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Continui scontri di piazza – e ora anche nelle scuole, minacce, fenomeni di bullismo e assenza dal mondo politico-legislativo. L’Italia, dunque, non è pronta all’omosessualità, non è pronta alle coppie di fatto e ai matrimoni gay. E tantomeno non è pronta all’omogenitorialità. E se invece lo fosse? Questo è ciò che sostiene Melania Mazzucco, autrice del libro “Sei come sei”, che narra le vicende di una bambina figlia di due papà.

E noi siamo andate ad intervistarla, perché spesso, e su troppi argomenti, abbiamo grandi visioni ideologiche a cui rimaniamo aggrappati come se queste ci proteggessero dai cambiamenti in atto e dalle conseguenti riflessioni che dovremmo esser portati a fare. Abbiamo così intervistato chi, invece, ha voluto sfatare il mito dell’ideologia e delle apparenze e ha raccontato semplicemente dall’interno una storia. Una storia che si fa portavoce di quella letteratura che ogni scrittore si ripropone di raccontare, ossia quella che “ci faccia pensare, sorridere, emozionare e che comunque ci apra dei mondi”. In questo caso quello dell’omogenitorialità.

Come è nata l’idea e quali obiettivi si è posta nello scrivere il libro “Sei come sei”?

L’idea è nata dalla esigenza che ho sentito negli ultimi anni dopo essermi occupata a lungo di ‘500 e quindi di secoli lontani. Ho scritto un libro sulla famiglia dei Tintoretto, perché ho sentito il bisogno di tornare a parlare di storie del passato, ma poi ho sentito il bisogno di tornare a raccontare storie del presente e nello stesso periodo ho scritto due storie molto diverse: una è Limbo che è la storia di una giovane donna militare che partecipa ad una missione in Afghanistan raccontando quella guerra lontana e non dichiarata che però ha ricordato una parte significativa per la generazione dei giovani italiani degli anni 0, dall’altra parte ho scritto invece Sei come sei, la storia di una bambina nata in una famiglia con genitori dello stesso sesso. Questo perché nel dibattito pubblico l’argomento mi sembrava fosse stato sempre trattato in maniera ideologica e dunque si ragionava su questo tema soltanto a partire dalle idee che ciascuno di noi aveva già ma non era stato mai raccontato in letteratura semplicemente dall’interno come raccontare una storia. Io non mi ponevo nessun altro scopo se non raccontare la storia di di una bambina nata in una famiglia così, in questa Italia, in cui i suoi genitori, quando raccontano che sta per nascere questa bambina si sentono dire da tutti “cosa fate? L’Italia non è pronta”. Questo nel 2002. E volevo raccontare la storia di questa bambina in un’Italia che non è pronta, che invece è pronta perché poi, nella vita quotidiana di Eva, finché la sua famiglia è una famiglia, la sua infanzia è uguale a quella di una bambina qualunque. Volevo raccontare questa storia semplicemente creando dei personaggi credibili, veri, che non fossero dei santi, né i genitori né lei, tanto è che sia lei che loro hanno delle reazioni talvolta spropositate di fronte a ciò che accade: creare dunque, attraverso il realismo, la possibilità per i lettori da una parte di identificarsi e dall’altra di rifiutare i personaggi, però creare anche in entrambi i casi la possibilità di pensare. La letteratura che vorrei scrivere e che ogni scrittore si ripropone è quella che racconta, attraverso una storia, delle cose che ci facciano pensare, sorridere, anche emozionare e che comunque ci aprano dei mondi.

Cosa pensa delle polemiche scatenatesi proprio in questi giorni in seguito alla lettura in classe al liceo Giulio Cesare di Roma del suo libro?

