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Trascorriamo in media 2 ore al giorno a navigare, postare e commentare su Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme social ma quali sono gli effetti dei social media sul nostro cervello? A descriverli con precisione e un pizzico di ironia ci ha pensato il team di AsapScience, spiegando per punti 5 modi inaspettati e curiosi in cui l’uso dei social altera alcuni meccanismi cerebrali:

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1. DIPENDENZA. Le regioni celebrali che controllano le emozioni, l’attenzione e i processi decisionali si degradano così come avviene nel cervello di chi fa abuso di droghe. La ragione? Il cervello ottiene un appagamento immediato, con poco sforzo, offerto dai social media.

2. MULTITASKING. Si pensa che l’uso dei social ci renda più abili nel gestire più compiti contemporaneamente, la verità? Chi trascorre molto tempo sui social diviene meno abile nel passare da un compito all’altro, più facilmente distraibile e meno efficiente nel memorizzare informazioni.

3. SINDROME DA VIBRAZIONE FANTASMA. L’89% delle perone provano questa sensazione una volta ogni 15 giorni. Questo avviene perché gli smartphone vengono interpretati come “arti fantasma” dalle aree del cervello che analizzano le sensazioni tattili.

4. RILASCIO DI DOPAMINA. Studi in risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato che i centri della ricompensa nel cervello sono più attivi quando, in una conversazione, stiamo parlando di noi, piuttosto che quando ci è chiesto di ascoltare. Ma se nelle chiacchierate faccia a faccia parliamo di noi stessi nel 30-40% delle volte, su Facebook è autocentrato l’80% dei post. Quando scriviamo di noi nel nostro cervello si libera dopamina, un neurotrasmettitore associato alle sensazioni di benessere: è come se il cervello in qualche modo ricompensasse il nostro egocentrismo! Ma c’è di più.
In una ricerca condotta da Dar Meshi, ricercatore post doc dell’Università di Berlino gli studiosi hanno analizzato l’area del cervello di 31 utenti Facebook denominata “nucleus accumbens“ mentre visualizzavano foto di se stessi. Quest area dispensa sensazioni di ricompensa derivanti da cibo, sesso, denaro e accettazione sociale, ed è stato notato che diventa maggiormente attiva in risposta ai complimenti verso se stessi. Non si può affermare con certezza che i like su Facebook creino dipendenza però il cervello adora pregustare le ricompense e se non riesce a ottenerle, svilupperà un comportamento ossessivo fino a che non trova il metodo adatto. Reaction, commenti e condivisioni sono, quindi, delle vere e proprie ricompense che appagano gli utenti, li spingono a pubblicare sempre più contenuti e a restare connessi per sapere cosa ne pensano gli altri. Vi siete mai chiesti perché non esistono reaction negative, del tipo “non mi piace”? Chiaro, per non demoralizzare l’utente, per non scoraggiarlo. Un circolo, naturalmente, virtuoso per gli ideatori dei social e per chi ci lavora. Vizioso, invece, per chi sviluppa delle dipendenze.

5. RELAZIONI INTERPERSONALI. Una ricerca dell’Università di Chicago ha dimostrato che i rapporti nati su Internet sono più solidi di quelli nati offline: in queste storie prima di incontrarsi di persona si ha modo di conoscere gusti e passioni dell’altro.

Un’altro elemento che merita di essere considerato è l’opinione degli influencer. Sono persone che godono di popolarità e ritenute esperte nel loro ambito di competenza: influenzano i comportamenti degli utenti che li seguono tanto da diventare i leader non solo delle mode del momento, ma anche delle scelte di acquisto, modificando quindi l’aspetto di un mercato. D’altra parte in un ambiente circoscritto i giovani sono portati ad adottare comportamenti simili: un ragazzo è portato a “mettere un like” ad un post che già ne possiede un numero elevato anche per uniformarsi ai gusti della massa.

Sarebbe dunque più saggio abbandonare i social? Ovviamente no, è sufficiente utilizzarli senza esagerare.

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Caporedattrice Lifestyle Cartaceo