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Trasformare la musica in immagini capaci di muoversi in totale autonomia in base alle  note eseguite: questo è ARTificial, un insieme di tecniche di intelligenza artificiale, machine learning e grafica che è in grado di far dialogare pittura e musica in un modo  unico al mondo estendendo le potenzialità dei due linguaggi. 

Lo spettatore viene proiettato in uno spazio latente, nascosto, di forme, colori e pattern sconosciuti che in nessun altro modo potrebbero essere percepiti. Un universo governato dai numeri, in cui la matematica, razionalità per eccellenza, perde  la sua rigidità, fredda e distaccata, rivelando un insospettabile lato umano: la capacità di emozionare

Purtroppo la digital art deve ancora guadagnarsi l’accettazione e il riguardo concessi a forme d’arte storicamente consolidate come scultura, pittura e disegno, forse a causa dell’erronea impressione da parte di molti che “a farla è il computer“. Ad ogni modo, gli artisti digitali dispongono di un’ampia gamma di tecniche per esprimere creativamente loro stessi.

Figura 1: Astrazione dell’input al modello neurale, quadri dell’artista e musica

È possibile che l’accettazione generale del  valore della digital art aumenterà allo stesso modo in cui è aumentata l’accettazione della musica prodotta con l’elettronica durante gli ultimi tre decenni.

Arte digitale è un termine che fa immaginare qualcosa a metà tra il fisico e l’etereo, tra il realizzato e il non realizzato, tra l’antico e il nuovo, è una vasta gamma di lavori e pratiche artistiche che utilizzano la tecnologia digitale, in parte o in toto, nel loro processo di creazione.

Nell’era dell’automazione si suppone ci sia un solo lavoro che algoritmi e macchine non siano in grado di fare: l’artista

Ma negli ultimi anni questa idea è stata stravolta e si è cominciato ad usare tecniche di intelligenza artificiale e machine learning per creare qualsiasi tipo di  opera d’arte: musica, film, sculture, dipinti ecc, con una possibilità infinita e  ancora inesplorata di combinazioni. 

Infatti chi crea l’algoritmo non ha alcun controllo su ciò che la macchina genererà. E’ lei a scegliere lo stile, il soggetto, la composizione, i colori e la texture. Il programmatore imposta la struttura, ma l’algoritmo è completamente al timone quando si tratta di  elementi e principi dell’arte che genera. 

Per far si che, una volta generata l’immagine, si muovesse come se fosse dotata di vita propria, si è ricorsi all’uso di più modelli neurali. Una volta addestrati, per quanto possano essere corretti dal punto di vista matematico, non è detto che siano visivamente suggestivi: gli unici a poter dare un significato al prodotto finale sono i nostri sensi, vista, udito.

Utilizzando diversi modelli si sono ottenuti effetti inaspettati. Sostituendo la rete neurale generativa con un video si è avuto un bel salto di qualità nella resa grafica. Il risultato finale auspicabile sarebbe simile a quello in figura sottostante.

Soprattutto si è andati oltre la semplice analisi matematica dei dati fornendo una rappresentazione degli stessi in modo innovativo, che non si limita a razionalizzare ogni singolo comportamento del codice implementato, ma che consente di stupirci ad  ogni sua esecuzione.

Questo perché, per quanto l’uomo si sforzi di voler comprendere ogni singola cosa e volerla controllare in modo deterministico e razionale, finisce per meravigliarsi quando compare l’inaspettato, il nuovo.

Essendo questa una versione base del software, alcune funzionalità sono limitate ma la fantasia umana non ha limiti, quindi in futuro potremmo permettere l’esecuzione del software dal vivo con un musicista, band o addirittura, perché no, orchestre. E’ solo l’inizio di un viaggio alla scoperta di un universo tutto da esplorare.

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