Sono rimasta sbigottita e ovviamente molto dispiaciuta per tutte le persone che si sono trovate coinvolte in questa storia. E’ del tutto pretestuosa l’accusa che è stata rivolta dietro a questo romanzo, addirittura accusato di essere materiale pornografico: in realtà non c’è nulla di osceno in questo libro, che racconta una storia d’amore tra un padre ed una figlia, che ritengo essere fin troppo delicata. Credo sia stato un pretesto, perché effettivamente c’è una scena in cui il padre non biologico di Eva, ripercorrendo la sua formazione di ragazzo gay che cresce nella provincia italiana abbastanza oscurantista, riesce con molta difficoltà ad accettare la sua identità sessuale passando una serie di esperienze molto brutte tanto è che la scena incriminata è una scena in realtà bella perché Giose, per la prima volta, capisce di desiderare un suo compagno di classe, peraltro di idee fascistoidi, assolutamente eterosessuale ed omofobo, e seppur consapevole del fatto che questo ragazzo forse lo tradirà perché dirà ciò che lui è veramente, ha un rapporto con lui in uno spogliatoio durante una partita di calcio. Per questo Giose verrà punito, aggredito e picchiato brutalmente dagli amici dell’altro ma da quel momento Giose capisce che lui è così: quindi è come fosse una scena di formazione che prelude peraltro ad u momento molto doloroso perché negli anni in cui è ambientata quella scena essere un ragazzo gay dichiaratamente in provincia non era facile. Io penso però che aldilà di questo ci si sia attaccati a questa scena estrapolando completamente delle righe particolari: ciò che c’è dietro al romanzo è il contrario, una storia per nulla scandalosa in una famiglia normale, solo che è una famiglia normale con due genitori dello stesso sesso ed è questo che brucia perché in Italia ancora si pensa di poter dire cosa è una famiglia e cosa non lo è e si pensa che quella di Giose, Eva e Christian non lo sia.

Attualmente sono uscite numerose ricerche, sia in Italia che in America, riguardo il rendimento scolastico di tutti quei bambini figli di coppie omosessuali che risulta essere inferiore rispetto a quello di bambini nate in coppie di famiglie eterosessuali. Lei pensa che il problema sia una questione di perdita di ruoli all’interno della famiglia attuale o che il punto sia proprio il fatto di essere nati in una famiglia di genitori omosessuali?

Avevo letto delle ricerche scientifiche pubblicate da riviste americane molto importanti che però erano di esito completamente opposto. Ritengo che in primis sia fondamentale sempre capire chi è che commissiona la ricerca: le ricerche indipendenti, non condizionate dai pro delle famiglie omogenitoriali né dai suoi nemici, dicevano che il rendimento di un ragazzo, così come la sua formazione, soprattutto le sue scelte sessuali, non dipendano dal genere dei genitori. Questa è peraltro un’esperienza comune e anche personale che ti fa capire che è così: ciò che conta nella formazione di ciascun bambino è la presenza dei genitori innanzitutto, chiunque essi siano, la capacità di costruire intorno al bambino e poi all’adolescente una protezione che allo stesso tempo non sia un’ossessione e che quindi non impedisca di sviluppare le sue qualità e questo, appunto, non dipende dal tipo di coppia. Ovviamente questi sono studi e magari tra cinquant’anni sapremo altro io però sono crescita con l’idea che, appassionata di storia come sono, ogni famiglia è il risultato di una costruzione che la società riassesta un po’: ad esempio nel Rinascimento l’infanzia non veniva neanche considerata e agli uomini era addirittura proibito avere rapporti affettivi con i propri figli mentre noi invece abbiamo guadagnato la figura del padre. Viceversa, ad esempio, una volta le madri nobili non potevano allattare i propri bambini mentre oggi c’è una mistica che sostiene che attraverso l’allattamento si crea tra madre e figlio un rapporto di un certo tipo. Sono, dunque, tutte costruzioni che di volta in volta le società hanno creato e modificano in base alla società stessa che si sta evolvendo: oggi, dove tutti lavorano e il ruolo della madre è diverso, c’è bisogno ad esempio che il padre sia presente nella vita di un bambino, mentre cinquanta anni fa un padre usciva per andare a lavorare è il ruolo del padre era un’ “assenza”. Tutto il resto quindi mi sembra molto pretestuoso.

Secondo lei cosa occorre fare per trasformare l’immaginario collettivo attuale per aggiornarlo ai cambiamenti che sono in atto? E’ il compito di uno scrittore? Le leggi e la politica vengono prima o dopo l’aggiornamento dell’immaginario?

