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A meno che tu decida di andare in erasmus tra gli zulù o a Playa Desnuda con la Rodriguez junior e Brice, che tu sia donna, uomo o entrambi, dovrai fare i conti con il dramma mattutino che ogni studente deve affrontare: e ora, che mi metto?
Perché purtroppo lo stile conta, sopratutto nel mondo del lavoro, ma qualcuno ne è totalmente privo. È inutile continuare a ripetersi che l’abito non fa il monaco, che quello che conta è cosa hai dentro, che acqua e sapone è meglio: sono tutte cavolate! La verità è che all’università, in ufficio, nella vita di tutti i giorni siamo sottoposti a continui giudizi, spesso superficiali.
Ma d’altronde: a chi non è mai capitato di fare qualche commento tagliente nei corridoi?
D’altra parte, negli ultimi anni, questi ultimi potrebbero fare concorrenza alle passerelle di Beautiful.
La lista di outfit inopportuni degli studenti all’estero è infinita, ma per ora mi limiterò a illustrare la top three delle stravaganze di stile degli studenti al di fuori dei confini del proprio stato d’origine e dei consolidati “trend modaioli” a esso correlati.

1. Il vedo-non vedo
Si tratta di una tipologia di abbigliamento adottato prevalentemente dalle ragazze e che lascia scarso spazio all’immaginazione. Di certo è finalizzato al risparmio, poiché la quantità di materiale utilizzzato è davvero ridotta.
Pensi di aver visto male, e invece no, hai visto anche troppo. La mise preferita della ragazza dedita pantacollant aderentissimi e “crop top”, che è una maniera elegante per indicare un reggiseno indossato senza niente sopra, così da lasciare il ventre totalmente scoperto.
La scusa per mostrare la propria nudità è dietro l’angolo: se vieni da un Paese caldo “eh sai sono i vestiti che mi sono portata, lì stiamo sempre nudi”, se invece proviene da un Paese freddo “mammamia, qui da voi fa caldissimo!”.
Che questo tipo di mise sia di forte impatto lo si evince dallo sguardo assorto degli autoctoni del luogo: del resto il “coraggio” va premiato. Un solo quesito non mi fa dormire la notte: ma se hai caldo, perché all’outfit da stra-figa mi abbini stivali imbottiti e calzettone di lana?!? Dalle stelle alle stalle…

2. Le infradito
L’anticoncezionale per eccellenza, bandite dalle aule universitarie del mondo intero, sono loro: le infradito. Personalmente non capisco e non capirò mai l’utilizzo di codesti arnesi al di fuori delle spiagge. La domanda è: perché?
Perché rischiare ogni due secondi di mettere il piede nudo a contatto con l’asfalto, di ritrovarsi lo sfortunato pezzetto di carne tra pollice e indice completamente infiammato, di perdere l’autobus a causa di una tentata corsa tradottasi in slow motion? Come se la vita non fosse già complicata.
Peccato che gli stranieri amino così tanto le infradito, da considerarle un accessorio di vera e propria tendenza, un must have da avere di plurimi modelli e colori nel proprio armadio.
Pensatela come vi pare, ma io dico NO alla scomodità e SI all’igiene!

3. Il formal dress
Esiste anche chi decide di fare eramus “seri”, in università top, dove la competizione è il pane quotidiano e ogni dettaglio può essere fatale. L’erasmus diligente decide allora di riempire la propria valigia con completi, maglioncini bon ton e scarpe che neanche mio nonno avrebbe il coraggio di indossare in luoghi pubblici di questi tempi.
L’impatto con la realtà è disarmante: l’erasmus non solo si trova in un Paese dove non conosce nessuno, con una cultura diversa da quella della propria e, probabilmente, con un senso estetico non del tutto coincidente ma, a tutto ciò, va aggiunta la consapevolezza di aver fatto il proprio ingresso nella società con dei pantaloni con la vita così alta da essere più consoni per una sfida alla corsa coi sacchi (l’avete fatta tutti da bambini, lo so) che in tale occasione.
Ragazzi, ma non avete imparato niente da Big Bang Theory? I geni si vestono male!
Una sola valigia per un periodo fuori casa che va dai 3 ai 6 è motivo di stress, rendersi conto di aver portato cose inutili e inadeguate è una vera tragedia.

Spero che, dopo la lettura di questo articolo, i tempi di riflessione sul proprio outfit verranno raddoppiati. Da parte mia, consiglio di indossare non ciò che potrebbe apparire più “giusto” o conforme agli standard della società, ma piuttosto consiglio calorosamente di indossare ciò che permette di esprimere al meglio il proprio essere.
L'outfit dell'erasmus

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Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.