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Come dice Woody Allen: gli Oscar non sono una gara di atletica leggera. Iniziamo ad accettare il fatto che non soltanto non vince sempre chi realmente merita, ma che ormai l’Academy assegna i premi basandosi principalmente sul criterio del “politically correct”. Parlo soprattutto dell’Oscar per il miglior film, assegnato a “CODA – I segni del cuore”, film bello e a tratti toccante, ma pur sempre un remake, che risulta vincitore in un’edizione colma di opere straordinarie, da “Belfast” a “Licorice pizza”, da “Drive my car” a “Il potere del cane”.

Mi dispiace per Sorrentino, uno dei miei registi preferiti, ma la statuetta come miglior film straniero è stata consegnata meritatamente al succitato “Drive my car”, un film sull’importanza delle parole, quelle dette e quelle taciute. Un’opera che comunica con coinvolgenti monologhi e intensi sguardi, con la grammatica del teatro e con quella della menzogna, con intime confessioni e chiassosi silenzi, con diverse lingue (giapponese, inglese, coreano) e addirittura col linguaggio dei segni (l’attrice muta).

Trionfano meritatamente anche “Belfast” per la brillante sceneggiatura (avrebbe meritato anche “Licorice pizza”) e Billie Eilish per la sensazionale canzone “No time to die”. Per quanto riguarda gli attori, nessuno ha sovrastato gli altri, come in altre edizioni. Tutto sommato i vincitori non sembrano neanche aver demeritato, ma lasciano comunque più di un dubbio: Jessica Chastain come migliore attrice (a discapito di Nicole Kidman e Penelope Cruz, a parer mio più meritevoli), Troy Kotsur come miglior attore non protagonista (primo attore sordo a conseguire il premio) e Ariana DeBose (l’unica vincitrice incontestabile).

Discorso a parte andrebbe fatto per Will Smith, che è stato grande sullo schermo, ma pessimo sul palco del Dolby Theatre, dove ha colpito in pieno volto il comico Chris Rock. Attori come lui dovrebbero essere un esempio, e ieri, evidentemente, non lo è stato. Dispiace inoltre di aver visto salire De Niro e Al Pacino sul palco – per i 50 anni del Padrino – senza proferire parola. La trovo un’enorme mancanza di rispetto per due attori che hanno fatto la storia della settimana arte.
Che dire? Quando avremo bisogno di meritocrazia, ci toccherà ricorrere all’atletica leggera.

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Caporedattore Cult Web per l’A.A. 2017/18 Vicedirettore responsabile Web 2019/20 Direttore per l’A.A. 2020/21