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Quello che mi sembrava un pazzo colpiva un cerchio fatto di pentagoni bianchi e neri con tale forza che il pallone volava altissimo in verticale, tanto che passava un po’ di tempo prima che il pazzo potesse colpirlo di nuovo, sempre al volo, sempre verso l’alto. Nel tempo tra un colpo e l’altro danzava, sulle note di Life is life.

La gente intorno sugli spalti esultava ogni volta come fosse un goal. Confesso che per un certo periodo pensai che a calcio si giocasse così, facendo a gara a chi colpisce la palla più in alto, a chi danzasse meglio.

Pensai che quella pazzia era bellissima da guardare, quindi doveva avere per forza un senso. Chiesi a mio padre se quell’uomo, visto sullo schermo della televisione nei colori tenui in cui avevo visto altri personaggi storici passati a miglior vita, fosse morto.

Ricordo che il padre mio mi guardò un po’ sdegnato – Morto? Ma se è più giovane di me. Credo che più del paragone anagrafico l’avesse un po’ offeso che avessi detto che Maradona era morto.

Sì, perché quel pazzo, o quel genio, era Diego Armando Maradona. Leggendo Shakespeare, quando divenni più grande, imparai che genio e follia non sono sempre inconciliabili. Può avvenire il miracolo, e quando avviene noi possiamo esclamare: “C’è del genio in questa follia!”.

Quando dovevo figurarmi in maniera plastica, concreta questo evento divino tornavo sempre a Maradona. Col passare degli anni aveva smesso di giocare. Ma solo in teoria, per bontà, per lasciare spazio agli altri.

Perchè, nonostante il peso ormai eccessivo e l’età che avanzava, ciascuno aveva la segreta sensazione che se fosse entrato in campo sarebbe stato ancora il migliore di tutti. Meglio di Cristiano Ronaldo, meglio di Messi. Anche a 60 anni, anche in condizioni fisiche precarie.

D’altra parte, le immagini in “Youth” di un Maradona appesantito, infiacchito, col fiatone, ma che fa miracoli palleggiando con una pallina da tennis vuole dirci proprio questo: “Maradona non è stato il migliore di tutti i tempi. Maradona è ancora il migliore di tutti i tempi.”

E non solo nel calcio. Giocando con i piedi avrebbe forse potuto vincere un grande slam. E se non è vero, pazienza. Noi crediamo così. Per non dire cosa avrebbe potuto fare nella palla a mano, lui che con un colpo di mano ha vinto, praticamente da solo, un mondiale, riscattando un intero popolo e forse un intero Pianeta.

Non è forse questo il significato di un Mondiale? Che alla fine vincono tutti. Ecco, quella volta, nell’86, e solo quella volta, fu davvero così. Sulla spalla aveva la numero 10. Forse è stato l’unico vero dieci. I dieci attuali sembrano tutti dei nove e degli undici travestiti da dieci.

Se puoi dire dove gioca, sulla trequarti, seconda punta, prima punta o sterno, non può essere un vero dieci. Maradona era egualmente determinante – direi voluttuoso – partendo da centrocampo come nell’area di rigore. In che ruolo giocava Maradona? Bho. Non sappiamo dirlo, perché giocava in un universo parallelo.

Ieri Maradona è morto veramente. Certo che questo 2020 (o anno sessanta dopo Maradona, come è adesso per alcuni) si fa ogni giorno più brutto.

Questa mattina sono uscito come al solito, solo che le facce delle persone dietro i finestrini delle automobili mi sembravano più tristi del solito.

Pensai di essermelo immaginato. Almeno fino a quando non vidi un ragazzo seduto nell’auto ferma che piangeva con la radio ad alto volume, sul sottofondo “La mano de dios”. La canzone in quel momento diceva così:

E tutto il popolo cantò
Maradona, Maradona
Nacque la mano di Dio
Maradona, Maradona
Portò allegria al popolo
Irrigò di gloria questo suolo
Caricò una croce sulle spalle
Per essere il migliore
Per non vendersi mai

Il ragazzo piangeva e ballava. “Grazie per queste lacrime, Diego” pensai tra me e me. Avevo ragione da bambino. Io vero gioco del calcio è per davvero quel genio vestito di azzurro e con tanti capelli che balla tra un calcio e l’altro al pallone, colpendolo sempre al volo, sempre verso l’alto, sempre più in alto. Sulle note di life is life.

La vita è la vita, La vita è così: si nasce, si cresce e si muore. Ma non per tutti.

Quando mio figlio rivedrà quelle immagini e mi chiederà se il signore che palleggia, solo, in mezzo allo stadio pieno di gente che lo applaude è morto, anche io farò la faccia affettuosamente sdegnata di mio padre e gli dirò: “Morto? Figlio mio, quel signore si chiama Diego Armando Maradona. Ed è più vivo di tutti”.

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Caporedattore attualità A.A. 2018/19