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il Caos Juventus-Napoli sconta il dato fisiologico della complessità ordinamentale. Ma questo non vuol dire che non si possa generare un modello di coordinamento che consenta al campionato di continuare.

Le colpe della grande confusione insorta con riguardo a Juventus-Napoli, sfociata con la vittoria a tavolino della prima sulla seconda, sono state date addossate a tutta una molteplicità di soggetti, a seconda della fonte.Da quella del tifoso juventino o napoletano, a quella degli opinionisti fino a quella di “peso” dei Presidenti di squadre di calcio, di Regione, di Lega, di Federazione. 

La colpa, verosimilmente, non è imputabile a nessun soggetto specifico. La situazione di incertezza sconta fin dall’inizio una oggettiva e fisiologica difficoltà di coordinamento: la colpa non è del Napoli, la cui partenza per Torino e’ stata vietata da un provvedimento della Asl, al quale la società calcistica si e’ attenuta in maniera collaborativa. D’altra parte, per contestare la decisione in questione, ci sarebbe stato bisogno di un’impugnativa innanzi al TAR Napoli. La dinamica dei tempi, in questo caso, non sarebbe stata certamente compatibile con una risoluzione della questione in tempo utile per giocare il gran match della domenica sera.

La colpa, d’altra parte, non è nemmeno della Juventus, che è scesa in campo come da indicazioni della FIGC, la quale ha rilevato come non ci fossero i presupposti per un differimento della partita in base al protocollo.

Senza contare (e questo sembra essere il cuore del problema) che sia la Regione Campania che la Federazione italiana giuoco calcio avevano titolo per adottare i relativi provvedimenti.

Da un lato, infatti, la ASL ha certamente una competenza ad adottare provvedimenti più restrittivi rispetto alla normativa nazionale in materia di emergenza sanitaria all’interno del territorio regionale di riferimento. In particolare, non varrebbe certo ad ipotizzare la sussistenza di un vizio di carenza di potere l’argomento per cui il provvedimento in questione espleterebbe effetti indiretti sulla materia di competenza della Figc relativa all’organizzazione e gestione del campionato di serie a. 

Si tratterebbe appunto di effetti indiretti, secondari rispetto all’interesse pubblico della salute in capo alla azienda sanitaria locale.

Dall’altro lato, nessuno avrebbe potuto contestare la decisione di non differire la partita, presa dalla federazione calcistica italiana sulla base di proprie legittime valutazioni discrezionali.

Siamo, cioè, di fronte a quello che, con riguardo alle frequenti ipotesi relative sovrapposizioni tra diversi livelli di governo, è stato definito un “intreccio inestricabile di competenze”.

Un intreccio non risolvibile sulla base di alcun principio di gerarchia, posto che l’ordinamento pone in capo ad enti diversi la cura di interessi diversi. 

Una complessità giusta, verrebbe da dire.

Questo non vuol dire che, come con riguardo ai conflitti tra livelli di governo, non si ponga in maniera pesante il tema della necessità di una rapida risoluzione di tali contrasti sulla base del principio di leale collaborazione.

Tutti i soggetti in campo, dalle Regioni alla Lega di serie A, sono cioè chiamati, ora che è diventata evidente un’urgenza in tale senso, a siglare un protocollo d’intesa in cui sia contenuta una disciplina unitaria, chiara e condivisa della gestione dei casi, sempre più frequenti, di contagiati all’interno delle squadre di calcio.

Tali linee guida potrebbero dettare in primo luogo proprio criteri oggettivi uniformi per determinare la soglia minima di rischio oltre la quale sia necessario rinviare una partita nelle more dell’adozione delle misure più idonee a contemperare l’ordinato svolgimento del campionato con la tutela della salute pubblica.

Se questo non avverrà è evidente che non si potrà andare avanti. E in quel caso la colpa sarà stata davvero di tutti.

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Caporedattore attualità A.A. 2018/19