padre, simpatico sessuomane. Costui butta tra le braccia del figlio una contadina di Vicenza in calore che appena vede Edo e la sua faccia da pesce persico inizia ad umidificare l’ambiente tipo condizionatore impazzito.

Tempo qualche puntata e se lo porta in tenda, spolpandolo come solo le pulzelle padane sanno fare. Edo si sente in dovere, non avendo carattere o gusti propri, di innamorarsi anche di lei, iniziando a pensare al parquet da mettere in casa o al colore da utilizzare per tinteggiare le pareti; lei però qui lo ferma. A Vicenza ha un moroso, distinguibile da tre kilometri attraverso la pianura e anche con la nebbia per le corna tanto ramificate da fare invidia al babbo di Bambi.

Sull’amico alto di Ale non ci soffermiamo più di tanto perché non ne ricordiamo il nome (e questo è già indicativo); inoltre la sua vicenda umana è talmente patetica che sarebbe come sparare sulla croce rossa. Basti dire che è figlio della fortuna, ha calibrato tutti i suoi sogni e le sue aspettative sull’amichetto delle elementari ed è rimasto vergine fino a un’età imprecisata nonostante faccia il deejay, il meccanico e spinga il fumo: tre skills che da che mondo è mondo riscuotono un certo interesse femminile.

Per la colonna sonora hanno rubato la playlist di una sedicenne estratta a sorte tra i licei di Roma, tolto qualche brano un po’ più intellettuale e vetusto che dovrebbe farci ammirare Summer e invece la rende solo più pesante.

Per concludere, i nomi delle due sorelle sono ispirati a due capisaldi della musica Jazz. Ci chiediamo come le avrebbe chiamate quel burlone del padre se fosse stato un fan degli Iron Maiden: Death e Beast? Magari sarebbe stato meglio.

Fare di peggio d’altronde era tanto difficile.

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