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È di questi giorni la polemica circa le parole pronunciate dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che ha suggerito di rimuovere la scritta “MVSSOLINI DVX” dall’obelisco che si trova al Foro Italico. Una dichiarazione rilasciata a margine della cerimonia di commemorazione del settantesimo anniversario della Resistenza.

Un coro di critiche trasversale si è sollevato nei confronti della Presidente: in molti la accusano di avere paura della storia, di volerla cancellare. Colpisce altresì la veemenza con la quale ci si scaglia sempre contro la Presidente della Camera, in maniera del tutto non commisurata alle sue parole: non ha mai infatti sostenuto di voler abbattere il monumento dell’era fascista, ma nonostante ciò qualcuno l’ha addirittura paragonata all’ISIS.

Personalmente, vedrei la rimozione della scritta “MVSSOLINI DVX” come un gesto assolutamente condivisibile. Non si tratterebbe di furia iconoclasta, né si tratta di avere paura della storia o di volerla cancellare (ma davvero l’unica cosa che non vi fa dimenticare le atrocità della seconda guerra mondiale è questo obelisco?). Sarebbe solamente un gesto simbolico, e fortemente tale. Il fascismo è un capitolo buio del passato dell’Italia. Sebbene lo studiamo sui libri di storia, a Roma più che in altri posti il fascismo lo si vive nel presente. Non mancano migliaia di riferimenti ai fasci e scritte dal carattere chiaramente riconoscibile. Basti pensare ad alcuni striscioni delle tifoserie calcistiche romane, a Casa Pound, ai graffiti che richiamano il fascismo, alle celtiche che imbrattano muri e mezzi pubblici, e ai giovani liceali che inneggiano a Mussolini e fanno il cosiddetto saluto romano. Ci piace credere che il ventennio sia un errore del passato ma in realtà il fascismo è ancora vivo, e molte giovani menti romane ne auspicano spesso il ritorno. (E chissà, forse alcuni sono spinti ad ammirare il fascismo proprio dal fascino delle monumentali opere che ci ha lasciato?)

Se non si può pensare di abbattere interi quartieri o monumenti (quello sì che sarebbe una follia!), si può almeno evitare di continuare a glorificare quell’epoca e il suo artefice. Lo scopo di quell’obelisco è esattamente questo: non è un promemoria storico ma fu eretto per glorificare un leader, il Duce. Un monumento che non passa inosservato con le sue scritte a caratteri cubitali che elevano Mussolini a rango di faraone e lo consegnano ai secoli. Per questo cancellare la scritta sarebbe un gesto fortemente simbolico: starebbe a significare che Mussolini non è alla pari degli imperatori romani o dei faraoni d’Egitto, non è l’eterno Duce, non è un personaggio che ha reso grande l’Italia, e non si merita un monumento a lui dedicato. Semplicemente, Benito Mussolini non è una persona degna di questo onore.

Rimuovere l’incisione non consegnerebbe gli errori del passato all’oblio, come alcuni temono, ma a un museo. Del resto, quale posto migliore per ricordare la storia, evitando però di glorificarne i crimini?

Se è vero che il fascismo appartiene al passato, allora è arrivato il momento di rimuoverlo dai monumenti che lo glorificano, e di consegnarlo definitivamente alla storia.

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