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[dropcap]A[/dropcap]l clima di tensione stagnante che ha caratterizzato la Russia negli ultimi mesi, si aggiunge un altro episodio agghiacciante. Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, quattro colpi di pistola hanno segnato la fine per Boris Nemtsov, leader di Solidarnost, movimento di opposizione a Putin.

Passeggiava con un’amica sul ponte Zamoskvoretsk a pochi passi dal Cremlino, nel cuore di Mosca, quando con rapida precisione i killer l’hanno colpito alle spalle, lasciando la donna illesa.

Sono state aperte le indagini per identificare gli attentatori, sotto la direzione stessa del Cremlino. E’ già chiara la valenza simbolica dell’atto: un avvertimento; Ma chi e da chi sono domande ancora oggetto di dibattito. Certamente non è un caso che l’attentato si sia verificato poco prima della “Marcia di Primavera”, manifestazione per la gestione della crisi economica russa provocata dalle sanzioni occidentali e per la caduta del prezzo del petrolio, programmata da Solidarnost per oggi, domenica 1 marzo. In seguito al tragico episodio però, le autorità hanno autorizzato l’opposizione ad organizzare una marcia in memoria del loro leader.

Due settimane fa, Nemtsov aveva confessato in un’intervista al settimanale Sobesednik, di temere per la propria vita. Oltre al suo ruolo di fervente oppositore al governo di Putin, che gli era costato diversi arresti in passato, negli ultimi tempi aveva focalizzato la sua critica sulla corruzione ai Giochi Olimpici di Soci (febbraio 2014) e sull’ annessione della Crimea (marzo 2014), a suo avviso illegittima. Secondo alcune personalità dell’opposizione, al momento si stava occupando di un dossier sulla presenza delle forze russe in Ucraina, che già di per sé ritenuto un movente per la sua morte. Gli oppositori di Putin gridano all’ omicidio politico e già lo elevano a simbolo di protesta contro il suo regime autoritario.
Diversa è la posizione del Cremlino, che lo definisce un tentativo di rendere ancora più precaria l’instabilità politica in cui si trova la Russia. Non si esclude l’ipotesi di un gesto delle frange radicali di opposizione al governo, con l’obiettivo di creare una nuova figura di martire.

Qualunque sia il movente, l’assassinio ha ottenuto il suo obiettivo primario: l’incisività. Ha infatti attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo. I leader di diversi paesi, da Poroshenko ad Obama, hanno commentato l’accaduto con messaggi di cordoglio per una persona che, a prescindere dalla sua morte prematura, sarebbe stata ricordata come una figura di rilievo.

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Redattrice