Gli scrittori possono solo cercare di intercettare le cose mentre stanno accadendo e prima che diventino luogo comune: non devono aprire porte che sono già aperte. Dobbiamo andare a lavorare, a mettere i nostri occhi, le nostre orecchie, a volte la nostra sensibilità, e le cose che stanno succedendo e che ancora non sono successe, si vedono no? Quindi questo credo che sia quello che noi possiamo fare, non so quanto serva naturalmente, questo non si può sapere, ma quello che noi dobbiamo fare forse è questo, e quello che di solito le leggi fanno deve venire dopo, questo è normale: la società cambia e le leggi si adattano. Quando questo non accade, cioè quando la società è cambiata moltissimo e le leggi non si adattano c’è una sorta di “illegalità” paradossalmente. Poi di fatto, spesso a volte ci sono il buonsenso dei giudici che permettono di accadere o di esistere a cose che spesso la legge non riconosce. Questo in tutti i campi, non sto parlando assolutamente solo di questo (omogenitorialità). Il compito della giurisprudenza è quello di ascoltare la società, è stato sempre così. Pensate, voi probabilmente siete giovani, ma negli anni quando io ero bambina ci fu la grande battaglia per il referendum sul divorzio. La legge sul divorzio alla fine passò in Italia, passò molto tardi, con coraggio ma comunque fu fatta passare. Fu proclamato un referendum per abrogarla, ma la società era talmente cambiata che questo referendum ovviamente fu perduto, cioè fu vinto da coloro che dicevano che ormai il divorzio era nei fatti, non si poteva tornare indietro. Però la legge era venuta dopo, cioè per ultimi, poi in Italia milioni di coppie erano separate, ma non avevano diritti di nessun tipo perché c’erano donne che vivevano senza il marito, ma non potevano divorziare, quindi non potevano rifarsi una vita etc. Questo fa parte della nostra storia, cioè che ogni generazione abbia la sua vita da vivere prima che la legge ti segua in qualche modo.

Come si fa a costruire un nuovo mito dell’origine positivo per questi bambini venuti dalle nuove tecnologie?

Mah, io ho verificato che di solito è sempre una questione di esperienza, no? Perché quando bambini che hanno due genitori dello stesso sesso cominciano ad andare all’asilo piuttosto che alla scuola non si è mai verificato, neanche in Italia nessun problema di rifiuto, perché semplicemente si tratta di conoscere e di vedere che sono bambini come tutti gli altri, che i loro genitori sono genitori come tutti gli altri. Non ci sono mai stati episodi appunto di rifiuto, il rifiuto cioè a priori da parte di chi non sa, quindi credo che il compito sia proprio comunicare questo, di riuscire a comunicare questa normalità per non creare fanatismi di nessun tipo, perché non ce n’è ragione né da una parte né dall’altra. Tra l’altro sostenere una famiglia per me vuol dire “sostenere veramente una famiglia”, quindi tutti quelli che si prendono il compito di educare un bambino, poi ragazzo, a diventare una persona senziente, perciò fare di un uomo un essere umano, e la scuola fa questo, deve fare questo, e lo fa in tanti modi. Si può fare studiando i classici, per esempio studiando la letteratura di tutti i tempi che ci offre tantissime occasioni di parlare delle cose che fanno parte della vita. La letteratura italiana è piena di appigli in questo senso, vabbè, se uno vuole limitarsi a Dante può trovare lì bellissime riflessioni sulla sodomia e sulla colpa, perché nel Medioevo veniva considerata una colpa, però nello stesso tempo sulla grandezza di un uomo che era un sodomita ed era un insegnate, era brunetto il maestro. Per dire, a scuola si può parlare delle cose in tanti modi no? Si può parlare dell’amore leggendo un classico piuttosto che no, altrimenti si possono leggere testi contemporanei e discuterli, possono essere un’occasione per tirare fuori problemi, e tra l’altro ci sono problemi di forte omofobia al di là di tutto, e quindi questo romanzo che ha delle scene effettivamente di bullismo e di omofobia può essere un’occasione per discutere, e far venir fuori anche quello che c’è dietro la facciata, perché molti ragazzi soffrono questa condizione, l’adolescenza è un momento difficile in cui l’identità non… sentirsi diversi dagli altri può essere molto pericoloso, sentirsi presi di mira dagli altri nel momento in cui sei più fragile è un momento tremendo. Sono anche morti dei ragazzi in questi anni che si sono sentiti profondamente soli, l’importante è che la scuola in qualunque modo naturalmente, con le scelte che i professori, spesso preparatissimi, fanno no? Ma l’importante è parlare, è sempre il silenzio che uccide.

L’omosessualità è davvero centrale come questione? Oppure il punto sono i “nuovi figli”, ossia i bambini nati artificialmente, anche da coppie etero sterili?

