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[dropcap]N[/dropcap]el problem solving il primo ostacolo da superare è quello di uscire dagli schemi precostituiti, pensare out of the box. Spesso la soluzione è molto più semplice ed immediata di quanto si pensasse all’inizio.
Il problema vero è la “scatola” in cui siamo chiusi, che talvolta non ci permette di leggere al meglio la realtà.

Da quando mi occupo di tutela dei diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans) mi sono accorto che è un campo pieno di “scatole”. Una di queste, riguarda la titolarità delle battaglie per una società più giusta ed equa. A chi tocca questo compito? 

Cioè, chi è che deve portare avanti la battaglia contro le discriminazioni?
Questo è il punto su cui vogliamo scommettere quest’anno.
Storicamente, i movimenti per il contrasto alla discriminazione hanno ottenuto risultati dal momento in cui anche coloro che non facevano parte della minoranza interessata si sono fatti carico delle loro istanze.

Nel senso che quando anche chi non era parte di quella minoranza, ha cominciato a lottare per quei diritti.

Esempio ne è John Kennedy, che disse:

“Ogni americano deve poter godere dei privilegi che gli derivano dalla sua cittadinanza, senza distinzione di razza o di colore. Ogni americano, insomma, deve avere il diritto ad essere trattato come desidera, come ognuno di noi vorrebbe che fossero trattati i propri figli.” e, citando proprio la battaglia per i diritti dei cittadini afroamericani: “I bambini neri che nascono oggi in America, hanno circa la metà di probabilità di completare l’istruzione superiore rispetto ai bambini bianchi nati nello stesso luogo e nello stesso giorno”

Così è stato per la battaglia dei diritti LGBT nei paesi in cui i progressi sociali e legislativi sono già arrivati: lì si è vinto perché una parte consistente della società si è fatta carico dei bisogni di una comunità, consapevole che la negazione dei diritti altrui è una ferita inaccettabile per chiunque in un Paese democratico.

Nel nostro Paese la società corre verso un futuro migliore, di giorno in giorno, ma la strada da fare è ancora tanta. Sia da un punto di vista legislativo che dal punto di vista sociale. Tante, troppe persone vivono ancora con paura il proprio non essere conformi alla “norma” eterosessuale. Tanti ancora si nascondo, conducono doppie vite, anche tra i giovani, anche nella nostra università. Questa è una ferita di cui dobbiamo farci carico tutti perché la loro sofferenza è la nostra sconfitta; di ciascuno di noi, a prescindere dal nostro orientamento sessuale.

Tocca a ciascuno di noi rendere la nostra università un posto più inclusivo e libero nella speranza che i nostri colleghi, i nostri amici che adesso si nascondono possano un giorno sentirsi al sicuro e uscire fuori dal proprio closet, segreto; liberi di essere tranquillamente ed orgogliosamente se stessi.
Per arrivare a questo però pensiamo che sia necessario che ciascuno di noi faccia un passo in avanti, che ci metta la faccia e cominci a pensare out of the box. 

Un coming out di massa di persone che, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, si facciano avanti e pubblicamente dicano #contasudime.
Pensarlo è importante, ma dirlo lo è ancora di più; dirlo pubblicamente ha un valore inestimabile perché crea un spazio di libertà e di accettazione dove speriamo che ciascuno potrà sentirsi orgogliosamente parte di qualcosa di più grande, dove la sua diversità non è un limite ma una risorsa.

Quest’anno, domenica 17 maggio, durante la giornata mondiale contro l’omofobia, contiamo su di voi.
Contiamo su di voi perché crediamo che la lotta contro le discriminazioni sia una lotta che deve essere condivisa.
Contiamo su di voi perché l’uguaglianza è un patrimonio comune e non una rivendicazione di parte.
Contiamo su di voi perché un’università più aperta, un Paese più giusto sono motivo di ricchezza per ciascuno di noi.
Contiamo su di voi perché ognuno di noi è a suo modo unico e diverso e il diritto di ciascuno ad esserlo, liberamente e orgogliosamente, è una conquista dal valore inestimabile.

A favore di un Paese più inclusivo dove ciascuno possa liberamente perseguire la propria felicità, vogliamo il vostro aiuto.

Vogliamo che ciascuno di noi diventi testimone di un’alternativa possibile e più giusta.

Per questo lanciamo la campagna #contasudime, ciascuno di voi con una foto ed un hashtag può mettersi in gioco per un futuro migliore.
Per questo vogliamo invitarvi tutti e tutte ad una festa bellissima giorno 13 giugno, il Pride. Un’occasione per conoscere, per capire, per festeggiare, per dimostrare vicinanza. Un’occasione per essere orgogliosamente se stessi, qualsiasi cosa ciò voglia dire questo per ciascuno di noi.
Una festa a cui quest’anno vorremmo partecipassimo tutti insieme, come studenti LUISS in campo per l’uguaglianza.

Noi vogliamo costruire una società libera, eguale e giusta, e per farlo contiamo anche su di voi.

[label style=”grey”]Valerio Colomasi per L. Arcobaleno[/label]

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