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Una cerimonia sobria e pulita che non delude i pronostici: trionfano Birdman e Grand Budapest Hotel

Se si volesse trovare una sola parola con cui riassumere la cerimonia dei premi Oscar 2015, andata in onda in diretta dal Dolby Theatre di Los Angeles domenica notte 22 Febbraio (2.30 ora italiana), questa sarebbe: emozione.

Potrà suonare banale e scontata, ma difficilmente sono riuscita a pensare a qualcosa di diverso guardando il volto di Eddie Redmayne nel salire la famosa scalinata dopo l’annuncio della sua vittoria, o quello di Julianne Moore durante il suo discorso di ringraziamento, o ancora quello di Alejandro G. Iñárritu nello stringere la statuetta per la miglior regia in “Birdman”.

Ed è proprio il film “Birdman” a vincere l’Oscar per il Miglior Film. A ritirare il premio il cast al gran completo e il regista Alejandro Inarritu, che nel suo discorso dedica la vittoria ai compatrioti messicani, con la speranza che questi possano crescere in una “splendida nazione di immigranti” quale l’America, una nazione migliore di quella in cui si trovano ora.

Una premiazione quest’anno che, in generale, non ha deluso i pronostici. Il film vincitore è riuscito ad accaparrarsi le statuette come Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura Originale e Migliore Fotografia. A pari merito, anche Grand Budapest Hotel ottiene quattro riconoscimenti: miglior colonna sonora, costumi, trucco e scenografia. A sorprendere sono forse i riconoscimenti che sono spettati a Whiplash, vincitore di tre statuette, mentre il tanto acclamato Boyhood conquista solamente un Oscar, andato a Patricia Arquette per la miglior attrice non protagonista.

A condurre la serata un emozionato e divertente Neil Patrick Harris, che sul palco non esita a nascondere la sua passione per i giochi di prestigio, per le burle, e soprattutto non perde occasione di scherzare sulla piccola polemica che ha caratterizzato questa 87esima edizione, criticata per essere la più “bianca” dal 1997: nessun personaggio di colore è stato nominato, nemmeno il protagonista o il regista di “Selma”. Il conduttore non ha certo raggiunto i livelli di Ellen Degeneres toccati lo scorso anno (come dimenticare la pizza portata in platea e il Selfie più retweettato di sempre?) ma ha saputo piacevolmente intrattenere gli ospiti con simpatia e “colpi di scena” in onore dei film in nomination: eccolo allora a metà serata imitare la celebre scena di “Birdman” e, come Michael Keaton nel film, apparire in mutande sul palco.

Emozione è anche la parola con la quale riassumere i discorsi di molti vincitori: tra gli attori, l’Oscar al miglior attore non protagonista va a J.K Simmons per Whiplash che nel suo discorso intima il pubblico a “chiamare i propri genitori, ascoltarli e sentire quello che hanno da dire finchè sono in vita”; Patricia Arquette dedica invece il premio a tutte le donne, e si è espressa a favore di una maggiore parità di retribuzione tra uomini e donne: “è giunta l’ora di una parità salariale tra uomini e donne una volta per tutte, ed è anche giunta l’ora di ottenere uguali diritti per le donne degli Stati Uniti d’America”. Il discorso è stato accolto con un grande entusiasmo, soprattutto dalla plurinominata attrice Meryl Streep, su cui la telecamera si è soffermata mentre questa era intenta ad applaudire e ad incoraggiarla con gioia. Anche un altro ragazzo ha emozionato su quel palco, e non è un attore: Graham Moore, sceneggiatore vincitore per lo script di “The Imitation Game” , incita (in maniera che ricorda il celebre discorso di Steve Jobs), a “essere strani, essere diversi”. Proprio lui che, a 16 anni, dichiara, tentò il suicidio perchè si sentiva esattamente così.

Per quanto riguarda gli attori protagonisti, l’Academy premia i due attori che hanno interpretato personaggi affetti da gravi malattie: Eddie Redmayne per “La teoria del tutto” nei panni di Stephen Hawking affetto da SLA, e Julianne Moore in “Still Alice”, dov’è una donna malata di Alzheimer.

Tra gli altri premi, la canzone rap-gospel “Glory” vince il premio per “Miglior canzone originale” per il film “Selma”. Il suo live sul palco ha ricevuto una meritata standing-ovation e le lacrime di David Oyelowo, attore che nel film ha vestito i panni del protagonista Martin Luther King. Emozionante è anche la performance, sullo stesso palco, di Lady Gaga che, per onorare i 50 anni del celebre “Tutti insieme appassionatamente” e introdurre la presenza di Julie Andrews sul palco degli Oscar, canta meravigliosamente le celebri canzoni del film, scaldando il cuore.

Ultima piccola, grande emozione: l’Italia sale sul palco anche quest’anno grazie a Milena Canonero, premiata per i migliori costumi di “Grand Budapest Hotel”: per lei è la quarta statuetta dopoBarry Lindon, Momenti di gloria e Marie Antoinette.

E così, dopo l’annuncio del “Miglior film”, alle 6.18 italiane il sipario cala ufficialmente anche su questa 87edizione degli Academy Awards, che hanno premiato la lotte alle malattie e alle discriminazioni, l’originalità e l’innovazione; e ci ricordano, ancora una volta, quanto il cinema e la recitazione siano una di quelle arti che non conosce crisi.

 

LINK CON TUTTI I VINCITORI: http://www.oscars.org/oscars/ceremonies/2015

Al prossimo anno!

 

 

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