Mah, sicuramente a me in questo momento interessava parlare di questo. Io ho scritto una storia d’amore tra due donne ambientata nel 1905, che è il mio primissimo romanzo che si chiama “Il bacio della medusa”, e in quel momento mi sembrava importante parlare, era il ’96 quando ho pubblicato il romanzo, l’ho scritto negli anni novanta, e mi sembrava importante raccontare una storia appunto d’amore fra due donne ambientata per altro nel nostro passato, perchè era il 1905, ispirato a dei casi veri di donne che furono mandate in manicomio per questo. In quel momento mi sembrava importante parlare appunto del desiderio fra persone dello stesso sesso, oggi che son passati tanti anni no, nel senso che i due protagonisti genitori sono gay, ma non è quello affatto il centro del romanzo, a me interessava invece parlare di Eva, cioè parlare dei nuovi rapporti che si creano fra persone che non sono legate più soltanto da rapporti di sangue, perchè comunque, al di là della coppia omogenitoriale, questo effettivamente appartiene a tantissime persone che sono nate negli anni ormai a partire dal ’78 in poi con anche metodi di fecondazione diversa no? Che hanno permesso di generare a persone che non potevano avere figli e così via. Quindi questo mi sembra più interessante secondo me, perchè va a toccare un tema molto profondo, molto complesso anche, che è proprio quello dei rapporti tra le persone, che cosa significa essere padri ed essere madri. Delle straordinarie suore di un convento che avevo conosciuto anni fa mi dicevano che uno degli aspetti più straordinari del loro aver scelto di essere religiose, è di aver spostato l’idea della maternità dal sangue allo spirito, di essere state appunto come educatrici madri di un’infinità di giovani. Questo era molto toccante sentendolo dire da delle religiose che avevano proprio scelto invece di vivere l’esperienza della maternità carnale. Una cosa su cui io ho riflettuto molto, mi ha colpita enormemente perché, spostando completamente il discorso, rientrava nel caso di persone che invece si sono prese cura di figli che non erano i loro, ma erano assolutamente loro figli, è questo il punto del romanzo, per questo tutto il resto mi sembra completamente deviante rispetto al significato ed anche alle intenzioni.

Riguardo il tema dell’omogenitorialità appunto, a che punto pensa che siamo arrivati in Italia?

Beh, siamo che c’è molta strada da fare, nel senso che molte persone pensano che la cosa non gli riguardi, come se fosse una stranezza che accade altrove, molti non sanno neppure quanti sono i bambini che invece sono nati in famiglie così, ignorano completamente il fatto che, se ci sono per dire 200.000 bambini nati così, ci sono 400.000 genitori così che hanno scelto di fare questo, ci sono 800.000 nonni, adesso la matematica è una mia…non è facile per me, ma ci sono quindi milioni di cugini, di zii, di nonni. Ci sono dei nonni straordinari, persone cresciute in un’epoca in cui veramente anche solo dire “omosessuale” era inconcepibile, e poi si sono ritrovati ad avere dei nipotini nati da due donne o da due uomini di cui si sono presi cura con amore, avendo dovuto capovolgere completamente il loro modo di pensare. Quindi ci riguarda questo, cioè, non è che riguarda solo le persone che son coinvolte, quindi secondo me c’è molto da fare, però non bisogna guardare a questo attraverso il velo dell’ideologia, perché questo acceca, cioè è qualcosa che ti impedisce di vedere invece di vedere la realtà. Bisognerebbe abbassare i toni in questo senso, cioè non pensare che sia una crociata, non ci son crociate assolutamente, e poi sicuramente bisogna dare legalità a questi bambini, perché in Italia molte di queste coppie si sono sposate per avere in qualche modo qualche tutela, ma sono sposate nei paesi in cui ciò è permesso, e in Italia invece i loro figli, che in quei paesi sono riconosciuti come figli di entrambi, sono figli di uno solo, e questo li rende clandestini in qualche modo, per cui molto deboli, non hanno tutele giuridiche, questo mi sembra…la prima cosa da fare è questo, pensare ai bambini, quindi pensare al futuro, perché chi fa un figlio crede nel futuro insomma.

Liberi dunque di essere d’accordo o di rifiutare questa visione del mondo. Ma prima di ogni decisione, ciò che conta è riflettere ed è proprio quello che si ripropone Melania Mazzucco in questo romanzo in quanto, aldilà di tutto, “l’importante è parlarne, perché è sempre il silenzio che uccide.”

Maria Vittoria Cabras
Sofia Cecinini

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